Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Se dopo settant'anni arriva il cartello bilingue


Era più o meno dalla metà del secolo scorso che sull'incrocio per immettersi sulla meravigliosa strada del Vallone, stretta tra Italia e Slovenia, che conduce da Gorizia all'immissione per Trieste, dalla roccia dei lupi nei pressi delle risorgive del Timavo al cimitero che venne diviso in due dalla linea di pace che spaccò due mondi, Italia e Jugoslavia, senza aver rispetto neanche per i corpi dei morti, Miren/Merna, regnava un cartello stradale che a destra indicava Trieste, a sinistra Gorizia. 

Ha attraversato tutte le turbolenze dalla metà del '900, secolo da archiviare, lasciarsi alle spalle, per entrare nel ventunesimo secolo con i giorni contati. 

Nell'anno del centenario della presa di queste terre da parte dell'Italia, dopo averle aggredite nella prima guerra mondiale, che in soli venticinque anni di permanenza è riuscita a distruggere secoli di convivenza tra comunità linguistiche diverse, anno 2018,verrà sostituito con un cartello bilingue. 

Accanto a Gorizia ci sarà Gorica, accanto a Trieste, Trst. 

Ciò dopo le giuste rimostranze come esposte sulla stampa in lingua slovena lungo quella strada dove la schizofrenia della cartellonistica stradale è assolutamente una certezza degna di studio. Perchè ai cartelli bilingue, come dovrebbero tutti essere in loco, si alterneranno cartelli solo in lingua italiana. 

Insomma dopo settant'anni quel vecchio ingiallito cartello è andato in pensione portando con se anni di polemiche, illusioni, e sentimenti contrastanti e mai concilianti con il vero spirito di questa terra in cui noi siamo solo di passaggio.

Marco Barone

Commenti

  1. Orrendi, i cartelli multilingue.
    Un cartello indicatore dovrebbe essere un modo snello e veloce per informare l'automobilista di passaggio (e non quello abitudinario, che già conosce la strada) della scelta da fare, davanti ad un bivio o all'interno di una rotatoria.
    Da qualche tempo è esplosa la moda globalizzata di appesantire la toponomastica con ulteriori aggiunte, a tributo delle minoranze etniche, linguistiche, culturali, ecc., che rendono sempre più difficili da decifrare quei cartelli che invece dovrebbero essere letti nel più breve tempo possibile.
    Pollice verso per questo Gorizia-Gorica e Trieste-Trst, ma anche pollice verso per il mega Koper-Capodistria accompagnato da addirittura Pulj-Pula-Pola che si incontra dopo Rabuiese.

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