Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Il bacio di Giuda è di casa in Italia


Se c'è un luogo dove Giuda è più di casa che in altri questo è sicuramente il nostro Paese. Pensiamo al cesaricidio, l'assassinio di Gaio Giulio Cesare, o per essere più moderni, pur ricorrendo a termini e concetti del 1800 circa, i Franchi tiratori, ma sicuramente quanto accaduto con la riforma della Costituzione, che non è la più bella del mondo, e colui che l'ha definita come tale tra le altre cose difende il sì perché dice e dicono che i principi fondamentali non vengono mica toccati, cosa non vera, pensiamo al fatto che rischia di sparire dal nostro Parlamento la rappresentanza slovena, con la violazione di articoli come il 2, 5 e 6. Chi ha scritto quella riforma o contribuito alla sua scrittura, poiché è venuto meno il patto dei patti, che anche questo richiama alla religione principale del nostro Paese, per capriccio e dispetto, ora vota contro, ma il suo impero economico, per opportunismo, voterà sì. Un piede in due scarpe. Tipico opportunismo all'italiana. E che dire del rinnovo del contratto dei metalmeccanici? Atteso da otto anni come atto unitario e magicamente arriva, in via preliminare, a ridosso del 4 dicembre?  E la promessa, perché ora di questo si tratta, nel Paese di Pinocchio, dell'aumento salariale per i pubblici dipendenti? O del bonus scuola per la formazione, che è stato sbloccato, per questo anno scolastico a novembre? Quando doveva essere disponibile da settembre? E comunque in ogni caso è stato combinato un pasticcio indigesto? Tutto normale. Non mi sorprende. D'altronde se uno come Trump dice che per conflitto di interessi lascerà le sue aziende perchè si vuole dedicare alla guida del suo enorme Paese che dire? Che le cede alla sua famiglia, ai suoi eredi. Mica le vende a terzi con cui non ha nulla da spartire. Come già accaduto in Italia nel ventennio più disastroso dopo la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica. Dall'Italia all'America, mari ed oceani più che dividere uniscono, uniscono nel nome dell'opportunismo e del vento di Giuda. Quel vento che soffia anche in Italia dove tutto è possibile, e dove i ribaltoni sono all'ordine del giorno. D'altronde l'8 settembre del '43 qualcosa deve pur aver insegnato. Dopo aver cantato Eia! Eia! Eia! Alalà, grido del duce mancato, acclamato ovunque il duce, quello vero, salutato con  Heil il dittatore nazista, e poi nel caos più totale, buona parte hanno rinnegato il loro passato, per darsi anche all'antifascismo? E che dire di quel comunismo, che a livello ideale doveva perseguire giustizia ed uguaglianza e che oggi viene liquidato, come se niente fosse, anche a causa di orrori politici e sociali e tradimenti dello spirito comunista che ne hanno violentato l'essenza ed il buon nome, come la peggior ideologia disumana che l'intero mondo abbia mai conosciuto? Fascismo e nazismo rimossi, e chiaramente non possono mica essere paragonati al comunismo. Perché fascismo e nazismo sono nati e concepiti per essere quello che poi si sono rivelati essere. Ma non è questo il punto, il punto è che si va dove soffia il vento dell'opportunismo. Ed è per questo che è fondamentale andare a votare, per evitare, come ha scritto giustamente l'ANPI che ad esempio si realizzi quanto denunciato: "La riforma del Senato, concomitante con la Legge elettorale, fa evolvere il sistema in senso antidemocratico". Ma anche senza legge elettorale, quella riforma ci conduce in un sistema vibrante di decisionismo.
Ad oggi il no sarebbe in vantaggio, ma con gli ultimi eventi che si son verificati, una vittoria del sì non dovrebbe stupire, perché sarebbe l'ennesima conferma che il bacio di Giuda in Italia è proprio di casa. Eppure Pasolini disse che "Quelli che hanno cambiato la storia  non sono stati né i cortigiani né gli assistenti dei cardinali ma chi ha saputo dire no". Ed un no, potrebbe sancire un cambiamento di rotta importante anche a livello di questione etica e morale e preparare, una volta per tutte lo sfratto al bacio di Giuda. Con ciò non voglio definire come "Giuda" coloro che in buona fede voteranno sì, o che dal no, alla luce degli ultimi eventi passeranno al sì, ma provare a descrivere in via generarle e complessiva cosa in Italia  a volte smuove le cose nell'una o nell'altra direzione.

Marco Barone

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