Un 4 marzo sotto il segno del dubbio


Dubbio: "Stato soggettivo d’incertezza, da cui risulta un’incapacità di scelte, essendo gli elementi oggettivi considerati insufficienti a determinarle in un senso piuttosto che in quello opposto".  Si dice che dal dubbio possa derivare la conoscenza, che addirittura sia alla base della conoscenza. Chissà. Le elezioni sono state sempre un gioco di previsioni, analisi, e forse anche scommesse ma mai così difficili da prevedere nel risultato come questo 4 marzo 2018. L'incertezza è assoluta. Se il 4 marzo John Lennon disse che "I Beatles sono più famosi di Gesù", il 4 marzo del 2018 non verrà ricordato probabilmente per nessuna frase celebre, nella diciottesima volta che il Paese si recherà alle urne per il rinnovo della legislatura nel periodo più scazzato di sempre, in un Paese corrotto, malandato e divorato dalle mafie, dove continuiamo a raccontarci quanto siam belli, a specchiarci nel nostro bel salotto fatto di nostalgie mentre il Titanic affonda. 
Si tratta della seconda volta che si vota a marzo, la prima volta fu nel 1994, con la legge Mattarella, attuale Presidente della Repubblica, e vinse le elezioni Berlusconi, oggi superato da personaggi come Trump. Chi vincerà? Ci sarà qualcuno che vincerà? Chi perderà? Ci sarà qualcuno che perderà? O saranno tutti vincitori e tutti sconfitti? E l'astensione sarà storica? Epocale? Si scenderà sotto il record dei votanti del 2013? 
72,3%? Continuerà quella discesa dei votanti iniziata nel 1976? Quando a votare si recò il 93% della popolazione avente diritto al voto? Sicuramente non saranno i ragazzi del '99 come è stato detto a fare la differenza, se cent'anni addietro vennero mandati al macello per poi essere glorificati in una colata di cemento calpestata dall'indifferenza umana, oggi andranno per la loro strada indecifrabile per quelle generazioni sconnesse dal mondo virtuale ove ogni dimensione è possibile ed il dubbio non esiste perchè tu sarai il dio del tuo mondo.

Marco Barone

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