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I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Mentre si riapre il caso della "Uno Bianca" a Ronchi danneggiato il monumento dedicato ai Carabinieri

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Mentre si riaccendono i riflettori sui complici mai emersi della Uno Bianca, il destino, beffardo, si scaglia a Ronchi colpendo il primo monumento realizzato in Italia dedicato ai Carabinieri vittime della mano stragista dei componenti della Uno Bianca a Bologna.    Il danneggiamento accaduto a Ronchi segue  l’imbrattamento avvenuto a marzo del monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri uccisi al Pilastro per mano della banda della Uno Bianca il 4 gennaio 1991 realizzato proprio al quartiere Pilastro. Il Monumento ronchese dedicato a  Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini,  carabinieri vittime della banda della Uno   bianca, fu realizzato per mano dello scultore Giovanni Maier su impulso di  "Nicola" Rusca e inaugurato a Ronchi nell'aprile del 1991. Trent'anni dopo il manufatto ha visto essere completato alla base con un mosaico che richiama la bandiera italiana.  Nella mattinata del 15 maggio si apprendeva del danneggiamento di qu...

Quell'attentato al Km 5 di Peteano, a cinque giorni dalla festa dei Carabinieri

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  Tre carabinieri persero la vita, altri due rimasero feriti, il bilancio sarebbe potuto essere più grave, per quanto grave fosse l'aver tolto alla vita a dei padri di famiglia, a dei carabinieri, considerati dalla mano stragista neofascista come dei soldati in guerra, una guerra che non sapevano di saper combattere. La vigliaccheria fascista colpisce così. Nel mucchio, come successo a piazza Fontana, a Bologna, a Brescia, o in modo mirato, e sprezzante sempre verso la vita, come successo a Peteano in quel 31 maggio del 1972.  Purtroppo l'Arma ne uscì vittima due volte, sia per gli uomini persi che per i depistaggi effettuati da parte di chi si sarebbe dovuto attivare per fare giustizia per dei propri colleghi, invece, per dei motivi che ancora oggi rimangono in parte oscuri, si preferì indirizzare volutamente le indagini verso una farlocca pista rossa, prima e gialla, poi. Eppure nel sito dell'Arma, ad esempio, si cerca  di "giustificare" la pista rossa o gialla ...

La strage di Peteano, il primo attentato neofascista, con delle vittime, in FVG

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  I carabinieri Ferraro, Poveromo e Dongiovanni, vittime della strage neofascista di Peteano, nel 2010 vennero insigniti anche della medaglia d'oro di vittima del terrorismo per gli alti valori morali espressi nell'attività prestata presso l'Amministrazione di appartenenza e per i quali, a Peteano di Sagrado (GO), il 31 maggio 1972, vennero uccisi, per mano terroristica, nel corso di un servizio di controllo, dall'esplosione di un'autovettura. Fu una strage che sconvolse il goriziano ed il FVG, l'impatto fu meno importante nel resto del Paese. E quella di Peteano è da considerarsi in FVG come la prima strage dal dopoguerra di matrice neofascista con delle vittime. Perché di attentati ve ne furono diversi, nel corso degli anni. La sera stessa di quell'evento nefasto il Presidente Leone chiuse la sua agenda consultandosi con Aldo MORO, ex Presidente del Consiglio dei ministri. L'evento del 31 maggio 1972 non occuperà pienamente le prime pagine dei princi...

Il "natale di sangue" di Fiume, primo atto di guerra civile tra italiani. Tra le vittime per mano dei legionari diversi Carabinieri e Alpini

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  Due ufficiali, tre marescialli dei carabinieri, sei carabinieri, sei alpini, 120 feriti furono solo tra i regolari chiamati a sgomberare Fiume, 17 le vittime tra i regolari, così venivano chiamati i militari chiamati a liberare Fiume, per non essere confusi con i militari dannunziani, definiti, invece, come irregolari, 18 furono i morti tra i dannunziani, due i civili che persero la vita, tra cui una ragazza giovane. Fu la più piccola tra le vittime, aveva solo 12 anni. Si chiamava Almadi Alpalice. La più giovane vittima dell'occupazione dannunziana. Per un totale di 37 persone uccise. Una strage che si è consumata in tre giorni effettivi di battaglia, che vede i momenti più duri nel giorno di Santo Stefano e si sarebbe potuta evitare, fu l'epilogo, pressoché scontato di quell'epopea che portò con una manciata di militi partiti da Ronchi il 12 settembre del 1919 ad occupare la città di Fiume. L'ordine di intervento di sgombero venne dato alle 14 del 24 dicembre dal g...

I tre carabinieri vittime a Peteano dello stragismo fascista e forse anche di altro

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Nel mese in cui a Ronchi si consumava il colpo di coda della strage di Peteano, il dirottamento di Ronchi, si inaugurava a Sagrado, nel sito dove la sera del 31 maggio 1972 si realizzò la strage fascista, il piazzale del Carabiniere, con il cippo dedicato ai tre carabinieri. Franco DONGIOVANNI, Carabiniere,  Antonio FERRARO, Brigadiere C.C.,  Donato POVEROMO, Carabiniere Scelto. Sul cippo si riporta l'orario delle 23.15, ma pare che l'esplosione avvenne verso le 23.30. Quindici minuti dopo. Strage dimenticata, per l'imbarazzo che si suscitò a livello istituzionale, visto che l'Arma ne uscì doppiamente vittima, vittima per l'uccisione dei tre carabinieri ed il ferimento di altri due, vittima per i depistaggi messi in atto da parte di chi si sarebbe dovuto attivare per ottenere giustizia per dei propri colleghi. Non si è mai capito perché si scelse Peteano, ci sono ancora oggi diverse zone oscure, difficile immaginare che tutto venne organizzato e gestito dal trio Vin...