Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Poteva essere Austria, poteva essere Slovenia, è Italia. Una foto che racconta una storia del confine orientale



    Tre municipalità, di tre Stati diversi, di tre nazioni, ma entrambe nella stessa casa che si chiama Europa. Wagna in Austria, Metlika in Slovenia e Ronchi in Italia. Un gemellaggio nato esattamente ben 50 anni or sono, con lo scopo di voler mantenere viva quella memoria che ha legato queste tre comunità in momenti tragici della storia del '900. A Wagna troveranno riparo i primi profughi di Ronchi, l'Italia aggredirà l'Impero Austroungarico che nel frattempo nel '14 aveva a sua volta aggredito la Serbia dando il via libera a quella grande guerra che tutti i "grandi", si fa per dire, strateghi di quel tempo speravano di chiudere in poche settimane per abbattere l'Impero sempre temuto ed odiato. 
    Quello asburgico. Invece durerà anni, sarà una carneficina immensa. Ronchi apparteneva all'Austria, in quel tempo. Una prima profuganza si verificherà in quello che era il suo naturale territorio, l'austriaco, una seconda profuganza soprattutto nel sud d'Italia dopo la batosta di Caporetto.  Passeranno decenni e si scatenerà la seconda guerra mondiale. Con l'8 settembre del '43 scatterà l'occupazione nazista del territorio italiano, si formerà la resistenza, soprattutto tra italiani e sloveni, che ritroveranno unità e solidarietà, dopo vent'anni di odi e pulizie etniche identitarie volute dal fascismo e contro gli sloveni, proprio grazie alla resistenza. E Metlika sarà un luogo simbolico importante per la resistenza di questa piccola fetta d'Italia. Il primo maggio del '45 il territorio verrà liberato dall'esercito di liberazione Jugoslavo e l'amministrazione dello stesso che apparteneva alla provincia di Trieste durerà fino al 12 giugno del '45 quando verrà occupato poi dalle truppe angloamericane che andranno via soli il 15 settembre del '47, con il Trattato di Pace che assegnerà questo territorio all'Italia e Ronchi alla provincia di Gorizia. A Trieste questa storia si chiuderà solo nell'ottobre del '54, il 26 ottobre per la precisione con il Memorandum di Londra passando per ultimo dal Trattato di Osimo del '75.
    Tre bandiere che raccontano una storia enorme, difficile e complessa del confine orientale, fatta di drammi, paure, tensioni, ma anche sogni e passioni. Ronchi poteva essere austriaca se l'Italia avesse perso la guerra, slovena se fosse stata assegnata alla Jugoslavia con il Trattato del '47. Invece è italiana da '70 anni se il tempo decorre dal '47.  E comunque Austria e Slovenia e Italia hanno in comune la stessa casa, quella europea, che rischia di saltare per come vanno le cose in questi anni. 

    Marco Barone

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