L'Egitto che tutela i suoi ricercatori universitari, perchè nega verità e giustizia al ricercatore Giulio Regeni?


I rapporti tra Italia e Egitto, forse non sono mai stati tanto proficui come in questi ultimi anni, soprattutto da quando è stato rinviato in Egitto l'ambasciatore italiano. Si arriva a quota 500 mila italiani entro il 2019 che visitano quel Paese, retto da una delle dittature più temibili del mondo. Ma ciò ai nostri connazionali che si recano in vacanza in Egitto ciò quanto interessa? In questo momento l'Egitto vede alcune feste nelle sue ambasciate, da Roma a Vienna, dove sicuramente all'ordine del giorno ci sarà stato il caso di Giulio, si immagina, no? Tra una bicchierata e l'altra, una pacca sulle spalle e l'altra, vuoi mettere? L'ambasciatore egiziano in Italia ha intanto  salutato positivamente la partnership italo-egiziana nel settore del petrolio e del gas naturale e l'aumento del volume degli scambi nell'ultimo anno, rilevando che l'Italia è il secondo partner commerciale dell'Egitto tra i paesi dell'UE.

E che dire del super democratico Al Sisi? Venerato dal sistema di potere americano, quell'America che si vanta di essere terra delle libertà, e riconosciuto come leader dalle principali democrazie occidentali, inclusa quella italiana, Paese che ha totalmente dimenticato cosa significa avere una dittatura, vent'anni di fascismo e una guerra mondiale e civile non sono stati sufficienti a quanto pare. Dittatore che riconosce l'importanza della ricerca universitaria in vista del nuovo anno accademico. Certo, probabilmente quella indirizzata, quella che va bene al governo, non quella libera di essere ricerca indipendente.

In Egitto, un nostro ricercatore è stato ammazzato per il suo studio, per il suo lavoro di ricercatore. Cosa che non ha precedenti nel mondo in questo secolo, un ricercatore ammazzato per una sua ricerca durante lo svolgimento di un dottorato. Un ragazzo che proveniva da un piccolo paese del Friuli, che si è fatto le ossa a colpi di libri, di cultura, che molti di noi hanno conosciuto, purtroppo, solo dopo quel 25 gennaio del 2016. Hanno spezzato una famiglia, in quel Paese che ora si inventa il percorso della sacra famiglia, hanno ammazzato la libertà di ricerca, in quel Paese che ai quattro venti invoca libertà e indipendenza, richiamandosi ai valori della rivoluzione del 23 luglio, quando poi neanche tanto velatamente costituzionalizza la dittatura, ammazza l'opposizione, e si autoproclama verbo in materia di diritti umani.

L'Egitto, eppure, ai propri ricercatori ci tiene. E' notizia che ben 100 giovani ricercatori egiziani hanno partecipato alla Summer School ENEA in energie rinnovabili. Studenti che provengono da 31 università di tutto il Paese e hanno preso parte a un progetto di formazione realizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia.
Bene. Ma perchè l'Egitto continua a negare verità e giustizia per il nostro ricercatore Giulio Regeni? Perchè due pesi e due misure? Eppure Giulio si sentiva come un egiziano. Amava l'Egitto. Ricordiamo cosa scrissero nella loro lettera, i genitori di Giulio: Giulio amava il popolo egiziano: ha imparato la vostra lingua e ha fatto diversi soggiorni al Cairo cercando di vivere come un egiziano...
 
mb

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