Il duro affondo della BBC sull'Egitto " oltre 1.500 le sparizioni forzate", mentre l'Italia normalizza i rapporti

Un duro affondo, un reportage della BBC, dove emergono tutte le nefandezze che caratterizzano l'attuale sistema di potere reggente l'Egitto.  
Dolorose e diverse le testimonianze riportate, i casi trattati, tra cui anche quello di Giulio Regeni. Si legge che in base ai dati riportati da una commissione operante in Egitto, in quel Paese risulterebbero "documentati almeno1.500 sparizioni forzate negli ultimi quattro anni, ma alcuni ritengono che la cifra reale sia molto più alta.' 
Si legge anche, nell'inchiesta di Orla Guerin, che "i miei colleghi della BBC e io siamo stati molestati per le strade dalle forze di sicurezza. Un agente di polizia una volta ha minacciato di spararci se non avessimo smesso di filmare. In un'altra occasione siamo stati detenuti per aver filmato un'intervista con una donna il cui marito è stato ucciso nella moschea di Rabaa. Dopo alcune ore in una stazione di polizia siamo stati rilasciati illesi, con il nostro intervistato. La libertà di stampa è sotto attacco. L'Egitto è tra i primi tre in tutto il mondo per i giornalisti carcerati"
Ricordando che "Gli attivisti per i diritti umani affermano che - nell'ultimo conteggio - sono state costruite 17 nuove prigioni nell'era di Sisi. La rete araba per l'informazione sui diritti umani, un gruppo con sede in Egitto, stima che 60.000 persone siano diventate prigionieri politici."

Casi che vanno da donne a uomini, giovani e meno giovani.   

"Non ho mai visto un regime sanguinario come il regime di Sisi", dice. "Non ho mai visto un regime che sminuisca il valore della vita come il regime di Sisi". Così una testimone.
Un regime che ha cancellato ogni traccia di "rivoluzione" di opposizione, anche materialmente, ad esempio si evidenzia come in piazza Tahrir non vi sia niente che ricordi quanto successo, neanche una virgola per gli 800 egiziani uccisi.


Un Paese che ha fatto della repressione la sua forza, dove basta essere solamente minimamente sospettati, perchè si parla casualmente con la persona sbagliata, perchè si fanno domande sbagliate, per essere sequestrati, torturati e anche uccisi. Le testimonianze degli attivisti sono chiare, le persone scomparse prima di riapparire sono state torturate. 

Il nuovo rapporto di Amnesty sull'Egitto altro non conferma che nonostante i fari del mondo siano stati puntati su quel Paese, dopo quanto accaduto a Giulio Regeni tra il 25 gennaio del 2016 e 3 febbraio 2016, nulla è mutato, la repressione ha continuato ad essere esercitata, i diritti umani che colpiscono più categorie sociali, continuamente minati. Ma all'Italia ed altri Paesi inclusa l'Europa di tutto ciò non pare interessare assolutamente un bel niente. Perchè ha normalizzato i rapporti con quel Paese e normalizzare i rapporti con quel Paese significa aver le mani sporche come sporche sono le mani di chi sequestra, tortura ed uccide per mantenere intatto il proprio sistema di potere. Da cittadino italiano ed europeo provo immensa vergogna per come l'Italia e l'Europa si stanno comportando, discorso diverso è per la società civile, che si è unita alla famiglia di Giulio per tutti i Giulio e le Giulia egiziani,egiziane, una società che non si è arresa alla logica del compromesso, perchè quando si parla di diritti umani i compromessi non possono esistere, perchè ne inficerebbero l'essenza stessa. 

Marco Barone

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