Passa ai contenuti principali

Dopo il blocco americano, ora anche il Kuwait blocca i visti a cinque paesi a maggioranza mussulmana. Se i nemici degli Usa sono gli stessi di Israele


E' vero che nel 2011 per motivi di "sicurezza" il dipartimento di Stato americano aveva smesso di analizzare le richieste dei richiedenti asilo iracheni per sei mesi, ma quando comunicato da Trump è un qualcosa di ovviamente più profondo ed enorme. Un provvedimento che comunque ha visto il consenso da parte dell'elettorato americano che lo ha votato, anche per questo. E non è vero, dunque che tutta l'America è contro di lui.  I Paesi nella lista nera sono sette, che potremmo definire come le sette sorelle indesiderate, Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Somalia e Siria , provvedimento che è una chiara dichiarazione di guerra preventiva generalizzata nei confronti di chi è di religione mussulmana e proveniente da queste importanti località. E pochi giorni dopo questo annuncio, ecco il primo effetto domino. Siriani, iracheni, iraniani, pakistani e afghani non saranno in grado di ottenere il visto in Kuwait per le medesime ragioni, se ragioni possiamo definirle. Provvedimento di chiusura fortemente simbolico più che sostanziale, perchè la percentuale delle persone coinvolte è minima, ma in ogni caso anche se fosse solo una persona esclusa, tale chiusura preventiva e generalizzata e profondamente razzista, non potrebbe trovar alcun tipo di giustificazione. Così come interessante è notare che la lista delle sette sorelle indesiderate, coincide con la nota lista che vede Israele in rapporti di non amicizia con alcuni Paesi. Ad oggi  sono cinque i Paesi identificati come “Stati nemici”: Iran, Iraq, Siria, Afghanistan e Corea del Nord.  Yemen, Arabia Saudita (i cui cittadini per legge non possono entrare in territorio israeliano), Qatar, Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Sudan, Pakistan, Libia, Algeria, Tunisia, Indonesia, Cuba, Venezuela sono Paesi i cui rapporti non sono dal punto di vista diplomatico certamente buoni. E probabilmente la lista iniziale di Trump verrà estesa. Dunque, dire che il motivo che questa lista non è stata estesa in alcune aree dove la sua famiglia avrebbe interessi economici particolari, rischia di essere riduttivo, qui vi è qualcosa di più profondo che andrebbe compreso ed analizzato a dovere.  Una lista di proscrizione simbolica, significativa, che avrà effetto domino, come effetto domino ha avuto il muro della vergogna realizzato in Israele, a cui Trump sicuramente si ispira per completare quello della vergogna che confina con il Messico, già avviato dal duo Cinton e Bush.

E' altrettanto vero che l'Europa è l'ultima a poter esercitare moralismi nei confronti dell'America, visto come si è comportata e continua a comportarsi nei confronti dei migranti, Europa dove i muri continuano ad esistere, nonostante in modo totalmente errato si continua a pensare che caduto quello di Berlino siano caduti tutti i muri, quando in realtà proprio dalla caduta del muro di Berlino in tutto il mondo vi è stato un mero incremento assurdo di muri, Europa che paga la Turchia per trattenere i migranti, Europa che si recinta per non essere contaminata dal mondo povero che l'Occidente ha depredato sistematicamente fin dai tempi di quel malefico colonialismo che non è mai cessato ma si è solo adattato ai nuovi tempi.
Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …