Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Dalla rissa, alla tentata violenza, all'uccisione del cigno al disturbo sull'Isonzo. A Gorizia il clima si riscalda


Nei giorni in cui vi è stato un caldo afoso, a Gorizia e nel goriziano, si sono verificati una serie di episodi che hanno semplicemente esasperato gli animi. Dalla scazzottata tra due richiedenti asilo a Gorizia, tanto che qualcuno ha evocato che una rissa in quel luogo non accadeva dai tempi della guerra, dalle urla ed azioni di disturbo sull'Isonzo, alla caccia e morte del cigno, alla tentata violenza nei confronti di una donna a Gorizia. Ora, premesso che atti e fatti di delinquenza vanno puniti e trattati come tali, e lungi dal voler giustificare fatti deprecabili, è innegabile che a Gorizia vi è una percezione diversa se il fatto sia compiuto da un richiedente asilo piuttosto che da un normale cittadino italiano. I motivi sono molteplici, spesso frutto anche dell'esasperazione che è maturata in città per ragioni o torti ben noti nei confronti di queste persone. Ma è anche vero che probabilmente ci si aspetta un comportamento diverso, più ligio, più rigoroso, da chi viene "accolto" e fuggitivo da guerre o persecuzioni.  
Non volendo entrare nel merito di alcuni episodi che si sono verificati, anche per rispetto di chi per competenza deve approfondire e comprendere se sussistono ipotesi reali di reato o meno e come perseguirle, una cosa deve essere tassativa, non si può e non si deve generalizzare o creare per ragioni politico elettorali un clima di paura che rischia di favorire se non una caccia allo "straniero" certamente una situazione di assoluta intolleranza e di insicurezza in città, in una Gorizia che è una città notoriamente piccola e sicura.
Chi delinque verrà trattato come tale e con le regole dello stato di diritto, chi subisce violenze odiose e deprecabili deve ricevere solidarietà senza che vi sia alcuna strumentalizzazione. 
E colgo l'occasione per ribadire in questa sede un concetto che reputo significativo anche se non comunemente condiviso ed accettato. Pazienza. Dico quello che penso e scrivo quello che dico. A parer mio, i richiedenti asilo, fin dal primo inserimento in Italia, devono frequentare corsi obbligatori di italiano, devono andare a scuola, con percorsi differenziati in base al tipo basilare di istruzione in loro possesso. La conoscenza della lingua è fondamentale e non solo della lingua. L'integrazione deve passare attraverso l'istruzione. Ed il nostro sistema, anche locale, è stato letteralmente catastrofico in tal senso. Se non si conosce la lingua, se non si conosce l'abc sussistente in Italia, se non si ha un minimo di istruzione, come potrà mai esserci integrazione minima e rispetto delle "regole" civili di reciproca convivenza? Eppure ciò potrebbe essere anche una grande fonte occupazionale e non solo. Noi viviamo in una situazione sociale molto tesa, con la disoccupazione a livelli impressionanti, con un degrado sociale e culturale significativo e dove la politica della pancia prevale su quella della ragione e del buon senso. L'accoglienza umanitaria è un dovere ed un diritto, ma affinché vi possa essere integrazione, che non può passare sempre per le vie dell'abusato sistema del volontariato, ma che deve passare per le vie Istituzionali, vi deve essere Istruzione. 

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