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A Trieste "facciamo bus privati per gli extracomunitari". Una lettera sul Piccolo







La memoria è corta, o forse peggio ancora la storia non ha insegnato proprio un bel nulla. Erano gli anni '50 , dove andavano di moda canzoni d'amore come Singin' in the rain" di Gene Kelly, Te voglio bene (tanto tanto) di Renato Rascel, è il periodo della caccia alle streghe, contro i comunisti, ma è anche il periodo della lotta contro la segregazione. All'interno degli autobus di Montgomery vi erano 3 settori: il settore solo per i bianchi (i primi 10 posti in avanti), quello dedicato solo agli afroamericani (gli ultimi 10 posti in fondo) e poi quelli che potevano essere utilizzati da entrambi, ma con la precedenza per il bianco. Ci furono arresti storici come quello della Colvin per arrivare al caso più noto di Rosa Parks. Trieste, terzo millennio, anno 2017. Quello di giugno è un mese caldo, è stato uno dei più caldi di questi ultimi decenni e sul Piccolo viene pubblicata, dico giustamente perchè si deve avere consapevolezza di cosa frulla nella testa di alcune persone, una lettera che ti lascia letteralmente senza parole dopo averla letta. Una signora si lamenta del fatto che sul bus che ha preso ha trovato praticamente solo "extracomunitari" e si domanda, così testualmente, 
 
"come un'azienda di trasporti pubblica può permettere (con mezzi dimezzati perchè giorno festivo e quindi con spazi ridotti) che i suoi cittadini/utenti paganti vengano "serviti" in eguale maniera degli extracomunitari che non pagano di tasca loro e scorrazzano indisturbati sui mezzi pubblici per passare il tempo e riempiono i bus per andare a mangiare nei vari siti della città? Magari, perchè no, si trasportassero gli extracomunitari con bus privati. La gente è esasperata, anche per la priorità che sembra venire loro concessa rispetto ai triestini. Bisogna prendere provvedimenti adeguati."
 
Prendere provvedimenti adeguati. Dunque autobus privati per gli extracomunitari, che non hanno niente da fare nel corso della giornata, che lì passano il loro tempo e autobus pubblici per i cittadini rigorosamente triestini. E dove gli extracomunitari passerebbero addirittura come privilegiati, a cui verrebbero riservate delle priorità rispetto ai poveri triestini e che non pagherebbero di tasca loro, come poi si fa a sostenere una simile tesi, con quali prove, non è dato sapere. Non si può non capire che un problema esiste ed è più diffuso di quanto si possa immaginare. Certo, magari poi si dirà non sono razzista ma, ma si rimane sempre più sconcertati da certe reazioni. Se dei problemi sull'utilizzo degli autobus esistono questi si risolvono con le regolamentazioni già esistenti, che possono sempre essere riviste lì dove non efficaci ed a dirla tutta non so neanche se tutti i triestini che usufruiscono dei mezzi pubblici abbiano mai letto il regolamento di vettura, che forse andrebbe diffuso anche in plurilingue, ci sono i controllori e chi non paga il biglietto del mezzo pubblico ed ha mezzi per pagarlo va giustamente sanzionato, perchè quello della mobilità è sì un diritto universale da garantire a tutti e sarebbe ottimale l'idea di un trasporto gratuito per tutti, ma oggi le cose non funzionano così, è un servizio che ha un costo e per le fasce sociali più deboli devono essere garantite agevolazioni importanti, ad esempio in Emilia vi sono importanti agevolazioni per l'utilizzo del trasporto pubblico che includono diverse tipologie di persone tra cui anche i rifugiati e richiedenti asilo, in FVG vi è l'articolo 34 della Legge Regionale 23/2007, anche se non mi pare che vengano contemplati i rifugiati mentre si prevedono, rimanendo in tema di perseguitati, agevolazioni solo per i perseguitati politici e razziali italiani, gli ex deportati nei campi di concentramento o di prigionia, gli esuli provenienti dagli ex territori italiani, risultanti tali da certificazioni emesse dalle rispettive associazioni, dotate di potere di tutela e rappresentanza ai sensi delle vigenti norme statali, o dagli organi istituzionali preposti. Vi è necessità di giustizia sociale, di contrasto alle diseguaglianze e povertà, di protezione sociale senza discriminazioni e sicuramente la soluzione non è e non può essere quella della segregazione sociale diretta od indiretta che non dovrebbe neanche essere minimamente concepita in una città come Trieste che ha conosciuto le peggiori nefandezze del '900.

Marco Barone

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