Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Il Canal grande di Trieste? Meglio dedicarlo ai fuochisti anche se soffia il vento dell' austronostalgia

Soffia il vento dell'austronostalgia in una società che piomba precipitosamente a destra, anche per colpa di una sinistra che ha sostenuto la globalizzazione che ha partorito diseguaglianze, guerre, disastri sociali, impoverimenti culturali ed economici. E' più facile prendersela con il più debole socialmente che con l'inarrivabile, è più facile rimpiangere un passato fatto di materialismo, rimuovendo tutte le nefandezze, che lottare per l'affermazione della libertà, giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà. Non può essere il solo materialismo, il ciò che si è costruito, l'elemento su cui basarsi per l'intitolazione di strade, vie, piazze o canali o realizzazione di monumenti. Perché se così fosse allora basterebbe un niente per arrivare a rispolverare il fascismo, le sue bonifiche, strade e ferrovie, costruite sfruttando lavoratori e devastando spesso storia ed identità. Ed il resto dove lo mettiamo? 
Di monumenti fascisti ve ne sono abbastanza, anzi, andrebbero proprio rasi al suolo, come faranno a breve in Austria con la casa natale di Hitler. Ritornando sulla questione dell'austronostalgia, è vero, Trieste era il porto di Vienna, è vero Trieste era il cuore della Mitteleuropa, ma oggi Trieste non è più niente di tutto ciò, ma solo un labile fumo di estrema periferia italiana ricordata solo per la bora, quando va bene. L'Impero ha fatto anche disastri. Ha massacrato i lavoratori, come dimenticare la durissima repressione dello sciopero del 1902 a Trieste? Il noto sciopero dei trecento fuochisti delle navi del Lloyd, del febbraio 1902, anche se in realtà è stato un fenomeno molto più complesso ed articolato. I colpi di fucile della 55^ brigata di fanteria, lo stato d’assedio proclamato, la conseguente legge marziale, il timore di un’insurrezione aperta contro il potere imperiale e la volontà di Vienna di conferire l’esempio, mutò quello sciopero, quella protesta, in una tragedia. Decine di morti. Decine di morti a Trieste contro lo sfruttamento nel lavoro ma che si concluse in parte con la vittoria, pagata a caro prezzo, per i lavoratori. Ai fuochisti andrebbe dedicato il canale, altro che imperiali. E come dimenticare la pulizia etnica tentata in Serbia nella grande guerra? Quasi 750 mila serbi, ovvero un serbo su sei ovvero quasi il 22% della popolazione verrà spazzato via, la percentuale più alta tra tutti i Paesi coinvolti dalla prima guerra mondiale. Certo, si dirà, Maria Teresa apparteneva ad epoca precedente. Poco importa, il sistema era sempre quello e sul punto  condivido quanto scritto da Wu Ming 1, pensiero che voglio qui riportare: 
"Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, “il tempo della vita è breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re”."
Marco Barone 

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