Monfalcone, la toponomastica racconta l'identità politica di una città da sempre moderata ma nelle scuole prevale l'intitolazione militare

Immagine
  Se si vanno a guardare dal 1948 ad oggi le volontà democratiche del popolo monfalconese alle urne, si sono affermati ben otto sindaci democristiani, cinque sindaci socialisti sino al 1993, tre sindaci seppur con mandati rinnovati di centrosinistra,  dal 1993 al 2016 e dal 2016 amministra la destra radicale. Una città fondamentalmente di spirito centrista, moderato, moderazione che la si intravede anche nella storia della toponomastica e odonomastica cittadina. Perchè a volte i nomi dei luoghi, delle vie, delle strade e delle piazze, parlano meglio di qualsiasi altro atto e gesto politico. Fotografano ciò che è stato ma che non è detto che continuerà ad essere, perchè oggi riuscire a cambiare i nomi delle vie, nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, è decisamente più complicato rispetto al passato che rischia pertanto di essere indelebile e rappresentare un mondo, una società che non esiste più con tutte le contraddizioni del caso. Su circa 300 vie esis...

Da Villesse a Duino passando da Monfalcone ci mancava solo l'ennesimo camino di 25 metri

Alte, possenti, le intravedi in lontananza. Sono segno dell'industrializzazione del territorio. Ora bianca e rossa, ora con lucci bianche e rosse. Ora cemento, ora metallo. E poi cavi sospesi tra il cielo e la terra. Un miscuglio di brutture affliggono un territorio paesaggisticamente meraviglioso tra fiumi, Carso e mare. Potrebbe vivere di solo turismo, ma sopravvive di altro. A fatica. Brutture in una non certo di sua splendente Monfalcone, con quel cammino di 150 metri della centrale a carbone, brutture in una più anonima Villesse, le cui campagne sono state conquistate dal più grande centro commerciale del NordEst, nella provincia con più centri commerciali d'Italia, Gorizia, con quell'elettrodotto che per ragioni di costi non è stato possibile interrare per impattare in modo pesante sul paesaggio di questa zona del confine orientale italiano.

elettrodotto zona Villesse
cava zona Doberdò direzione Gorizia strada del Vallone
E poi tra la provincia di Gorizia e Trieste,  a Duino, lì dove una volta sorgeva il rimpianto da parte di qualcuno confine del mai costituito a livello governativo Territorio Libero di Trieste, dove ancora si svolgono battaglie simboliche tra una pietra nazionalista che ricorda il passaggio all'amministrazione italiana avvenuta nel '54 e bandiere rosse con l'alabarda di Trieste, lì dove risorge il Timavo, dopo aver percorso 40 km sottoterra e non aver visto quella blasfemia che deturpa il Carso dalle parti di Doberdò dove si scava, giorno dopo giorno, il rude e duro povero Carso, che vista dall'alto sembra una piccola Sicilia, l'ennesima cava del FVG,
cava Doberdò vista dall'alto
qualcuno vorrebbe far sorgere l'impianto di pirogassificazione, destinato allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi provenienti dalla fabbrica Burgo di Duino. L'impianto avrà una potenza termica nominale di circa 10 MW (valore medio annuale), permettendo il trattamento di poco meno di 22.000 t/anno del residuo di lavorazione scarto pulper. Il processo permette di ottenere fino a 150.000 t/anno di vapore riutilizzato dalla cartiera per il processo produttivo. L'altezza del camino dei fumi prodotti è di 25 metri con diametro di 750 millimetri. 
Ci manca solo questo. Per completare la cornice in un territorio che meriterebbe tutt'altro "sviluppo" e visione. Ma così va il mondo, si dice.
Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?