Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Il Canal grande di Trieste? Meglio dedicarlo ai fuochisti anche se soffia il vento dell' austronostalgia

Soffia il vento dell'austronostalgia in una società che piomba precipitosamente a destra, anche per colpa di una sinistra che ha sostenuto la globalizzazione che ha partorito diseguaglianze, guerre, disastri sociali, impoverimenti culturali ed economici. E' più facile prendersela con il più debole socialmente che con l'inarrivabile, è più facile rimpiangere un passato fatto di materialismo, rimuovendo tutte le nefandezze, che lottare per l'affermazione della libertà, giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà. Non può essere il solo materialismo, il ciò che si è costruito, l'elemento su cui basarsi per l'intitolazione di strade, vie, piazze o canali o realizzazione di monumenti. Perché se così fosse allora basterebbe un niente per arrivare a rispolverare il fascismo, le sue bonifiche, strade e ferrovie, costruite sfruttando lavoratori e devastando spesso storia ed identità. Ed il resto dove lo mettiamo? 
Di monumenti fascisti ve ne sono abbastanza, anzi, andrebbero proprio rasi al suolo, come faranno a breve in Austria con la casa natale di Hitler. Ritornando sulla questione dell'austronostalgia, è vero, Trieste era il porto di Vienna, è vero Trieste era il cuore della Mitteleuropa, ma oggi Trieste non è più niente di tutto ciò, ma solo un labile fumo di estrema periferia italiana ricordata solo per la bora, quando va bene. L'Impero ha fatto anche disastri. Ha massacrato i lavoratori, come dimenticare la durissima repressione dello sciopero del 1902 a Trieste? Il noto sciopero dei trecento fuochisti delle navi del Lloyd, del febbraio 1902, anche se in realtà è stato un fenomeno molto più complesso ed articolato. I colpi di fucile della 55^ brigata di fanteria, lo stato d’assedio proclamato, la conseguente legge marziale, il timore di un’insurrezione aperta contro il potere imperiale e la volontà di Vienna di conferire l’esempio, mutò quello sciopero, quella protesta, in una tragedia. Decine di morti. Decine di morti a Trieste contro lo sfruttamento nel lavoro ma che si concluse in parte con la vittoria, pagata a caro prezzo, per i lavoratori. Ai fuochisti andrebbe dedicato il canale, altro che imperiali. E come dimenticare la pulizia etnica tentata in Serbia nella grande guerra? Quasi 750 mila serbi, ovvero un serbo su sei ovvero quasi il 22% della popolazione verrà spazzato via, la percentuale più alta tra tutti i Paesi coinvolti dalla prima guerra mondiale. Certo, si dirà, Maria Teresa apparteneva ad epoca precedente. Poco importa, il sistema era sempre quello e sul punto  condivido quanto scritto da Wu Ming 1, pensiero che voglio qui riportare: 
"Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, “il tempo della vita è breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re”."
Marco Barone 

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