Passa ai contenuti principali

Ad inizio 2017 in Italia raddoppiati gli infortuni mortali,operaio morto nei cantieri navali di Monfalcone



Si continua a morire sul lavoro a Monfalcone. In tutto il 2016 in Italia si son registrati 1018 casi di morte sul lavoro ufficiali e nel solo, ad inizio del 2017 l'INAIL ha reso noto che le denunce di infortunio mortale sono aumentate di 32 unità ( 69 contro le 37 di gennaio 2016). Una strage che continua e colpisce indistintamente tutto il territorio italiano. L'ultima drammatica notizia, come ha riportato sin dalle prime ore della giornata del 2 marzo il Piccolo ed anche l'ANSA ha riguardato Monfalcone. Così l'ANSA: " Un operaio bosniaco di 41 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto stamani in un cantiere edile per la costruzione di un capannone all'interno dell'area dei cantieri navali di Monfalcone (Gorizia) della Fincantieri. L'uomo era dipendente di una ditta esterna ai cantieri navali ed era il capo del cantiere allestito da questa ditta per la costruzione di un capannone destinato ad attività di verniciatura. Secondo le prime informazioni, è caduto da un'impalcatura". Momenti di rabbia ed incazzatura. Purtroppo con la crisi economica e le non regole all'interno della globalizzazione selvaggia hanno determinato  in via complessiva ed in Italia un mero incremento di malattie professionali e di infortuni sul lavoro anche mortali. E' inaccettabile che si possa morire ancora sul lavoro. Appalti, sub-appalti, siano essi esterni cioè esteri che interni, cioè italiani, o per non parlare della questione del distacco, vergogna assoluta europea e non solo in materia di (non) diritto del lavoro,  rimangono e continueranno a rimanere il problema in Italia. Internalizzare, formare, prevenire ed investire nella sicurezza deve essere la priorità da perseguire.  Quello della cantieristica è un lavoro faticoso, difficile, rischioso. Ma ancora una volta si deve assistere ad una morte sul lavoro, e sarà la magistratura a dirci se questa poteva essere evitata, quali le responsabilità, di chi le colpe, quali inadempimenti, se vi sono stati inadempimenti, se si tratta di tragica fatalità,  verificare il nesso di causalità, ben tenendo conto che principi consolidati di diritto vogliono che  il difetto di prova del nesso eziologico sfociato nella morte del lavoratore non esclude la responsabilità datoriale, laddove ogni possibile alternativa risulti causalmente connessa alla violazione di norme antinfortunistiche, costituendo la concretizzazione del rischio che esse sono preordinate a scongiurare. Nell'attesa che la giustizia intraprenda il suo lungo percorso e che si arrivi a comprendere quali responsabilità e quali colpe, rimane il dolore ed il lutto per questo fatto tremendo. Vedremo quale sarà la reazione del mandamento monfalconese e non solo degli operai dei cantieri navali, perchè questa morte colpisce tutti.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

L'Italia e l'alleanza con gli USA, una scelta di campo?

Così Gentiloni sulla questione Siria: voglio solo dire, in conclusione, che l'Italia non è un Paese neutrale, non è un Paese che sceglie di volta in volta, di fronte a questa o a quella crisi, se schierarsi con l'Alleanza atlantica o schierarsi da un'altra parte. Noi siamo coerentemente, da più di sessant'anni, partner fondamentali dell'Alleanza atlantica e alleati degli Stati Uniti. Siamo alleati dell'America, voglio dire: non è un problema di rapporti con questo o quel presidente americano. Siamo stati alleati dell'America con Kennedy e con Nixon, con Clinton e con Reagan, con Bush e con Obama e lo abbiamo fatto perché - lo dico senza infingimenti - è una scelta di campo. È una scelta di campo. È una scelta di campo che deriva certamente dal fatto che l'America, insieme agli alleati, ci ha liberato dal nazifascismo e che certamente deriva dai nostri interessi di difesa e di sicurezza del Paese, ma non è solo questo. È una scelta di campo che deriva da…

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…