Passeggiando, in 15 minuti, dal centro di Ronchi alla stazione di Ronchi-Trieste Airport

In 15 minuti si può cambiare il mondo. Anche meno a dire il vero. 15 minuti possono segnare un racconto, una narrazione, possono tanto o anche semplicemente essere un nulla. Come quando vai al tuo bar preferito, il tempo che ordini un caffè, sfogli il quotidiano, sorseggi il caffè caldo appena servito, e leggi qualche articolo che i 15 minuti son letteralmente decollati.

Come gli aerei che decollano dallo scalo di Ronchi- Trieste Airport, il cui nome farà certamente discutere soprattutto in Friuli più che nella " Venezia Giulia" chissà per quanti decenni ancora, decolli che comunque al momento sono pochini. 
15 minuti è il tempo effettivo che distanzia il centro di Ronchi, partendo dal suo cuore, piazza dell'Unità, dal palazzo sede del Comune edificato nei primi anni '20, ovvero non appena a Ronchi venne associato l'infelice dei Legionari in ricordo dell'occupazione militare della città di Fiume che verrà annessa dal fascismo nel 1924, alla nuova stazione dei treni Ronchi-Trieste Airport. 
Che è nota nel resto d'Italia, ad oggi,  in un modo che induce all'errore, ovvero solo come Trieste Airport, ma il passeggero quando scenderà dal treno o si imbarcherà sul treno non si troverà a Trieste, che è distante ben 30 Km, ma a Ronchi.


Tre stazioni nel raggio di pochi km, qualcuna verrà sicuramente sacrificata, delle scelte andranno fatte, lo si sapeva fin dal primo momento in cui venne posta la prima pietra della nuova stazione. Non si poteva non sapere.
Percorri i marciapiedi, che andranno sicuramente migliorati e si spera con la stessa celerità con cui è stato realizzato il polo intermodale, percorri un vecchio tratto ciclo-pedonale, che è in attesa di essere sostanzialmente rinnovato, e anche qui si spera che la celerità sia la stessa che ha caratterizzato in tempo record la realizzazione del polo, segui i cartelli dell'area pedonale dello scalo, una volta superata la rotatoria che ti conduce verso lo scalo,  rotatoria che necessita sicuramente di migliorie non solo dal punto di vista della sicurezza stradale ma anche dell'estetica ed entri in quel ponte, in attesa di avere ancora il suo nome e di entrare a pieno regime che congiunge due mondi diversi anche se complementari quello aereo e quello ferroviario. 
425 metri tra Carso, Isonzo e Adriatico, alle spalle anche le Alpi, in profondità dei vigneti, diversità di colori in un territorio che cerca un progresso sostenibile, a volte riuscito, a volte no, come nel caso dell'elettrodotto che deturpa violentemente il paesaggio urbano e naturale, tanto da darti la sensazione di essere all'interno di una sorta di area 51, ma sei, invece, in Bisiacaria. Pazzesco, ma è così.

Sono pochi gli scali così vicini al cuore di un centro cittadino. Qui non c'è molto su cui discutere o polemizzare. Qui c'è molto su cui dover ragionare. L'opera c'è. Se diventerà una cattedrale nel deserto, il fallimento epocale non lo pagherà chi l'ha voluta, progettata e sostenuta fin dalla sua primitiva pietra, ma l'intera comunità che tutto si può permettere che un nuovo caso porto Vecchio di Trieste, o zona abbandonata di Lisert,  che si prestano bene, ad oggi, a set fotografico decadente
Qui non si tratta di salire sul carro del vincitore. Non c'è nessun vincitore. Qui si tratta solamente di trasformare in opportunità per il Territorio quell'unicum che nel bene o nel male ora c'è ed in ciò dovrà essere conglobata anche Ronchi, all'interno di un circolo e circuito non vizioso ma proficuo che la connette direttamente al ponte che congiunge due mondi che ora si parlano e comunicano tra di loro verso quel respiro di internazionalità che ha preso pienamente forma, nel bene o nel male. 
15 minuti che possono continuare a non significare niente, o 15 minuti che possono cambiare la storia se non dell'intero Territorio, certamente di Ronchi.

Marco Barone

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