In Italia quasi il 90% degli italiani cerca lavoro tramite amici e parenti

Pubblicato uno studio, sul sito dell'ISTAT, uno studio molto interessante che evidenzia lo stato del sistema Paese in materia di ricerca del lavoro. In un Paese in declino come il nostro, con la crescita che non si vede, con la disoccupazione alle stelle, con previsioni che fanno venire i brividi a Cassandra, come si può cercare il lavoro che non c'è? Come una caccia al tesoro? Perchè non basta cercare un lavoro qualsiasi, giustamente ognuno cerca il lavoro dignitoso e rispondente alle proprie aspettative. Anche se spesso si devono fare bruscamente i conti con una società che non fa sconti. 
Quasi il 90% degli italiani e stranieri cercano il lavoro tramite amici e parenti 
Come emerge dal citato studio la ricerca di lavoro è stata prevalentemente affidata a canali di natura informale: "l’87,3% delle persone in cerca di lavoro si è rivolto a parenti, amici e conoscenti, un valore in aumento rispetto a quello registrato prima della crisi (81,2% nel 2007). Tale percentuale è superiore nel Mezzogiorno (88,7%) e fra gli uomini (88,9% rispetto all’85,6% delle donne); aumenta al crescere dell’età (90,1% per gli ultracinquantenni) ed è maggiore per gli stranieri (91,0% rispetto all’86,8% degli italiani); infine, diminuisce al crescere del titolo di studio (73,8% per chi è laureato).Altre azioni di ricerca frequentemente adottate dalle persone in cerca di un lavoro sono l’invio di un curriculum vitae (70,3%) e la consultazione di Internet (59,8%)."
Il ruolo dei CPI è marginale solo 24% si rivolge ai centri pubblici per l'impiego

"L’azione di intermediazione richiesta ai Centri pubblici per l’impiego (Cpi) risulta invece contenuta. Nel 2017 vi si è rivolto in media circa un quarto delle persone in cerca di lavoro (24,2%).6 Il ricorso ai Cpi è cresciuto durante la crisi (fino a toccare il 31,6% nel 2012), per poi ridiscendere negli anni successivi.
I contatti sono relativamente più frequenti nelle regioni del Nord (30,3% delle persone in cerca rispetto al 19,2% del Mezzogiorno), fra gli uomini (25,4% rispetto al 22,7% delle donne) e nelle fasce di età superiore ai 50 anni (26,2% rispetto al 23,3% dei giovani fra i 15 e i 34 anni). Si rivolgono ai Cpi soprattutto le persone con titolo di studio intermedio: la quota è pari al 25% fra i diplomati rispetto al 21,7% delle persone con almeno la laurea.Sul totale delle persone alla ricerca di un lavoro, la quota di chi afferma di essersi rivolto a un’Agenzia di questo tipo nel corso del 2017 è pari al 15,5%. Tale percentuale va dal 29,2% del Nord, al 14,1 del Centro fino al 7,9 nel Mezzogiorno."

Il canale preferito per trovare lavoro? Amici e parenti
Sempre nel detto studio emerge che "Con riferimento all’anno 2017, i dati confermano come il canale di ricerca più proficuo per trovare lavoro resti il contatto con amici e parenti (40,7%, che sale al 44,0% nelle regioni del Centro, al 50,3% fra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza media e al 57,6% fra gli stranieri). Segue, seppure a distanza significativa, l’essersi rivolto direttamente al datore di lavoro (17,4%), una strategia che sembrerebbe premiare soprattutto chi è in possesso di un titolo di studio relativamente più elevato (19,0% di chi ha un diploma di scuola superiore rispetto al 15,5% di chi ha al massimo la licenza media).

Solo il 2,4% trova lavoro tramite i CPI 
In questo contesto, il ricorso al Cpi è stato ritenuto utile solamente dal 2,4%degli intervistati, confermando un ruolo estremamente marginale per il successo delle azioni di ricerca di lavoro. Tale quota scende ulteriormente all’1,8% nelle regioni del Nord, mentre è più elevata nel Mezzogiorno (2,8%) e al Centro (3,0%).
Il ricorso ai servizi offerti dalle Agenzie di intermediazione diverse dai Cpi sembra invece associato a risultati relativamente migliori: la quota di nuovi occupati che li ha ritenuti utili per la ricerca dell’attuale lavoro sale infatti al 5,2%, e diventa l’8,5 nelle regioni settentrionali. L’utilità di tali Agenzie viene riportata soprattutto dagli occupati più giovani (6,2% fra chi ha meno di 35 anni) e tra chi ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (5,9%), meno da chi ha completato anche l’università (3,7%)."
Insomma, dati significativi che fotografano effettivamente lo stato delle cose in Italia.
Marco Barone 



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