Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

La strage del Vajont quanto è conosciuta oggi?

Se chiedi del Vajont, cosa ti diranno buona parte delle persone? Probabilmente questo nome non dirà nulla. Eppure quella data, del 9 ottobre del 1963, lentamente si è infilata nella via del dimenticatoio. I media nazionali iniziano a rimuoverla dal calendario dei grandi eventi o delle grandi tragedie da ricordare. Ricordare per condannare. E' stata forse la più grande strage di Stato nello Stato, per tutte le omissioni e responsabilità che sono state compiute. E forse per questo deve essere dimenticata.  Ha ucciso l'acqua come uccide una bomba atomica. Prima il vento, che ti brucia, poi l'acqua che ti spazza via. Alla velocità di 80km/h circa. Perché oltre 200 milioni di m³ di roccia scivolarono, alla velocità di 108 km/h, nel bacino artificiale che era andato ben oltre la soglia di sicurezza raccomandata. E' una storia assurda quella della strage del Vajont. Come è stato ricordato già la natura, con i nomi dei luoghi, lasciava intendere che in quel luogo la diga più alta del mondo non la si doveva fare. Vajont significa va giù. Monte Toc, in friulano, significa marcio, guasto. E la frana è stata sollecitata. E la frana è venuta giù in una notte di ottobre. Chi aveva denunciato il tutto, divenendo il megafono della popolazione che aveva ben compreso il senso del tutto, e che sapeva che il monte sarebbe venuto giù, Tina Merlin, venne accusa di “sciacallaggio”. Venne anche accusata di diffamazione, di turbare l'ordine pubblico. Ovviamente venne assolta, perchè quanto aveva denunciato si era realizzato già con una piccola ma importante anticipazione, una piccola ma grande anticipazione che doveva spingere tutti a fermare quel mostro di cemento armato che ancora oggi domina in quella valle tra Veneto e Friuli. Ma il 9 ottobre è stato inesorabile. Violento. Morirono per la costruzione di quel mostro una decina di operai. Morirono per l'effetto di quel mostro circa 2000 persone. Una strage di bambini. Ed il recupero delle salme è stato drammatico. Molti corpi furono trasportati dal fiume ed i soldati erano lì con l'arpione per cercare di fermare i corpi. Molte furono le bare vuote, molte quelle senza aver la possibilità di identificare le vittime. 

Marco Barone @ilKontrastivo
Molte delle riflessioni contenute in questo post nascono dopo la visione dello spettacolo di Paolini, Il Racconto del Vajont che andrebbe trasmesso ogni 9 ottobre almeno in tutte le scuole italiane.

Commenti

Post popolari in questo blog

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?