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L'Italia è ancora un "bordello" aveva ragione Dante



L'immenso Dante aveva ragione quando scriveva “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. Trascorrono i secoli, guerre, violenze, barbarie, trasformazioni sociali, lotte, illusioni, per arrivare, in questo terzo millennio con l'Italia patria di corruzione e malcostume. Giorno dopo giorno, ci si è abituati al disastro. Con le mafie che non hanno più un volto, mimetizzate all'interno dell'apparato, sono sistema, sono società nella società. Con il territorio che alle prime scosse di terremoto, crolla, alle prime piogge, frana, al primo gelo, ghiaccia. Al primo caldo soffre la siccità. Un Paese dove si continua a morir di lavoro, un Paese dove la Capitale rappresenta la perfetta immagine di una realtà profondamente sbandata che qualche pennellata di un pittore impressionista potrebbe ben immortalare con quel senso di depressione, e fallimento di ogni questione minima etica e morale. Non è più terra per vedere un cielo stellato, troppo inquinamento luminoso, luce artificiale, finta, simulazione di quella limpidezza che non si intravede neanche con il miglior telescopio che in Italia diventerebbe un grande caleidoscopio, per nascondere la bruttezza nella quale viviamo, ed illudere l'occhio nella peggiore utopia che la bellezza è ancora tra di noi. Si muore di sanità, si muore di amianto, si muore di immigrazione. Gli ultimi sono sì i primi, i primi a subire il torto di un sistema marcio e putrefatto. Sarebbe questo il tempo imminente per la grande questione morale. Ma nella patria della corruzione, dove il bordello è la normalità, sarebbe come andare avanti con il passo del gambero. La tempesta perfetta è in arrivo, siamo una nave senza nocchiere, anche Caronte è fuggito dall'Italia, e neanche più donna è l'Italia. L'Italia è senza anima, si è smarrita, e non tornerà. Siamo nel tempo della sopravvivenza, dove la nostalgia è uno scudo verso quel nulla che ha spazzato tutto, con una globalizzazione incontrollata, con una ignoranza sempre più diffusa. E parliamo, e scriviamo, e critichiamo, ed odiamo e forse amiamo noi stessi ma non il prossimo e senza riuscire ad avere una prospettiva. Neanche il male minore è più accettabile. Il 476 d.C viene indicato come la fine del mondo antico, con la caduta dell'Impero Romano.  Miseria, spopolamento, tracollo della cultura, delle arti, impoverimento totale, e nessun limes tenne in quel tempo, e nessun limes terrà oggi, perchè la strada è tracciata, lo abbiamo fatto noi, con tanti e piccoli diffusi sanpietrini,  battuti dai nostri passi, per adattarsi a quella irregolarità che ha caratterizzato la vita dell'Italia, con la costante di essere sempre stata un grande "bordello".

Marco Barone
 

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