730 giorni da quel maledetto 25 gennaio al Cairo


La rete si era mobilitata subito, da quel buio 25 gennaio 2016, si dovrà aspettare qualche giorno, invece, per leggere nei principali quotidiani nazionali la notizia della scomparsa di Giulio.
Il 31 gennaio del 2016 così su Repubblica:

Il ministro Paolo Gentiloni - si legge in una nota della Farnesina - "ha avuto poco fa un colloquio telefonico con il suo omologo egiziano Sameh Shoukry, al quale ha richiesto con decisione il massimo impegno per rintracciare il connazionale e per fornire ogni possibile informazione sulle sue condizioni". L'ambasciata al Cairo, aggiunge la nota, ha subito attivato i canali di comunicazione diretta e una stretta attività di coordinamento con tutte le competenti autorità egiziane, ed è in attesa di ricevere elementi sulla dinamica dell'accaduto. Ambasciata e Farnesina sono anche in stretto contatto con i genitori di Regeni che sarebbero partiti mercoledì scorso per la capitale egiziana.


Fornire ogni possibile informazione sulle sue condizioni.  Formalmente oggi non si sa da chi è stato rapito, chi il mandante, chi l'esecutore, quando è stato ucciso. 730 giorni di depistaggi, infamie, omissioni. Sostanzialmente la verità la conosciamo tutti.
E' in Egitto che Giulio è stato ucciso, lì ci sono i mandanti, lì ci sono gli esecutori, lì lo hanno ammazzato, lì lo hanno abbandonato in mezzo alla strada. 
730 giorni, ma sembra ieri. E' successo di tutto in questi due anni, dal ritiro dell'ambasciatore al suo ritorno nella terra delle piramidi, 5 miliardi di affari vengono prima di tutto. Dall'arresto di giornalisti e avvocati, ad altre sparizioni, come se nulla fosse accaduto, nonostante i fari planetari color giallo puntati su quel Paese ove vi è anche in Italia chi spinge per una pacca sulla spalla, quello che è stato è stato, andiamo avanti.
Ma l'Italia che resiste sotto il segno del giallo è enorme, in ogni ovunque, dal semplice braccialetto, ad uno striscione sul balcone di casa, alla scuola, dal palazzo di qualche Istituzione alle sale studio o museali o biblioteche, agli adesivi che puoi incontrare in qualsiasi spazio, ogni momento contro l'indifferenza e la resa e la complicità è di fondamentale importanza per mantenere la rotta giusta in un momento in cui vi è chi vuol far cambiare bruscamente rotta alla macchina organica e complessa e plurale della verità e giustizia. 
2 anni sono una miseria di tempo, ma sono anche una enormità. D'altronde l'Italia è il Paese che non fa rima con verità e giustizia, quante le stragi impunite, quante le verità occultate e nascoste? Se ne è perso il conto, ma questa volta il diabolico giocattolo si è rotto, non funziona come prima, almeno fino a quando la solidarietà continuerà ad essere diffusa ed attiva ogni giorno in tutto il territorio non solo nazionale ma anche internazionale per tutte le Giulia ed i Giulio di questo nostro sporco mondo. E raggiungere questa verità significa conseguire anche un minimo grado fondamentale di pulizia in questo mondo che darà ulteriore forza e coraggio per arrivare anche alle altre verità occultate e per evitare che possano certe barbarie e modalità comportamentali ripetersi ancora in questo secolo che non riesce a liberarsi dai modi nazifascisti di fare che hanno violentato buona parte del '900. 

Marco Barone

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