Cent'anni d'Italia in FVG non fanno rima con bellezza

E sono cento. Ancora un niente rispetto all'esperienza asburgica e via scivolando in quel passato che ha connotato questa fetta d'Europa. Cent'anni d'Italia son bastati per stravolgere la fisionomia di questo territorio, stravolgere le identità culturali, linguistiche. Con l'avvento dell'Italia qui si ricorda più ciò che è stato distrutto, compromesso che ciò che è stato costruito, edificato, in segno propositivo. Andando a guardare le questione delle opere, la bellezza dei luoghi che vogliono Trieste come la piccola Vienna d'Italia, Gorizia come la Nizza d'Austria e Udine in armonia con l'eleganza di un tempo che non esiste più, in quella nostalgia diventata poesia ma anche pericolosa illusione è dovuta esclusivamente a quel passato che con l'avvento del Regno d'Italia è stato effettivamente annientato. Se pensi all'Italia a quali opere pensi? Al faro della Vittoria? Alla scalinata di cemento che ha conquistato il Carso di Redipuglia, il sacrario sotto il segno del presente ripetuto per 8 mila volte? All'Università di Trieste? Tutte opere del fascismo. Oppure alla fila devastante quasi scolaresca degli elettrodotti che hanno deturpato il paesaggio visivo ed estetico tra le parti di Villesse ad esempio? Alle grandi scatole di cemento vuote sorte in ogni ovunque? Ai palazzi in stile caserma depressiva? La ciminiera di Monfalcone? Cosa? L'Italia aveva il dovere ed il compito di tutelare non quanto  in teoria ereditato, ma quanto conquistato a prezzi enormi, e per cosa?
Ma pare aver fallito clamorosamente. Ed allora non ci si deve stupire se in un Paese profondamente in declino si continua a trovare riparo e rifugio in quel tempo che ha fatto anche della bellezza la sua storia, perchè Trieste, Gorizia ed Udine e tutte le altre città sarebbero il nulla senza il loro passato. Sarà la bellezza a salvare l'Italia, ma ad oggi bellezza non fa proprio rima con Italia, purtroppo. 

Marco Barone

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