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Quando in FVG si danno i numeri più


Non è passato inosservato il rapporto statistico del 2017 del FVG che contiene dati sul 2016 ed il alcune circostanze del 2015. Come è stato scritto e detto è emersa una regione dove in quasi tutti i campi, rispetto alla media nazionale, prevale il segno positivo, prevalgono situazioni positive, dall'economia, al lavoro, alla cultura. Le uniche criticità, a cui si è dato poco rilievo, sarebbero emerse nel settore del perdurante calo demografico. Così come dovrebbero invitare a riflettere i dati sul settore dell'istruzione dove peggiora il tasso di scolarità, calano le iscrizioni all'Università ,la componente straniera nelle scuole della regione  è del 12% del totale, contro il 9,2% a livello nazionale, calano gli iscritti alla scuola primaria, l’8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni di età e in possesso di licenza media ha abbandonato qualsiasi percorso scolastico e formativo. Il dato nazionale (13,8%) è superiore alla media UE (10,7%). Numeri comunque importanti e significativi.  D'altronde è noto che l'Italia è un Paese che a livello d'istruzione si è fermato alla terza media.  Ma è un rapporto che nei suoi dati quasi entusiasmanti ha lasciato perplessi. Premesso che il FVG è una bellissima regione,  di cui si deve essere orgogliosi, autonoma, anche se la sua autonomia è usata in modo male a partire dalla frammentazione del territorio in 18 UTI, incomprese dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Così come le tutele in materia di bilinguismo, a partire da quello visivo, risultano in molti casi inattuate. Ma l'interrogativo che sorge è viviamo tutti nella stessa regione? Perchè io non capisco altrimenti i continui malumori dei cittadini. Premesso che la media nazionale non è buona e che l'Italia è un Paese allo sbando più totale, in FVG esiste una richiesta considerevole di protezione sociale. I problemi noti nel settore della sanità sono figli di qualche visionario leopardiano? Sul lavoro? Sulla povertà? Sulla disoccupazione giovanile? Sulle mafie? Oltre a quelli indicati succintamente in premessa?
Si deve tornare necessariamente sul pianeta terra, su quello in cui vivono i comuni cittadini, i comuni mortali che ogni giorno si interrogano su come fare non per vivere ma sopravvivere, i dati sono dati, certo, possono essere letti ed interpretati in diverso modo, ma la situazione oggettiva almeno per come percepita e vissuta non mi pare proprio idilliaca.

Marco Barone

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