Se il ritorno dell'ambasciatore in Egitto coincide con la nuova legge sugli investimenti

Sarà una coincidenza temporale, ma io alle coincidenze ci credo poco. I dati dicono che in Egitto è stata approvata dal Parlamento a maggio 2017 una proposta di legge governativa del 2015 entrata in vigore a partire dal mese di giugno 2017.  E sarà un caso, anche questa una coincidenza, che proprio a far data dal mese di giugno partirà una campagna da parte di alcuni quotidiani e media nazionali a sostegno della necessità del ritorno dell'ambasciatore in Egitto. 
Cosa che si realizzerà in piena estate, quando gli italiani erano in vacanza, ma mai in vacanza è andata la lotta per la verità per Giulio e tutto ciò che questa rappresenta.
Ci hanno raccontato che gli affari tra Italia ed Egitto continuavano già senza l'ambasciatore, ed è vero.  Basta pensare che nel solo primo trimestre del 2017 il valore dell’interscambio tra Italia ed Egitto è cresciuto del 30%, arrivando a registrare un volume di scambi pari a 1,3 miliardi di dollari. Un record importante. Ad esempio il volume delle esportazioni non-petrolifere dall’Egitto verso l’Italia  nei primi tre mesi del 2017 avevano raggiunto il valore di 367 milioni di euro, in crescita del 39%  circa rispetto all'anno precedente. 
Così come è noto che i rapporti politici ed economici tra Italia ed Egitto sono continuati grazie all'operato di alcune famiglie italiane radicate in quel Paese dove sicuramente tutto si può dire tranne che sia sicuro per i giovani e rispettoso dei diritti umani anche se qualche mente malvagia sostiene il contrario.
La nuova legislazione come approvata nel paese delle piramidi ha lo scopo di incrementare gli investimenti esteri verso l'Egitto in modo corposo e si prevedono anche riduzioni dell’imposte sul 50% sugli investimenti realizzati nelle aree meno sviluppate del Paese e il sostegno statale per i costi delle connessioni delle utenze ai servizi pubblici nei nuovi progetti.  
Ma sono previsti anche altri interventi normativi a completamento di tale provvedimento che avrebbero lo scopo di prevedere ulteriori esenzioni, sconti, rimborsi ed agevolazioni enormi. 
E' evidente che tra l'Italia e l'Egitto i rapporti dovevano essere "normalizzati". E che non si poteva più continuare a rimanere senza ambasciatore per una questione di facciata politica, di legittimazione.
Altro che questione dei migranti od altre favolette da lacrime di coccodrillo che non si beve nessuno.
Tutto fottutamente normale, ci mancherebbe. D'altronde Roma non è la prima volta che si piega ed inchina a Cleopatra. 
E' curioso leggere in un noto sito internet il seguente passaggio: " In base a quel che ha detto Cantini ai media egiziani, la nuova legge sugli investimenti è una misura strategica per migliorare il clima degli affari nel Paese e attirare nuovi investimenti dall’estero. Cantini ha aggiunto che l’Italia non vede l’ora di rafforzare la cooperazione economica con l’Egitto, ricordando come nell’ultimo anno siano aumentati gli scambi commerciali bilaterali. "
Certo che se ci fosse stato lo stesso entusiasmo per i diritti umani, verso un regime criminale che ha massacrato centinaia di giovani, come Giulio, non sarebbe stato mica male, no? Visto che abbiamo una Costituzione che  dice chiaramente che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo". 
E come si può pretendere di essere coerenti con tale precetto  maturato ad un prezzo enorme in Italia, se noi per primi come Paese ci relazioniamo con sistemi di potere criminali? E poi tutti a riempirsi la bocca di belle parole, stupendi precetti, che mandano con le loro azioni indecenti, omissioni indecenti, letteralmente a fanculo ogni questione morale, violentata e tradita in Egitto come in Italia...
Marco Barone

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