I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Elezioni politiche e regionali: l'unica cosa certa è che l'astensione sarà pazzesca



Quando si vota? E chi lo ha capito? Qualcuno dice marzo, qualcuno vorrebbe magari agganciarle alle vacanze pasquali. Sai che bel ponte che ne verrebbe fuori. Questo sì che sarebbe un bel regalo per gli italiani.

Lo si percepisce nell'aria. E' un continuo che cresce mese dopo mese, dopo ogni appuntamento elettorale. E' inutile dire che il voto è un dovere, e dovere non significa obbligo ed i soliti mille bla bla bla. Anche il non voto è un voto, l'astensione è un voto politico. E questa volta sia alle politiche che alle regionali si raggiungerà una quota storica pazzesca.
 
Marco Barone 


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