Il 12 settembre a Fiume la mostra che denuncia come D'Annunzio sia stato una rovina per la città


In Italia si celebra l'occupazione della città di Fiume, oggi Rijeka, senza fare i conti con l'oste. E l'oste la sua voce l'ha fatta sentire più volte e in modo chiaro, definendo D'Annunzio un tiranno, uno che ha anticipato il fascismo contro i croati, con i primi processi di italianizzazione forzata e soprattutto compromesso l'autonomia di Fiume. Perchè se c'è una cosa che in Italia proprio non si riesce a capire è che Fiume aveva una tradizione plurisecolare di autonomia, non a caso recentemente è stata intitolata una piazza a Zanella, italiano, autonomista, antidannunziano. Una tradizione plurisecolare di autonomia che la marcia su Fiume ha compromesso in modo potente, spianando la strada all'annessione della città al Regno d'Italia, sotto il fascismo e alla fine della sua autonomia con il nazionalismo italiano. A Fiume il centenario verrà trattato con una mostra che inaugura il 12 settembre alle 19:00 nel Museo marittimo e storico del Litorale croato,meglio conosciuto con il suo antico nome, Palazzo del Governatore, e questo sito è significativo perché il proto-fascista italiano Gabriele D 'Annunzio ebbe lì la sua dimora dove venne cacciato a cannonate dagli italiani durante il natale di sangue e anche derubato da alcuni suoi arditi. Come riporta un sito croato l'autore della mostra Tea Perenčić spiega chiaramente cosa fu il fiumanesimo dannunziano: "in realtà è una città che diventa una vittima dell'ego di D'Annunzio, nonché una vittima dell'ego dei Fiumani proto-italiani che sacrificarono l'autonomia della città che i loro predecessori avevano invocato per secoli, come hanno fatto fino a pochi anni o mesi fa. Nel fare ciò, si perse la possibilità che Rijeka diventasse un porto franco sotto un protettorato internazionale o forse una nuova Monaco. Lo hanno fatto solo per soddisfare alcune delle loro idee artificiali sull'identità nazionale, che potevano essere solo italiane e lontane dallo slavo, dall'odiato croato”. 
E tutto ciò verrà raccontato in modo particolare, attraverso le donne ed il maschilismo di D'Annunzio.  Il curatore Perincic, come si legge sulla stampa croata, "ha indagato sul destino di ben 288 donne che vivevano o risiedevano temporaneamente a Fiume durante l'occupazione di D'Annunzio. Tra loro c'è una croata Zora Blažić , una donna molto emancipata, poi una donna di 20 anni, che nel suo diario documentava com'era vivere a Fiume come italiana. Il secondo destino, a cura di Nicoline Fabris , un'insegnante che aiutò i prigionieri di guerra italiani a Fiume durante la prima guerra mondiale, fu il collegamento segreto di D'Annunzio durante il blocco di Fiume e in seguito fu insegnante per alcuni giovani legionari. La terza "donna rappresentativa" è la pianista Luisa Baccara, la "padrona ufficiale" di D'Annunzio, che rimase con il dittatore, nonostante i suoi numerosi legami con altre donne, fino alla fine come suo "martire personale". E soprattutto si evidenzia che il divorzio a Fiume non venne introdotto da D'Annunzio, ma era una tradizione già esistente nella città fin dal tempo della dominazione ungherese. A Fiume quello che si racconta in sostanza è il fascismo prima del fascismo, con riferimento alla scellerata "impresa" dannunziana che da quelle parti ha lasciato tutt'altro che ricordi positivi.
mb

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