Quella geniale contaminazione tra antico e contemporaneo ad Aquileia

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  Nell’antico Impero Aquileia non era una città qualunque. Era la seconda città di tutto l'Impero , subito dopo Roma! Una metropoli brulicante, immensa, ricchissima. Oggi, certo, se uno ci va, di quell'immensità vertiginosa è rimasto poco in superficie. Ma se voi entrate nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia... ebbene, vi accorgete che quel passato glorioso è ancora tutto lì. Aquileia è un posto incredibile, una perla del Friuli dove si ha davvero la sensazione fisica che il tempo si sia fermato. È un luogo che trasuda storia da ogni singolo muro, da ogni angolazione. Ma la cosa straordinaria è quello che hanno sperimentato in mezzo a tutto questo. Un'idea che è di una semplicità disarmante eppure... di un'efficacia spaventosa! Cosa ti inventano? I colori! Ma non colori qualunque: i colori di Schifano, di Andy Warhol, di Festa, di Lichtenstein! Hanno preso queste serigrafie, questi quadri, e li hanno messi lì. E la cosa formidabile è che queste opere d'arte ...

Quando Saba scrisse a Mussolini: sono “un cittadino, uno scrittore italiano, di razza italiana”



Nato nella Trieste austroungarica e morto nella Gorizia d'Italia. Quella di Umberto Saba è una figura ancora oggi problematica, nei confronti della quale è difficile esprimere “giudizi”univoci. A Trieste è considerato da tanti come uno degli immortali di questa città, insieme a Svevo, insieme a Joyce. Per comprendere Saba devi percorrere quello che definisco il triangolo metafisico, via del Lazzaretto, via Rossetti e via del Monte. Noto è il suo rapporto tormentato con la figura paterna, quel padre che verrà chiamato come l'assassino. Assassino perché Umberto cercherà quella carezza paterna mancata nel corso della sua vita, con esperienze che note non potevano essere al grande pubblico, assassino perché la sua intimità sarà segreta e vivere segretamente il proprio essere uomo e vivere esternamente la menzogna imposta dalla società, è la naturale uccisione di ogni essere umano. Ha avuto rapporti con Mussolini, scrivendo quattro articoli per il Popolo d'Italia sostenendo l'interventismo contro l'Austria, ed un suo articolo pare che ebbe anche la presentazione da parte di Mussolini in persona. Mussolini si recò nella sua libreria comprando  il testo "le memorie della mia vita" di Settembrini ed a Mussolini scrisse  nel 1939, dopo la proclamazione delle Leggi Razziali avvenute  proprio a Trieste nel '38 chiedendo “di essere considerato a tutti gli effetti quello che lui si reputava essere: un cittadino, uno scrittore italiano, di razza italiana.”
Razza italiana.
Già.
Opportunismo o ultimo atto estremo che non pagherà, perché dovrà cedere la propria libreria e fuggire da Trieste, per evitare la persecuzione razziale in corso contro gli ebrei. Si è scritto molto anche su quello che è stato definito, come il suo “antisemitismo nevrotico”, avversione che emerse soprattutto in conversazioni private, in lettere private, ma non solo. Avversione che deriva probabilmente dal suo tormentato rapporto o non rapporto famigliare, da vicissitudini personali. Tanto basta per rivedere Saba? La grandezza della sua poesia, può essere valutata indipendentemente da ciò? In una Trieste che ha conosciuto la Risiera di San Sabba? Che ha conosciuto vili deportazioni che hanno riguardato soprattutto gli ebrei, a partire da quel maledetto 7 dicembre del 1943, giorno in cui ebbe inizio il primo viaggio della morte da Trieste città destinato ad Auschwitz. 159 furono le persone che salirono su carri bestiami, solo 9 fecero ritorno alla fine della guerra. 
Per non parlare della vicenda del “giuda ariano” dell'innominabile di Trieste, che si vendette per 5 o 7mila lire ad ebreo denunciato, come in modo meticoloso raccontato nel libro di Curci, via San Nicolò 30. Vi è chi non si è piegato al fascismo, al “sentimento” di quel tempo, vi è chi è rimasto “duro e puro” e coerente fino alla fine pagandone le conseguenze, o ritrovando nella lotta partigiana il senso di un riscatto esistenziale e vitale sociale fondamentale. Tanto che penso, a tal proposito, che siano maturi i tempi per edificare sia a Gorizia, come al parco della Rimembranza, che a Trieste ai giardini nei pressi del Castello di San Giusto, lì ove regna oggi una sola memoria, un monumento per la Resistenza. Così come maturi sono i tempi per esprimere valutazioni, lungi dall'essere giudizi o processi, sull'operato di Saba, non come poeta, anche se parte delle sue opere sono condite da dosi di nazionalpatriottismo, ma come persona che per salvare se stesso, invano, forse per opportunismo, forse per altro, ha supplicato il dittatore fascista riconoscendosi nella inconcepibile razza italiana, nel nome della quale sono avvenute nel Confine Orientale le peggiori cose, e lo stesso dicasi per quello che è stato definito come il suo antisemitismo nevrotico. 
Non si tratta qui né di giustificare, perché non si può giustificare l'ingiustificabile, né di comprendere, o minimizzare ma neanche di sopravvalutare determinate situazioni che vanno certamente ricondotte sui giusti binari della storia. Piacerebbe sapere come si pone su ciò la comunità ebraica di Trieste pur nella consapevolezza che tra gli itinerari ebraici della città è evidenziata anche la libreria Antiquaria Umberto Saba, un gioiellino noto più a livello internazionale che nazionale, in via San Nicolò 30, rilevata dal poeta dopo la prima guerra mondiale.

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