Celebrare l'occupazione di Fiume è incompatibile con le onorificenze europeiste ricevute da Ronchi


Trieste, Monfalcone e Ronchi, un trio allineato dalla parte sbagliata della storia, celebrando ciò che non può essere celebrato. Forse a Ronchi sono sfuggite le parole, durissime, del Sindaco di Rijeka, il quale oltre ad aver riconosciuto che "D’Annunzio non fu un poeta timido, come tanti lo vogliono presentare, ma un aggressore e un tiranno" ha condannato senza se e ma ogni tipo di celebrazione di questo evento, definendo la celebrazione della marcia su Fiume come "vergognosa e pericolosa". Ricordando che "le iniziative che festeggiano l’occupazione delle terre degli altri, sono in opposizione con la politica europea, che, come una delle proprie basi, ha l’antifascismo." C'è chi guarda il dito e non la luna sulla marcia su Fiume. D'Annunzio non fu fascista doc come si suol dire, ma nel 1920 prese la tessera dei Fasci. Non fu certamente antifascista. Fiume fu sicuramente un bordello a cielo aperto, alcuni legionari furono antifascisti, come alcuni fascisti diventeranno poi antifascisti, ma non per questo si può riabilitare il fascismo o quell'evento che tutta la storiografia che conta riconosce come fatto che ha anticipato la marcia su Roma, che voleva guidare lo stesso D'Annunzio, " duce divino" come si faceva chiamare a Fiume. Uno dei legionari più noti fu Giunta. Colui che dopo aver guidato l'assalto al Narodni dom di Trieste, due mesi dopo a Ronchi pose personalmente la targa in omaggio a D'Annunzio nella casa dove dormì il poeta soldato. Giunta, fu capo del fascio triestino e anche segretario del PNF. La luna di quell'atto è chiara e non vederla significa storicamente essersi tappati gli occhi. Annettere una città straniera che non apparteneva all'Italia. Quell'atto, razzista, visto quanto dovettero subire i croati, con i primi processi di italianizzazione forzata, passando dall'olio di ricino alle espulsioni ed il modo in cui D'Annunzio li qualificava nel suo noto antislavismo è da deprecare anche perchè riuscì nel capolavoro di mettere contro italiani e croati i cui effetti durarono per anni. Chi lo celebra riporta il tempo pericolosamente storicamente indietro di cent'anni in modo irresponsabile ed anti-europeista ed estremamente provinciale. A Ronchi, ricordiamolo, venne assegnato il “Diploma d’Onore nel 1993, la bandiera del Consiglio d'Europa, la “Targa d’Onore” del Consiglio d’Europa nell’agosto 1998. Tutto ciò è incompatibile con lo spirito europeista di Ronchi, con le onorificenze europee ricevute, che a questo punto se si persevera su questa strada andranno messe in discussione. Certamente in discussione va messo quel "dei legionari" che non ha più ragione di esistere, per lasciare il solo nome di Ronchi, come la cittadinanza onoraria a D'Annunzio che andrebbe revocata se ancora sussistente, come via D'Annunzio che andrebbe cancellata per ripristinare la storica via Trieste. Il resto sono "ciacole" da bar che non fanno bene alla storia e a quel futuro che si vuole costruire. Il futuro lo si costruisce con il presente e se il presente riporta le lancette del tempo indietro celebrando fatti incresciosi di cent'anni or sono, sarà sicuramente pessimo.
mb


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