E' inaccettabile sradicare i bambini stranieri da Monfalcone. Quella è anche casa loro




Lo scorso anno un bel gruppetto di bambini stranieri a Monfalcone si è visto negato il diritto allo studio, all'istruzione, diritto universale che parte fin dalla scuola dell'infanzia. Il combinato disposto carenza cronica e risaputa di spazi e famigerato tetto che prevedeva una quota di stranieri per classe, ha prodotto esclusione. Esclusione dalla scuola. Da anni è risaputa la situazione di Monfalcone. La questione spazi dovrebbe essere la priorità per un Comune che voglia fare inclusione. Per una regione che voglia dirsi civile. Ma qui, passano gli anni, e intanto, tra promesse e fiumi di parole, quello che si rischia di riproporre il prossimo anno scolastico è un film deprimente già visto. Ed infatti interviene la Regione del FVG proponendo un protocollo che vorrebbe porre un tetto di gelimiana memoria, che come è noto non è vincolante, non è obbligatorio e non conta niente dal punto di vista giuridico, quello del famoso 30%. Esiste l'autonomia delle scuole che ancora una volta rischia di essere prevaricata da accordi, protocolli. Vogliono sradicare i bambini stranieri da Monfalcone? Quella è anche casa loro, è il tessuto sociale che vivono. Deve essere una libera scelta quella di potersi iscrivere in un Comune x piuttosto che y, ma non per costrizione. Ciò è inaccettabile. La scuola dovrebbe essere una priorità assoluta, a partire dagli spazi. Le misure per evitare questa dispersione e questo sradicamento ci sono, a partire dalla riduzione del rapporto docenti/studenti, investendo nel tempo pieno, nella mediazione culturale, nella scuola pubblica. Quello che non si sta facendo nè a Monfalcone, né in FVG né nel Paese. E ricordiamoci che non stiamo parlando di "pacchi" da "distribuire" nel territorio. Ma di bambini, di persone.
mb

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