Passa ai contenuti principali

Se il bonus nella scuola è diventato un grande malus


Nella peggiore legge mai scritta e normata nella storia della Repubblica Italiana, quale la buona scuola, ovvero la 107 del 2015, ci si perde nel concetto di bontà, di bonus. Che, in questo caso è l'antitesi di qualità. A partire dallo slogan, che ha accompagnato la 107, contrastata da uno dei più grandi scioperi, per adesione, mai attuati in Italia. Buona scuola, come se fosse un piatto di cibo, con un bollino, come se fosse un marchio da stampare sulle vetrine di qualche ristorante. Ma qui non stiamo parlando di cibo, di made in Italy, ma di un qualcosa di più profondo, di enorme, di complesso, di scuola. In base agli ultimi dati forniti dall'ISTAT, in Italia il tasso di scolarizzazione è basso, la fascia di età che va dai 25 ai 64 anni circa, vede la maggioranza degli italiani essere fermi alla terza media. Siamo un Paese da terza media. I problemi della scuola sono noti, precariato, classi sovraffollate, rapporto docenti studenti enorme, edifici in stato pessimo. Eppure, la nostra scuola, è stata una grande eccellenza, ridotta a buona passando per la via del bonus. Con tre parole d'ordine. Competenza, competizione, merito. Vi è la formula dello school bonus, che tramite la forma del credito d'imposta, consente ai privati di finanziare le scuole pubbliche, ed ovviamente non lo fanno mica per pura bontà. Vi è il bonus formazione, i noti 500 euro, che hanno tagliato fuori precari ed ATA, in un comparto che è il più corposo della PA, oltre un milione complessivo di dipendenti, vi è il famigerato bonus merito, che nel 2016 è stato caratterizzato da una infinità di irregolarità. A partire dal fatto che i criteri sono stati predeterminati a fine anno scolastico, violandosi ogni principio di oggettività e trasparenza rischiando di aver determinato una erogazione illegittima, per non parlare del fatto che non sono stati indicati pubblicamente i nominativi dell'avente diritto con tanto di cifra percepita, per una presunta tutela della privacy, andando contro ogni indicazione dell'autorità Anticorruzione, e buon senso. Non è che i docenti non vogliono essere valutati, ma semplicemente il lavoro del docente non è valutabile. Sono tre lavori in uno, con uno stipendio miserabile per la responsabilità sociale che affrontano. Non hanno bisogno del solito accontentino ma di rispetto e dignità, e la politica del bonus è diventata un grande malus per la scuola pubblica. Non si può essere valutati dai propri colleghi, anche se poi è il Dirigente che deciderà, non si può essere valutati dagli studenti, ingerenza pericolosa, che perfeziona sempre di più quel perverso meccanismo che vede la scuola fornire un servizio, trasformare i docenti in semplici impiegati pubblici, e studenti e famiglie trasformati in utenza, ergo clientela. Ma la scuola non è un ristorante, dove il cliente ha sempre ragione, perchè se così fosse, sarebbe la fine totale della libertà d'insegnamento, cosa che la politica del bonus mina seriamente. Per non parlare del fatto che gran parte dei "premiati" sono persone che già, per quel lavoro in più che hanno svolto, hanno ricevuto uno stipendio aggiuntivo, per partecipazione in progetti, per attività di collaborazione con la dirigenza, favorendosi dunque il rischio della concentrazione di poche risorse a favore di una élite di docenti, che non sono i più bravi, e dove meritevole non significa aver dato un qualcosa in più alla didattica, alla formazione critica e consapevole dei nostri ragazzi, ma semplicemente non aver detto no, non essere "contrastivo", essere parte integrante di quello staff dirigenziale che favorisce la gerarchizzazione nel mondo del lavoro. Con la politica del bonus vince il malus della solitudine, della frammentazione. Non è questa la via maestra per la scuola di qualità.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Quattro studentesse dell'Università di Padova in Egitto per una tesi. Era proprio indispensabile?

Circola in rete la notizia che  quattro ragazze Unipd vanno  “alla conquista” dell’Egitto, per lavorare alla loro tesi di laurea e frequentano il corso di Progettazione e gestione del turismo culturale, Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Padova. Si legge  con grande enfasi che  "La loro tesi si è concentrata sulla riprogettazione e sul riallestimento della Sala dei Cimeli nel Sacrario militare italiano. Il Sacrario è un edificio costruito per commemorare i caduti italiani durante le battaglie di El-Alamain, che si sono svolte nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale."
Ora, non so se vi sono già state altre iniziative del genere da quando è stato assassinato Giulio Regeni, quello che so è che  il rettore dell'Università di Padova, Rosario Rizzuto, ha dedicato la giornata dell'inaugurazione del 794° anno accademico a Giulio Regeni con queste parole "Voglio inoltre ricordare in questa occasione con affetto e dolore Giulio Regeni, il g…

Quella sera a Ruda... e Giulio ci ha fatto conoscere il dolore degli altri

Una miscela di emozioni, di sentimenti. E' stato definito come il pellegrinaggio per la verità e giustizia per Giulio. Sempre costantemente in movimento Paola e Claudio ed ovunque vengono accolti, abbracciati, incontrano l'affetto dell'Italia vera, quella che non ha accettato e mai potrà accettare l'ignobile compromesso che ha portato al cambio di rotta repentino segnato dalla politica di Roma, mai tanto distante quanto ora dalla via della verità e giustizia per Giulio. La politica ha intrapreso la via della normalizzazione dei rapporti, neanche due anni son trascorsi. E son bastati per ritornare amici come prima se non più di prima. D'altronde, lo scrivono in tutte le lingue, Italia ed Egitto sono in rapporto amichevole da 2000 anni. Come a dire, vuoi che 2000 anni di storia vengano compromessi da Giulio?  Non da Giulio, ma da chi ne ha cagionato la morte, da chi ha determinato depistaggi, sviamenti, distrazioni, da chi ha cercato di auto-assolversi, passando in …

Quando venne soppressa la provincia di Gorizia perchè troppo slava e l'italianizzazione dei cognomi a Ronchi

Il libro il " fascismo di Confine" di Degrassi, pubblicato in collaborazione con il Comune di Ronchi, offre dei dati storici interessanti. Principalmente incentrato sulle vicende complessive del Confine Orientale e della Venezia Giulia, si addentra anche su come il fascismo ha condizionato e stravolto la vita soprattutto a Ronchi passata dalla provincia di Gorizia a quella di Trieste, a cui vi rimarrà fino al '47, per poi ritornare a quella di Gorizia successivamente fino all'attualità che la vede nell'UTI Carso Isonzo Adriatico.

Le elezioni del 1921 segnarono l'inizio della fine della provincia di Gorizia come determinatesi dopo la fine della grande guerra. In quel collegio vi erano 117 mila abitanti di lingua italiana, 193 mila di lingua slovena, pari al 60%, circa 4 mila di lingua tedesca e circa 5 mila di altre lingue . Dunque era una provincia a forte connotazione slovena. La batosta che verrà subita a livello elettorale dal primo blocco fascista, dove no…