Immigrazione: Ancora una volta Gorizia e Gradisca vergogna d'Italia sulla Tv nazionale




Ancora una volta il Friuli Venezia Giulia finisce sulla televisione nazionale non per le sua storia, per la sua arte, per i suoi paesaggi, per quelle meraviglie che hanno incantato, anche ogni oltre inverosimile, l'Italia. No. Niente bora, niente vini, niente sapori. Ma solo indecenza. Per l'ennesima volta il caso di Gorizia e di Gradisca, forse anche più vergognoso di quello di Gorizia, sbatte in prima serata a milioni di italiani quella realtà che qui non si è voluta mai affrontare radicalmente. L'accoglienza diffusa in FVG è fallita con responsabilità su più livelli. I migranti sono stati costretti a subire omissioni di soccorso sistematiche e violazioni dei diritti più basilari. Perdendosi  la società in differenze burocratiche che hanno svilito la dignità umana. Il volontariato ha colmato lacune enormi di cui il sistema ha abusato esponendolo anche a criminalizzazioni sociali. Da mesi a Gorizia si parla solo della questione immigrazione, diventata anche alibi politico per non affrontare in modo più strutturale e profondo i problemi di una città dimenticata anche da dio, altro che sacra o santa per l'Italia, a Gradisca in una struttura che dovrebbe solamente chiudere quello che accade dentro il Cara è fatto notorio, tollerato, accettato, "acqua fredda, fa freddo, siamo in 12 in una stanza, roba vecchia da mangiare". Questo è stato denunciato a milioni di italiani in televisione. Poi quello che accade sulle rive dell'Isonzo è ancora più indegno e incredibile per essere nel "civilissimo" NordEst. La commissione territoriale è stata prima depotenziata e ora in attesa di essere trasferita ad Udine, sancendosi così anche l'inutilità della Prefettura a Gorizia, il Cara andrà chiuso nessun Cpr andrà aperto, l'immigrazione se ben gestita potrebbe diventare una risorsa per tutti, dare opportunità di lavoro a chi in questo territorio lo sta perdendo grazie alla chiusura di aziende che fuggono da una realtà depressa. Siamo sempre alle solite e sinceramente non se ne può proprio più di parlare di potenzialità e di si potrebbe.

Marco Barone

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