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La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

La Carta del Carnaro e le donne, un fiume di "ciacole"

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Non si vuole qui parlare della vita privata di D'Annunzio, anche se spesso vita privata e pubblica si mescolavano. Son cent'anni dalla Carta del Carnaro, osannata da tanti, come una delle costituzioni più moderne di quel tempo, ma che nella realtà delle cose oltre a non essere mai stata attuata, fu a dire il vero d'ispirazione anche per il fascismo con cui la dittatura fiumana di 500 giorni si pose in gran parte in continuità. Il rapporto tra l'occupazione di Fiume, nata con una marcia ai limiti del comico ma che poi è sfoggiata in tragedia con una sessantina di morti, cinque mila croati costretti a fuggire dalle persecuzioni razziste, e la distruzione del tessuto socio-economico della città, oggi croata, e le donne è stato oggetto della nota mostra realizzata nel palazzo del Governatore di Rijeka per il centenario della presa di Fiume. La mostra si chiamava Olocausta, come D’Annunzio chiamava Fiume a volte e guardava l'occupazione della città secondo la prospettiva...

La Carta del Carnaro, una Carta tra deliri e legittimazione della dittatura

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Ancora oggi, da qualche corridoio di sinistra, si tende a giustificare, salvaguardare, la marcia di occupazione di Fiume , che ogni 12 settembre, viene ancora, in modo incomprensibile ed inaccettabile, celebrata tra Ronchi e Monfalcone, per la nota Carta del Carnaro, le cui disposizioni, tra le altre cose, non sono mai entrate pienamente in vigore. Dicono che è mazziniana, certo, anche i casapoundisti, nel loro programma politico dicono di ispirarsi a principi “mazziniani, corridoniani, futuristi, dannunziani, gentiliani, pavoliniani e mussoliniani”. Scritta soprattutto, da colui che venne definito come un Sindacalista rivoluzionario, tale Alceste de Ambris.  De Ambris, nella lettera di accompagnamento a quella Carta, scriverà a D'Annunzio, parlando espressamente, tra le altre cose, di razze, per esempio dirà che il patrimonio linguistico deve essere considerato “come sacro diritto per ogni razza". Certo, parlare di razze, forse in quel tempo era normale, talmente no...