Quell'ordinanza tutta italiana sulla birra calda da Bologna a Rimini da Pisa a Monfalcone

Lotta al degrado con il pugno duro. Fermezza e amen. Che poi, casualmente, questi provvedimenti vadano a colpire soprattutto esercenti stranieri, sarà una casualità. Chissà cosa direbbe Homer Simpson sull'ordinanza della birra calda che da alcuni anni circola in Italia tra Bologna, Rimini e Pisa ed ora anche Monfalcone. Certo, diciamo che Bologna, con la nota via Petroni, traversa della storica via Zamboni e vicino alla piazza Verdi, cuore della zona universitaria, sono decenni che combatte una battaglia che ha portato alla fine dei conti alla militarizzazione della zona. Passando dall'ordinanza del divieto di vendere birra fredda con lo scopo di "contrastare l’abuso di alcol nella zona universitaria” imponendo ai negozi alimentari  la chiusura entro le 9 di sera, in un periodo che andava da luglio ad ottobre circa e vietando a tali esercizi che interessavano soprattutto attività gestite da stranieri in particolar modo dal Pakistan e Bangladesh, “di detenere bevande alcoliche di qualsiasi gradazione in qualunque sistema e/o apparecchio di refrigerazione e raffrescamento” per il periodo di vigenza dell'ordinanza.
Provvedimento similare verrà adottato anche a Rimini  con la quale si vietava a minimarket e negozi di conservare in frigorifero le bevande alcoliche pronte per la vendita.Per chi conservava la birra "fredda"si rischiavano multe fra i 300 e i 500 euro.
A Pisa un provvedimento simile ha portato addirittura al sequestro di quasi 500 birre. E lo scontro è finito in Cassazione «Nel caso di specie l'ordinanza del sindaco di Pisa appare rivolta non ad uno o più destinatari determinati, ma ad una generalità di soggetti individuali in relazione al tipo di attività economica svolta e alla localizzazione dei loro esercizi commerciali, e risulta finalizzata non già alla soluzione di un problema contingibile e urgente, ma alla regolamentazione di un fenomeno noto, diffuso e prevedibile quale quello rappresentato dalla facilità di procacciamento di bevande alcoliche da parte dei frequentatori del centro storico cittadino. Trattasi dunque di un provvedimento di natura sostanzialmente normativa, come tale estraneo al raggio di tutela assicurato dall'articolo 650 del codice penale».
Facendo in sostanza saltare l'impianto dell'ordinanza.
E per ultimo, ma probabilmente non sarà l'ultimo, Monfalcone altro non fa che scopiazzare ciò che è stato tentato altrove.  Con divieto di vendere birre fredde praticamente dopo le 20.30. Come si legge su Repubblica, perchè tale notizia ha fatto il giro d'Italia, "secondo quanto riporta il quotidiano Il Piccolo, i bar della stessa via però, potranno continuare a servirli senza limiti, così come pure i negozi e gli altri esercizi pubblici delle vie limitrofe." Un provvedimento che interesserà soprattutto gli esercizi commerciali di via S.Ambrogio. Una piccola via di Monfalcone che certamente non può essere minimamente paragonata alla via Petroni di Bologna, a Rimini o Pisa. Ma si sa, Monfalcone in qualche modo deve pur far parlare di se stessa, no? Pur di uscire dal suo triste anonimato e dal fatto che non riesce ad avere alcuna visione progettuale futura. 
Meglio occuparsi di cose serie, come far sparire panchine dalla piazza, recintare piazze con inferriate, far sparire porte di calcio, riempirla di telecamere, inventarsi accordi su fantomatici tetti sulla presenza di studenti stranieri a scuola, classi ghetto ponte, lotta dura e senza paura al velo, limitare manifestazioni in certi luoghi, per non compromettere l'identità di Monfalcone, o l'immagine della città. Non si sa mai. Vuoi mettere come una bella birra calda farà far un gran figurone a Monfalcone? 

Marco Barone

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