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Se a Monfalcone vogliono mettere il palo per l'alzabandiera

Monfalcone, conquistata dall’Italia nel 1915, persa subito dopo con la nota batosta di Caporetto ritornerà all’Italia alla fine della prima guerra mondiale, poi dopo una lunga e drammatica parentesi fascista, verrà occupata dai delinquenti nazisti, liberata il primo maggio del ‘45 e ritornerà all’Italia grazie al giusto ed equo Trattato di Pace del ‘47. Lì ove vi è la via dedicata ai fratelli Rosselli, uccisi in Francia da formazioni locali di estrema destra e probabilmente su ordine proveniente dai vertici del fascismo dovrebbe sorgere un palo per l’alzabandiera, un palo per il tricolore. La bandiera dell’Unione Europea pare non essere contemplata, nonostante l’Unione Europea sia la massima conquista per l’unione del popoli, per una società senza confini, con poteri delle nazioni giustamente ridimensionati. Nel momento in cui in tutto il mondo ritornano i nazionalismi, che hanno sempre segnato disastri, poteva mancare un tocco di riscatto nazionale, per marcare il territorio, per ricordare, se ve ne fosse bisogno, che Monfalcone è Italia? E dunque dovrà sventolare il tricolore. Ci dovrà essere un palo che potrà essere rastremato,conico o cilindrico e poi la cerimonia. Come accade nelle caserme. Si dovrà fare prima una ricognizione, non è dato sapere se ad ogni alzabandiera ci sarà la fanfara, il picchetto armato, le Autorità, non potrà mai mancare il sindaco che sosterrà tale iniziativa di orgoglio nazionale, altrimenti sai che figura, ci sarà il personale delle Associazioni e soprattutto il pubblico. Forse qualche pensionato, in ricordo della non certamente rimpianta oggi leva obbligatoria, potrebbe anche essere, ma non è da escludere una partecipazione di tutta la comunità monfalconese, che ogni mattina metterà la sveglia prima dell’alba per non perdersi l’alzabandiera e quel grido“ attenti!” e "Presentat-arm!". 
Al comando Alzabandiera, tre squilli di tromba, ci sarà l’inno nazionale, il saluto militare, o la mano destra sul cuore, chi indosserà il cappello se lo dovrà togliere e rimanere rigorosamente in posizione di attenti e cantare, cantare quel meraviglioso inno, inno ufficioso, ma de facto ufficiale dell'Italia, Fratelli d'Italia, che parla come è noto di pace, di vita, di libertà, che non contempla la morte, "Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa.  Dov'è la Vittoria?  Le porga la chioma, che schiava di Roma  Iddio la creò" ecc ecc. Al termine della cerimonia ci sarà il riposo e poi tutti potranno sbrigare le loro faccende quotidiane in caserma, ops, in città.

Marco Barone

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Marco Barone