Passa ai contenuti principali

Monfalcone, caso Duca d'Aosta e studenti stranieri: la prossima volta mettete il numero chiuso. Fate prima


Ci risiamo. Puntualmente a Monfalcone si ripete il caso della centralissima scuola Duca d'Aosta. Dalle pagine del Piccolo si apprende che "alla chiusura delle iscrizioni, il 6 febbraio, il tempo normale aveva raccolto l’adesione di 23 bambini, di cui 15 di origine bengalese, 5 balcanici e un senegalese." Dopo aver raccolto le iscrizioni, cosa pare aver deciso la scuola su suggerimento indebito del Comune? Di suddividere i bambini in altre scuole per evitare la realizzazione di classi solo " straniere". E la perla finale è che il Comune essendo proprietario dell'immobile pare non voler più concedere gli spazi "all’Associazione genitori bengalesi che li utilizzava per organizzare un corso di bengalese (definito L1, cioè lingua primaria) per i bambini della comunità a favore, invece, di nuovi corsi di italiano rivolti alle mamme bengalesi affiancate dai loro figli." Ora delle considerazioni sono più che dovute. Come prima cosa come è noto le sezioni della scuola primaria sono costituite con un numero minimo di 15 e un massimo di 26 alunni, salvi i casi di presenza di alunni disabili. Eventuali iscritti in eccedenza dovranno essere ridistribuiti tra le diverse sezioni della stessa scuola, senza superare il numero di 27 alunni per sezione. Nelle scuole nelle quali si svolge il tempo pieno, il numero complessivo delle classi è determinato sulla base del totale degli alunni iscritti. Nei comuni di montagna, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche possono essere costituite classi con un numero minimo di 10 alunni. Il famigerato tetto del 30% per gli alunni stranieri è un vincolo superabile, come ha ben dimostrato l'esperienza dell'Emilia Romagna, anche andando oltre tale limite o semplicemente con banali protocolli di accoglienza che hanno il compito di facilitare l’ingresso a scuola degli alunni stranieri, sostenendoli nella fase di adattamento al nuovo contesto, favorire un clima di accoglienza nella scuola, che prevenga e rimuova eventuali ostacoli alla piena integrazione, costruire un “clima favorevole” all’incontro con altre culture e con le storie di ogni bambina e di ogni bambino. A ciò poi si aggiungono le possibilità offerte dalla recente Legge 107 del 2015, che in una delle poche disposizioni salvabili prevede espressamente la possibilità per le scuole di ridurre in modo sensibile il numero di studenti per classe. Senza dimenticarci del tempo pieno su cui è necessaria avviare una riflessione più profonda. Dunque possibile che in quella scuola, visti anche i recenti strumenti normativi a disposizione, non è possibile creare classi con un numero di studenti anche inferiore rispetto alla norma salvaguardando il diritto d'iscrizione delle famiglie, la volontà delle famiglie, i processi di integrazione ed accoglienza? Sarebbero stati più onesti intellettualmente a prevedere in via preventiva un numero chiuso per stranieri, perchè nella sostanza è questo quello che rischia di formalizzarsi in quella scuola, e ricordiamo a tutti che si tratta di scuola pubblica, mica privata. A detta di molti si respira aria di discriminazione indiretta, ovviamente sono il primo a voler sperare che questa fattispecie non abbia minimamente luogo a Monfalcone, che è quella situazione nella quale una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una situazione di particolare svantaggio le persone di un determinata categoria sociale e non rispetto a persone non appartenenti a quella categoria, a meno che tale disposizione, criterio o prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il conseguimento della finalità stessa siano appropriati e necessari. Solo che qui si fatica a comprendere la legittimazione giuridica ed etica della soluzione che pare essere in fase di conclusione. Così come pur essendo vero che il Comune ha la disponibilità dei locali, non di deve permettere di esercitare alcuna minima forma di ingerenza su cosa sia giusto o non giusto insegnare negli spazi della scuola, salvo ovviamente che gli spazi vengano messi a disposizione o richiesti per iniziative che si pongano in contrasto con i principi della nostra Costituzione, che qualcuno a Monfalcone farebbe bene a rispolverare.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…

Scuola tra docenti impotenti senza autorevolezza e autorità in una lotta per la sopravvivenza

I tempi del grembiule, delle bacchettate, delle punizioni dietro la lavagna o di altre amenità sono finiti da un pezzo come la scuola dell'ordine e della disciplina. Forse il grembiule potrebbe ritornare, o anche no, ovviamente non devono trovare alcuna dimensione e spazio violenze psicofisiche all'interno della scuola. Ma nel giro di un paio di generazioni che sono coincise da un lato con l'avvento di internet che ha tolto ogni freno inibitorio e dall'altro della scuola trasformata in luogo dove i docenti hanno perso ogni autorevolezza ed autorità, dove non contano più niente, non hanno più alcun potere, salvo qualche caso raro di abuso di mezzi di correzione e violenza che comunque vengono sanzionati a dovere ed utilizzati per demonizzare una intera categoria presa letteralmente a schiaffi ogni giorno, si è realizzato il disastro pieno. 
La scuola deve solo "vendere" un prodotto, che è il titolo di studio o diventare luogo di ammortizzatore sociale. Insegu…