Passa ai contenuti principali

Trieste: se dopo il primo maggio si prendono di mira gli sloveni




Ciò che è unito dall’ideologia, dalla fratellanza e soprattutto dall’antifascismo, va diviso, soprattutto quando si tratta di comunità, di popoli, che solo nella resistenza hanno trovato e riscoperto quella solidarietà umana, annientata da due decenni di massacri fascisti. E soprattutto quando si tratta di condividere idee, come quella comunista, che ancora oggi spaventa in modo profondo la piccola e sempre più  isolata borghesia nostrana. Dunque, si prendono di mira gli sloveni, ed in un modo che ti lascia basito. Anche perché il Piccolo farebbe parte del gruppo editoriale l’Espresso, che dovrebbe essere di sinistra, almeno questo è che molti di noi pensano. Un tale Pilotto che a proposito del primo maggio di Trieste evidenzia  “tuttavia, da qualche anno a questa parte, la giornata del 1° maggio ha assunto una funzione perversa, non desiderata e pericolosa.” 
 
In modo, non poi tanto sottile, guardando alla composizione del corteo così scrive: “si tratta, in generale, di cittadini di estrazione slava (sloveni in particolare, appartenenti alle comunità slovene dei territori vicini a Trieste) o italiani che condividono idee e impostazioni di tali cittadini sloveni”. Estrazione slava? Oppure i soliti sloveni che provengono dalle campagne, dai piccoli paesi carsici? E come la mettiamo con gli sloveni che hanno cittadinanza italiana e vivono a Trieste e che non son mica quattro gatti? E che dire degli italiani che condividono le impostazioni di “tali cittadini sloveni”? E’ inaccettabile che ci possano essere sloveni con cittadinanza italiana che vivono in città ed italiani comunisti ed antifascisti che condividono insieme gli stessi valori senza alcuna impostazione ? Che hanno ben capito il senso delle menzogne che hanno caratterizzato le campagne denigratorie dal primo maggio del ‘45 in poi? 
 
Il giorno dopo, Weber, parlando degli sloveni, sempre con riferimento al corteo del primo maggio così scrive: “Me li ricordo dentro il Pci, ingessati e permalosi: guai se il volantino non era bilingue o se il compagno tal dei tali non portava il saluto in “sloveno”. Anche in quella che doveva essere casa loro, sempre fermi alla loro “piccola patria”, mai che si integrassero, mai che ridessero insieme agli altri, sempre lì con le loro fisse: il teatro sloveno, i poeti sloveni, la libreria slovena, le scuole slovene, i musicisti sloveni, e così via. Insomma, come la musica andina: “una noia mortale”.” Fisse? Ma se hanno subito per decenni l’unicum criminale dell’italianizzazione, una fascistizzazione tremenda, e se parlavi sloveno, come minimo ti sputavano, se avevi un libro sloveno, come minimo ti arrestavano. Ma come si può scrivere così nei confronti di chi ha subito una pulizia etnica ed identitaria sotto il fascismo?
E conclude scrivendo che “Gli sloveni dunque hanno fatto outing e di colpo hanno perso il dono della comprensione e dell’equilibrio (...)E uno si chiede come sia possibile che il politically correct del Pd e il fascistically correct della giunta Dipiazza, non li convincano? Questo dunque è successo: abbiamo toccato la “loro” memoria e sono saltati fuori “l’identità” e l’orgoglio. Per fortuna nostra lo hanno fatto nel migliore dei modi possibili: con ironia.” Non è stata toccata la “loro” memoria, è stata toccata la memoria di tutti quelli che hanno lottato contro il fascismo ed il nazismo, una memoria che non ha appartenenza nazionale o “etnica”e che rifiuta ogni tipo di stereotipo di cui i commenti dei due "opinionisti" sul Piccolo sono, invece, pieni.

Marco Barone


Commenti

  1. Non so quando Weber è stato nel PCI, non me lo ricordo proprio, ne di quale sezione facesse parte, ma posso assicurarlo ch i compagni comunisti sloveni cantavano, ridevano, ballavano, friggevano calamari alle feste e discutevano ai seminari storici di Cascina esattamente come tutti, ridendo, scherzando, essendo seriosi o tristi a seconda della situazione, amando o disprezzando... Perchè eravamo UMANI. Il resto è psicologia da strapazzo.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Giorno del ricordo a Gorizia e agibilità democratica: Revocata sala gestita dalla provincia a resistenza storica

Era stato promosso dal gruppo di Resistenza Storica e sinistra goriziana antifascista, un convegno per il 10 febbraio dal seguente titolo, da svolgersi in Gorizia, presso il palazzo provinciale Attems:11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO" Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo. Questi gli interventi previsti: Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale; Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945; Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo; Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale; Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio; nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI. Contestualmente a ciò, nella stessa giornata, nella stessa città, ma in luogo diverso, è previsto il convegno organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia, con l'alto patrocinio della Prefettura, Provincia…

Se Babbo Natale ha ridimensionato San Nicolò

Ma è più sentito San Nicolò o Babbo Natale?

Questo è quanto mi domandavo notando tutta la serie di prodotti realizzati, i mercatini diffusi, le fiere e quant'altro si afferma in prossimità della notte tra il 5 e 6 dicembre. Così come mi domando, ma quanti conoscono la sua storia? Quanti sanno che tipo di santo protettore sarebbe?  Scommetto che le mani alzate sarebbero una manciata.  Ed a dirla tutta non interessa, interessa quel giorno solo scambiarsi qualche regalino, girovagare per le fiere, bere e mangiare.
San Nicolò, dicono, è un santo molto venerato in tutto il mondo, addirittura avrebbe carattere universale. Sarà. Ma in Italia ci sono su più di 8 mila Comuni solo una ventina di località, e qualche Comune, ad avere questo nome e sono poche le località dove viene festeggiato, soprattutto in alcune zone del Nord Est ed in Puglia.  Vi è chi dice che Babbo Natale altro non sia che praticamente il San Nicolò in chiave pienamente consumistica, che avrebbe tratto origine da qu…

Le conclusioni della Commissione d'inchiesta sul caso Moro

Nelle considerazioni conclusive della Commissione d'inchiesta sul Caso Moro emergono spunti di riflessione importante ed anche inquietanti che dovrebbero far tremare i pilastri della nostra Repubblica. Un lavoro durato alcuni anni, con diverse audizioni, accessi a documenti, verifiche, ispezioni, un lavoro enorme e giunto a termine.    La legge istitutiva della Commissione (Legge 30 maggio 2014, n. 82) ha assegnato come mandato all'inchiesta parlamentare quello di «accertare eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro; eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute». E' stato sottolineato che è "dalla rilettura sistematica dei cinque processi e dell'attività delle precedenti…