Passa ai contenuti principali

Quelle UTI che non vuole nessuno e la sfida, giusta, di Monfalcone. E' rottura totale con la Regione FVG

Premesso che quando ai comuni cittadini parli di UTI, ti risponderanno: UTI chi? Appunto. Solo una piccola parte di cittadini hanno capito qualcosa, e nella sostanza che i Comuni diventeranno una sorta di sportelli informativi, che chi non aderisce, in via molto democratica, rischia un taglio di risorse imponente di circa il 30% , che si verifica una vera e propria confusione di funzioni, che lo spirito della collaborazione rischia di favorire quella della coalizione politica contro il Comune che nel dato momento considerato viene individuato come il nemico da affossare, per non parlare dei consigli comunali che perderanno molte delle loro funzioni, delle opposizioni in seno ai consigli comunali che conteranno meno di un fico secco, che forse ha più dignità nella società di oggi.
Ricordo ancora quando come sinistra radicale si avanzò la proposta di realizzare un referendum contro le UTI, cosa che fece anche la destra in pompa magna, ma poi nulla accadde, soprattutto a Gorizia, mentre Monfalcone con il progresso governo, salvo qualche voce critica, sostenne le UTI pienamente. Finito carnevale, arriva un chiaro e netto atto da parte del Comune di Monfalcone,  che non è uno scherzo, ma una cosa serissima, fuori dalle UTI. E le motivazioni sono ben note. Un gesto che porta il Comune ad uno scontro totale con la Regione, non solo politico ma si rischia anche quello giudiziario su tale questione. Poteva o non poteva il Comune di Monfalcone uscire dalle UTI? Hanno risposto i fatti. Quali le conseguenze? L'atto è legittimo o meno? 
La Regione è ben consapevole che non può forzare la mano, perchè dopo la Caporetto di Monfalcone, la perdita di Trieste ed altre batoste elettorali arrivate in questo periodo, rischia di aprire una superstrada alla destra pura,  ma non può neanche rimanere a guardare, perchè l'uscita di Monfalcone, se da un lato paradossalmente potrebbe favorire il confinante comune di Ronchi, che ha detto no alla fusione con Monfalcone, ed è quello più popoloso nell'UTI Carso Isonzo Adriatico dopo Monfalcone, e dunque potrebbe divenire ad oggi Comune capofila nell'UTI, dall'altro lato si rischia effetto domino, cosa probabile. Avrebbe dovuto la sinistra opporsi al sistema delle UTI, perchè trattasi di pessima legge, avrebbero in Regione dovuto ascoltare di più piuttosto che trincerarsi. Se è  assolutamente condivisibile lo spirito di collaborazione tra Comuni, cosa auspicabile, se è condivisibile l'abrogazione dell'Istituzione della Provincia, non è per niente condivisibile il sistema macchinoso e poco democratico delle UTI, a partire dal sistema di sanzioni comminate a chi non aderisce. Sarà questa l'occasione per essere più ragionevoli, tutti, e rivedere integralmente le UTI, che tardano a partire? E che hanno frammentato il territorio in 18 piccole mini contee?  O sarà l'occasione dello scontro totale tra Comune di Monfalcone e Regione FVG?

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …