Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Se dopo settant'anni arriva il cartello bilingue


Era più o meno dalla metà del secolo scorso che sull'incrocio per immettersi sulla meravigliosa strada del Vallone, stretta tra Italia e Slovenia, che conduce da Gorizia all'immissione per Trieste, dalla roccia dei lupi nei pressi delle risorgive del Timavo al cimitero che venne diviso in due dalla linea di pace che spaccò due mondi, Italia e Jugoslavia, senza aver rispetto neanche per i corpi dei morti, Miren/Merna, regnava un cartello stradale che a destra indicava Trieste, a sinistra Gorizia. 

Ha attraversato tutte le turbolenze dalla metà del '900, secolo da archiviare, lasciarsi alle spalle, per entrare nel ventunesimo secolo con i giorni contati. 

Nell'anno del centenario della presa di queste terre da parte dell'Italia, dopo averle aggredite nella prima guerra mondiale, che in soli venticinque anni di permanenza è riuscita a distruggere secoli di convivenza tra comunità linguistiche diverse, anno 2018,verrà sostituito con un cartello bilingue. 

Accanto a Gorizia ci sarà Gorica, accanto a Trieste, Trst. 

Ciò dopo le giuste rimostranze come esposte sulla stampa in lingua slovena lungo quella strada dove la schizofrenia della cartellonistica stradale è assolutamente una certezza degna di studio. Perchè ai cartelli bilingue, come dovrebbero tutti essere in loco, si alterneranno cartelli solo in lingua italiana. 

Insomma dopo settant'anni quel vecchio ingiallito cartello è andato in pensione portando con se anni di polemiche, illusioni, e sentimenti contrastanti e mai concilianti con il vero spirito di questa terra in cui noi siamo solo di passaggio.

Marco Barone

Commenti

  1. Orrendi, i cartelli multilingue.
    Un cartello indicatore dovrebbe essere un modo snello e veloce per informare l'automobilista di passaggio (e non quello abitudinario, che già conosce la strada) della scelta da fare, davanti ad un bivio o all'interno di una rotatoria.
    Da qualche tempo è esplosa la moda globalizzata di appesantire la toponomastica con ulteriori aggiunte, a tributo delle minoranze etniche, linguistiche, culturali, ecc., che rendono sempre più difficili da decifrare quei cartelli che invece dovrebbero essere letti nel più breve tempo possibile.
    Pollice verso per questo Gorizia-Gorica e Trieste-Trst, ma anche pollice verso per il mega Koper-Capodistria accompagnato da addirittura Pulj-Pula-Pola che si incontra dopo Rabuiese.

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