L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

La strage del Vajont quanto è conosciuta oggi?

Se chiedi del Vajont, cosa ti diranno buona parte delle persone? Probabilmente questo nome non dirà nulla. Eppure quella data, del 9 ottobre del 1963, lentamente si è infilata nella via del dimenticatoio. I media nazionali iniziano a rimuoverla dal calendario dei grandi eventi o delle grandi tragedie da ricordare. Ricordare per condannare. E' stata forse la più grande strage di Stato nello Stato, per tutte le omissioni e responsabilità che sono state compiute. E forse per questo deve essere dimenticata.  Ha ucciso l'acqua come uccide una bomba atomica. Prima il vento, che ti brucia, poi l'acqua che ti spazza via. Alla velocità di 80km/h circa. Perché oltre 200 milioni di m³ di roccia scivolarono, alla velocità di 108 km/h, nel bacino artificiale che era andato ben oltre la soglia di sicurezza raccomandata. E' una storia assurda quella della strage del Vajont. Come è stato ricordato già la natura, con i nomi dei luoghi, lasciava intendere che in quel luogo la diga più alta del mondo non la si doveva fare. Vajont significa va giù. Monte Toc, in friulano, significa marcio, guasto. E la frana è stata sollecitata. E la frana è venuta giù in una notte di ottobre. Chi aveva denunciato il tutto, divenendo il megafono della popolazione che aveva ben compreso il senso del tutto, e che sapeva che il monte sarebbe venuto giù, Tina Merlin, venne accusa di “sciacallaggio”. Venne anche accusata di diffamazione, di turbare l'ordine pubblico. Ovviamente venne assolta, perchè quanto aveva denunciato si era realizzato già con una piccola ma importante anticipazione, una piccola ma grande anticipazione che doveva spingere tutti a fermare quel mostro di cemento armato che ancora oggi domina in quella valle tra Veneto e Friuli. Ma il 9 ottobre è stato inesorabile. Violento. Morirono per la costruzione di quel mostro una decina di operai. Morirono per l'effetto di quel mostro circa 2000 persone. Una strage di bambini. Ed il recupero delle salme è stato drammatico. Molti corpi furono trasportati dal fiume ed i soldati erano lì con l'arpione per cercare di fermare i corpi. Molte furono le bare vuote, molte quelle senza aver la possibilità di identificare le vittime. 

Marco Barone @ilKontrastivo
Molte delle riflessioni contenute in questo post nascono dopo la visione dello spettacolo di Paolini, Il Racconto del Vajont che andrebbe trasmesso ogni 9 ottobre almeno in tutte le scuole italiane.

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