Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

Da Villesse a Duino passando da Monfalcone ci mancava solo l'ennesimo camino di 25 metri

Alte, possenti, le intravedi in lontananza. Sono segno dell'industrializzazione del territorio. Ora bianca e rossa, ora con lucci bianche e rosse. Ora cemento, ora metallo. E poi cavi sospesi tra il cielo e la terra. Un miscuglio di brutture affliggono un territorio paesaggisticamente meraviglioso tra fiumi, Carso e mare. Potrebbe vivere di solo turismo, ma sopravvive di altro. A fatica. Brutture in una non certo di sua splendente Monfalcone, con quel cammino di 150 metri della centrale a carbone, brutture in una più anonima Villesse, le cui campagne sono state conquistate dal più grande centro commerciale del NordEst, nella provincia con più centri commerciali d'Italia, Gorizia, con quell'elettrodotto che per ragioni di costi non è stato possibile interrare per impattare in modo pesante sul paesaggio di questa zona del confine orientale italiano.

elettrodotto zona Villesse
cava zona Doberdò direzione Gorizia strada del Vallone
E poi tra la provincia di Gorizia e Trieste,  a Duino, lì dove una volta sorgeva il rimpianto da parte di qualcuno confine del mai costituito a livello governativo Territorio Libero di Trieste, dove ancora si svolgono battaglie simboliche tra una pietra nazionalista che ricorda il passaggio all'amministrazione italiana avvenuta nel '54 e bandiere rosse con l'alabarda di Trieste, lì dove risorge il Timavo, dopo aver percorso 40 km sottoterra e non aver visto quella blasfemia che deturpa il Carso dalle parti di Doberdò dove si scava, giorno dopo giorno, il rude e duro povero Carso, che vista dall'alto sembra una piccola Sicilia, l'ennesima cava del FVG,
cava Doberdò vista dall'alto
qualcuno vorrebbe far sorgere l'impianto di pirogassificazione, destinato allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi provenienti dalla fabbrica Burgo di Duino. L'impianto avrà una potenza termica nominale di circa 10 MW (valore medio annuale), permettendo il trattamento di poco meno di 22.000 t/anno del residuo di lavorazione scarto pulper. Il processo permette di ottenere fino a 150.000 t/anno di vapore riutilizzato dalla cartiera per il processo produttivo. L'altezza del camino dei fumi prodotti è di 25 metri con diametro di 750 millimetri. 
Ci manca solo questo. Per completare la cornice in un territorio che meriterebbe tutt'altro "sviluppo" e visione. Ma così va il mondo, si dice.
Marco Barone 

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