Il disastro ferroviario tra Monfalcone e Ronchi evitato per un soffio

Provate a immaginare la scena, perché è una storia straordinaria e, al tempo stesso, assolutamente agghiacciante. Siamo nel mese di ottobre del 1981, precisamente  alla stazione di Nabresina, è sera, sono circa le dieci di un giorno qualunque. C'è la solita routine ferroviaria: gli operai stanno eseguendo delle manovre di routine per spostare sedici vagoni merci da un binario all'altro. Niente di speciale, lavoro quotidiano. Solo che a un certo punto la locomotiva addetta alla manovra dà una spinta. Ma non una spinta normale, prudente: dà una spinta tremenda , un colpo secco, decisamente troppo forte. E succede  una cosa pazzesca, che questi sedici vagoni, stracarichi di merci, superano il segnale di sosta e partono. Da soli. Senza motrice, senza frenatori a bordo, per pura forza d'inerzia! E imboccano la linea verso Monfalcone-Ronchi, che in quel tratto è in discesa. Invece di rallentare,  raggiungono i vagoni una velocità incredibile. Da mettere i brividi. Questi v...

Non solo molestie sessuali, vogliamo parlare delle violenze psicologiche nei luoghi di lavoro?

Una sculacciata ha una forma diretta d'impatto più devastante a livello d'immagine rispetto ad uno sguardo di odio da parte del tuo datore di lavoro, ad una battuta cinica, ad un tono di voce violento ed autoritario. Essere costretta a cedere il proprio corpo per lavorare o fare carriera è un qualcosa che viene percepito in modo più dirompente rispetto alle pressioni che sei costretto/a a subire, rispetto alla guerra psicologica che viene in modo diabolico, metodico e sistematico attuata dal tuo capo o dai suoi servi, spacciati per collaboratori, chiamati in modo sessista, giusto per rimanere in tema normalmente come leccaculo. 
In questo periodo si è aperta, specialmente per ragioni politiche, mica perchè siamo un mondo migliore, critico o consapevole, la voragine delle molestie sessuali. Penitenze, peccati, lapidazioni pubbliche, moralità, oscenità, mea culpa, e spettacolarizzazione della sofferenza. Già saranno pronti film e libri per raccontare molestie sessuali subite vent'anni addietro per entrare nel cinema, nel mondo dello spettacolo, in politica o chissà dove.
Molestare per lavorare. Questo è il punto. Ma l'unico tipo di molestia che produce un minimo effetto sulla coscienza pubblica è solo quella fisica. Perchè? Eppure quella psicologica non è da meno, anzi è anche più devastante in tanti casi. Dati statistici dicono che si stima in 3 miliardi di dollari l'anno circa la perdita di produttività per questo tipo di violenze, ed i lavoratori molestati psicologicamente, tramite quella parolina magica la cui prova è diabolica per il lavoratore, mobbing e varianti, comportamenti manipolatori come il gaslighting e similari, comportano un rendimento inferiore di circa il 60%. 
Dunque anche i capi, oggi chiamati datori di lavoro o dirigenti nel pubblico, dovrebbero sapere che molestare comporta un danno enorme. Se vogliono infischiarsene dei danni recati alla persona, forse capiranno che quelli economici sono importanti, in un mondo dove tutto è danaro. 
Questo è il momento di parlare di molestie sessuali. Va bene. Ma allora osserviamo il quadro in modo completo, iniziando a dedicare pubblicamente lo stesso spazio alle molestie psicologiche, alle violenze psicologiche che si subiscono nel mondo del lavoro. Devastanti per la dignità umana. Vogliamo parlarne? O dobbiamo adattarci solo a ciò che scandalizza il puritanesimo americano?

Marco Barone


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