Un coniglio nell’emblema del Comune di Ronchi? Atto irrispettoso e inopportuno


L’emblema del Comune di Ronchi risale ai tempi dell’Impero Austro-Ungarico, come è noto è costituito da uno scudo di colore rosso, attraversato da una catena di monti argentei con tre cime, il cui orlo inferiore è riempito da un prato verde, nel quale mettono radice quattro viti verdi naturali, che si innalzano fino alla metà dello scudo . Ed ha i colori del tricolore italiano, scelta non casuale, e disegnato per mano di un triestino.

L’emblema è il simbolo di un Comune, dell’intera comunità, ha un valore simbolico, etico e morale importante, che va rispettato. Va preservato da utilizzi impropri. Ora, si può anche polemizzare con l’amministrazione comunale pro tempore, ma non si capisce perché si deve tirare in mezzo il simbolo del Comune di Ronchi. Per quale diamine di motivo metterci dentro un coniglio? Si dirà che è libertà di comunicazione, che è satira politica o che tramite quel simbolismo si è voluto rappresentare lo stato del Comune di Ronchi. Valutazioni opinabili, ma che non devono e non possono interessare l’emblema del Comune. Questo va tutelato.

Lo stemma del Comune in via concettuale è il segno distintivo che individua il Comune. L’art. 6, comma 2 del Testo Unico dell’Ordinamento degli Enti Locali D. Lgs. n. 267 del 2000, prevede che “… Lo Statuto (del Comune, ndr) stabilisce, altresì, i criteri generali in materia di organizzazione dell’ente, le forme di collaborazione fra comuni e province, della partecipazione popolare, del decentramento, dell’accesso dei cittadini alle informazioni e ai procedimenti amministrativi, lo stemma e il gonfalone e quanto ulteriormente previsto dal presente testo unico.” E nello Statuto del Comune di Ronchi è contemplato dal 2007 il passaggio con il quale si descrive lo stemma del Comune.

Quando si verifica l’utilizzo improprio dello stemma comunale si può azionare l’art. 7 c.c., il quale prevede che “La persona (quindi anche quella giuridica, ndr) alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può richiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento del danno. …”.

L'Ufficio del cerimoniale di stato e per le onorificenze presso la presidenza del consiglio dei ministri, in risposta a taluni quesiti ha affermato che «lo stemma è un bene immateriale dell'ente ed è salvaguardato dalle leggi dello stato alla stregua del cognome delle persone e di altri diritti immateriali»; e ancora, che «è fatto divieto assoluto di appropriarsi dello stemma del comune, ciò anche se le finalità sono umanitarie, senza scopi di lucro, pur se approvate dal comune stesso», mentre per le manifestazioni culturali, può essere presente nella locandina «lo stemma dell'ente patrocinante, ma ne va richiesta comunque l'autorizzazione all'ente stesso».

E’ difficile parlare di vilipendio nel caso di un coniglio nell’emblema del Comune, perché il vilipendio è concepito per fattispecie specifiche e distinte. Ragionamenti giuridici a parte rimane l’inopportunità di quel gesto che è irrispettoso verso la comunità di Ronchi dal momento in cui si colpisce l’emblema del Comune che rappresenta tutti e non solo l’amministrazione comunale di passaggio. Atto probabilmente di leggerezza, fatto forse in buona fede, ci si augura che non venga più replicato in futuro.

Marco Barone

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