Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Da Villesse a Duino passando da Monfalcone ci mancava solo l'ennesimo camino di 25 metri

Alte, possenti, le intravedi in lontananza. Sono segno dell'industrializzazione del territorio. Ora bianca e rossa, ora con lucci bianche e rosse. Ora cemento, ora metallo. E poi cavi sospesi tra il cielo e la terra. Un miscuglio di brutture affliggono un territorio paesaggisticamente meraviglioso tra fiumi, Carso e mare. Potrebbe vivere di solo turismo, ma sopravvive di altro. A fatica. Brutture in una non certo di sua splendente Monfalcone, con quel cammino di 150 metri della centrale a carbone, brutture in una più anonima Villesse, le cui campagne sono state conquistate dal più grande centro commerciale del NordEst, nella provincia con più centri commerciali d'Italia, Gorizia, con quell'elettrodotto che per ragioni di costi non è stato possibile interrare per impattare in modo pesante sul paesaggio di questa zona del confine orientale italiano.

elettrodotto zona Villesse
cava zona Doberdò direzione Gorizia strada del Vallone
E poi tra la provincia di Gorizia e Trieste,  a Duino, lì dove una volta sorgeva il rimpianto da parte di qualcuno confine del mai costituito a livello governativo Territorio Libero di Trieste, dove ancora si svolgono battaglie simboliche tra una pietra nazionalista che ricorda il passaggio all'amministrazione italiana avvenuta nel '54 e bandiere rosse con l'alabarda di Trieste, lì dove risorge il Timavo, dopo aver percorso 40 km sottoterra e non aver visto quella blasfemia che deturpa il Carso dalle parti di Doberdò dove si scava, giorno dopo giorno, il rude e duro povero Carso, che vista dall'alto sembra una piccola Sicilia, l'ennesima cava del FVG,
cava Doberdò vista dall'alto
qualcuno vorrebbe far sorgere l'impianto di pirogassificazione, destinato allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi provenienti dalla fabbrica Burgo di Duino. L'impianto avrà una potenza termica nominale di circa 10 MW (valore medio annuale), permettendo il trattamento di poco meno di 22.000 t/anno del residuo di lavorazione scarto pulper. Il processo permette di ottenere fino a 150.000 t/anno di vapore riutilizzato dalla cartiera per il processo produttivo. L'altezza del camino dei fumi prodotti è di 25 metri con diametro di 750 millimetri. 
Ci manca solo questo. Per completare la cornice in un territorio che meriterebbe tutt'altro "sviluppo" e visione. Ma così va il mondo, si dice.
Marco Barone 

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