Il disastro ferroviario tra Monfalcone e Ronchi evitato per un soffio

Provate a immaginare la scena, perché è una storia straordinaria e, al tempo stesso, assolutamente agghiacciante. Siamo nel mese di ottobre del 1981, precisamente  alla stazione di Nabresina, è sera, sono circa le dieci di un giorno qualunque. C'è la solita routine ferroviaria: gli operai stanno eseguendo delle manovre di routine per spostare sedici vagoni merci da un binario all'altro. Niente di speciale, lavoro quotidiano. Solo che a un certo punto la locomotiva addetta alla manovra dà una spinta. Ma non una spinta normale, prudente: dà una spinta tremenda , un colpo secco, decisamente troppo forte. E succede  una cosa pazzesca, che questi sedici vagoni, stracarichi di merci, superano il segnale di sosta e partono. Da soli. Senza motrice, senza frenatori a bordo, per pura forza d'inerzia! E imboccano la linea verso Monfalcone-Ronchi, che in quel tratto è in discesa. Invece di rallentare,  raggiungono i vagoni una velocità incredibile. Da mettere i brividi. Questi v...

Con la riforma costituzionale sarà più semplice deliberare lo stato di guerra. Un motivo in più per votare no

Su questa riforma costituzionale, poco condivisa, e governativa, nel nome del fare subito e presto, nel nome dell'alta velocità che non lascia spazio alla riflessione e ragione e condivisione, si è già detto molto e scritto tanto. Una delle perle nere di questa riforma, dove qualche riflessione è già stata mossa, è la questione dello stato di guerra. L'articolo 78 della Costituzione attuale prevede che le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari. Ovviamente, venendo meno il Senato nella sua funzione originaria, ed è per questo che vengono modificati diversi articoli della Costituzione, ora il tutto è più semplice, immediato, veloce. Sarà solo la Camera dei deputati chiamata a deliberare a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari. Se poi a ciò si aggiunge la pessima legge elettorale è facile immaginare come sarà facile dichiarare lo stato di guerra in Italia, ma anche senza la legge elettorale il guaio rimane lo stesso. Il Presidente della Repubblica avrà dunque il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalla Camera dei deputati. E la durata della Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra. Ad oggi non è mai stato dichiarato lo stato di guerra, nel nostro Paese sono state realizzate leggi restrittive ad hoc per combattere il terrorismo nero e c.d. rosso, e lo stesso discorso vale per le missioni militari all'estero, spacciate come umanitarie, per non dimenticare la missione contro la Serbia in quel caso non è stato necessario alcun voto in Parlamento. Ecco a cosa potrebbe portarci il decisionismo. Il decisionismo, con la maschera del semplicismo, della velocità, rischia di determinare in questo Paese, profondamente corrotto e disastrato, un sistema autoritario che si potrà ben adattare alle nuove tipologie nefaste di questo secolo. La democrazia rappresentativa è fallita da un pezzo, e non si possono conferire poteri del genere e con tale facilità a mascalzoni ed irresponsabili che pur di soddisfare il proprio ego, narcisismo o dipendenza da certi sistemi di potere economico, sia interni che esteri, un giorno qualunque si svegliano e decidono, ad esempio, di creare le condizioni per dichiarare alla velocità della luce lo stato di guerra.

Marco Barone

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