Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Con la riforma costituzionale sarà più semplice deliberare lo stato di guerra. Un motivo in più per votare no

Su questa riforma costituzionale, poco condivisa, e governativa, nel nome del fare subito e presto, nel nome dell'alta velocità che non lascia spazio alla riflessione e ragione e condivisione, si è già detto molto e scritto tanto. Una delle perle nere di questa riforma, dove qualche riflessione è già stata mossa, è la questione dello stato di guerra. L'articolo 78 della Costituzione attuale prevede che le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari. Ovviamente, venendo meno il Senato nella sua funzione originaria, ed è per questo che vengono modificati diversi articoli della Costituzione, ora il tutto è più semplice, immediato, veloce. Sarà solo la Camera dei deputati chiamata a deliberare a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari. Se poi a ciò si aggiunge la pessima legge elettorale è facile immaginare come sarà facile dichiarare lo stato di guerra in Italia, ma anche senza la legge elettorale il guaio rimane lo stesso. Il Presidente della Repubblica avrà dunque il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalla Camera dei deputati. E la durata della Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra. Ad oggi non è mai stato dichiarato lo stato di guerra, nel nostro Paese sono state realizzate leggi restrittive ad hoc per combattere il terrorismo nero e c.d. rosso, e lo stesso discorso vale per le missioni militari all'estero, spacciate come umanitarie, per non dimenticare la missione contro la Serbia in quel caso non è stato necessario alcun voto in Parlamento. Ecco a cosa potrebbe portarci il decisionismo. Il decisionismo, con la maschera del semplicismo, della velocità, rischia di determinare in questo Paese, profondamente corrotto e disastrato, un sistema autoritario che si potrà ben adattare alle nuove tipologie nefaste di questo secolo. La democrazia rappresentativa è fallita da un pezzo, e non si possono conferire poteri del genere e con tale facilità a mascalzoni ed irresponsabili che pur di soddisfare il proprio ego, narcisismo o dipendenza da certi sistemi di potere economico, sia interni che esteri, un giorno qualunque si svegliano e decidono, ad esempio, di creare le condizioni per dichiarare alla velocità della luce lo stato di guerra.

Marco Barone

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