Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Poteva essere Austria, poteva essere Slovenia, è Italia. Una foto che racconta una storia del confine orientale



    Tre municipalità, di tre Stati diversi, di tre nazioni, ma entrambe nella stessa casa che si chiama Europa. Wagna in Austria, Metlika in Slovenia e Ronchi in Italia. Un gemellaggio nato esattamente ben 50 anni or sono, con lo scopo di voler mantenere viva quella memoria che ha legato queste tre comunità in momenti tragici della storia del '900. A Wagna troveranno riparo i primi profughi di Ronchi, l'Italia aggredirà l'Impero Austroungarico che nel frattempo nel '14 aveva a sua volta aggredito la Serbia dando il via libera a quella grande guerra che tutti i "grandi", si fa per dire, strateghi di quel tempo speravano di chiudere in poche settimane per abbattere l'Impero sempre temuto ed odiato. 
    Quello asburgico. Invece durerà anni, sarà una carneficina immensa. Ronchi apparteneva all'Austria, in quel tempo. Una prima profuganza si verificherà in quello che era il suo naturale territorio, l'austriaco, una seconda profuganza soprattutto nel sud d'Italia dopo la batosta di Caporetto.  Passeranno decenni e si scatenerà la seconda guerra mondiale. Con l'8 settembre del '43 scatterà l'occupazione nazista del territorio italiano, si formerà la resistenza, soprattutto tra italiani e sloveni, che ritroveranno unità e solidarietà, dopo vent'anni di odi e pulizie etniche identitarie volute dal fascismo e contro gli sloveni, proprio grazie alla resistenza. E Metlika sarà un luogo simbolico importante per la resistenza di questa piccola fetta d'Italia. Il primo maggio del '45 il territorio verrà liberato dall'esercito di liberazione Jugoslavo e l'amministrazione dello stesso che apparteneva alla provincia di Trieste durerà fino al 12 giugno del '45 quando verrà occupato poi dalle truppe angloamericane che andranno via soli il 15 settembre del '47, con il Trattato di Pace che assegnerà questo territorio all'Italia e Ronchi alla provincia di Gorizia. A Trieste questa storia si chiuderà solo nell'ottobre del '54, il 26 ottobre per la precisione con il Memorandum di Londra passando per ultimo dal Trattato di Osimo del '75.
    Tre bandiere che raccontano una storia enorme, difficile e complessa del confine orientale, fatta di drammi, paure, tensioni, ma anche sogni e passioni. Ronchi poteva essere austriaca se l'Italia avesse perso la guerra, slovena se fosse stata assegnata alla Jugoslavia con il Trattato del '47. Invece è italiana da '70 anni se il tempo decorre dal '47.  E comunque Austria e Slovenia e Italia hanno in comune la stessa casa, quella europea, che rischia di saltare per come vanno le cose in questi anni. 

    Marco Barone

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