Passa ai contenuti principali

#WM1ViaggioNoTav è il libro che racconta la più grande forma di resistenza in Italia dopo il '45

Un viaggio che non promettiamo breve è probabilmente il libro più difficile che ha scritto Wu Ming 1. Senza togliere nulla al passato, questo libro è diverso dalla sua importante produzione letteraria. Perché non è un semplice libro, un semplice racconto, o saggio, o romanzo, ma è il libro, il primo in assoluto, che racconta e spiega come è nata, come si è formata, come continua, la più importante forma di resistenza in Italia dopo la fine della guerra di liberazione. 
Non è un caso che sarà proprio in un luogo sacro per i Wu Ming, sconosciuto ai più, dove si riuscirà a trovare la giusta via per scrivere e comporre l'enorme articolato e complesso organico puzzle di quello che su Twitter è diventato uno degli  hashtag più diffusi, #WM1ViaggioNoTav, di quello che ha attirato subito l'ira dei soliti poteri forti e di quello Stato che tramite le sue articolazioni ha manifestato la nudità dell'essenzialità della morte dello Stato di Diritto. Realizzare, giusta o non giusta che sia, il TAV è prima di tutto una questione di principio. Non si può cedere, non si deve cedere a chi dice no, a chi lotta per il no, a chi si oppone allo Stato. Ragionamenti tipici e propri del ventennio fascista. Metodi proprio del ventennio fascista. Ma che per semplicità ed opportunità vengono ricondotti a quella unità nazionale, nel nome del compromesso, che si affermò per combattere lo stragismo e terrorismo rosso in Italia, non quello nero, quello non deve mai essere citato, anche se è quello che ha procurato più vittime, più danni, più tutto in assoluto dopo la caduta del fascismo.
Reprimere l'idea, l'opinione, la partecipazione, la condivisione, colpire in via indiscriminata non uno per punirne cento, ma cento per punirne mille, senza limiti di età, in ogni luogo, in ogni circostanza. Assedio. Assedio che dura da oltre vent'anni. Che ha perso, che è stato sconfitto, perchè il Tav non si farà mai in quella già violentata zona d'Italia, ma lo Stato non si arrenderà. 
 
Il libro su questa forma continua di resistenza, attraversa varie zone d'Italia, mostra la brutalità della cementificazione selvaggia, del culto della grandezza, delle star del cemento, delle "calatravate", delle speculazioni che hanno unito mafie di diverso colore sotto il nome del loro dio il Tav. E' un libro politico, che ha una enorme responsabilità politica, che Einaudi ha voluto, difeso, e sostenuto. Un libro che è il libro sulla nuova resistenza che in Italia entrerà a far parte un giorno nei libri di storia, e che oggi è parte integrante della nostra vita quotidiana. E' libro che ha posto le basi per contrastare il revisionismo storico che si abbatterà un giorno contro il movimento No Tav. Un libro che ha trovato, come già succintamente ricordato, la sua illuminazione, nel luogo dove si è consumata una delle stragi naziste più infami e nascoste, al dirupo di Sabbiuno, dove si è scelto simbolicamente in cento il numero delle vittime, ma furono molte di più, ignoti, irriconoscibili, spariti e dispersi. Un libro per conoscere, capire, ed agire.
 
Marco Barone 


Commenti

Post popolari in questo blog

Per la prima volta nella storia di Ronchi arriva l'antimafia

No, nessun effetto  cinematografico. Niente sirene spiegate, palette fuori dall'auto in corsa. Niente poliziotti con il passamontagna. Ma in una regione come il Friuli Venezia Giulia non più isola felice, ma presa di mira dalla camorra e dalla 'ndrangheta in particolar modo ,quando si realizzano cantieri ed opere di una certa rilevanza bisogna metterlo in conto. Cosa? L'accesso del gruppo interforze che ha la scopo di intervenire per prevenire infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti. 
Il prefetto dispone accessi ed accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici, avvalendosi, a tal fine, dei gruppi interforze  ed al termine degli accessi ed accertamenti disposti dal prefetto, il gruppo interforze redige, entro trenta giorni, la relazione contenente i dati e le informazioni acquisite nello svolgimento dell'attività ispettiva, trasmettendola al prefetto che ha disposto l'accesso. Il prefetto,  una volta acquisita la relaz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

D'Annunzio e gli slavi: "il flutto della barbarie schiava giungerebbe su Trieste"

19 ottobre 1919 una lettera che ha come destinatari principali i fiumani dal titolo Italia e Vita. Una lettera dove emergono concetti ed aspetti che connoteranno quell'imperialismo italiano che porterà all'invasione del Balcani con tutte le conseguenze nefaste che la storia ci ha ben insegnato. Una lettera, con un linguaggio semplicemente incomprensibile  in molti passaggi, e con uno stile assurdo, dove si eleva bene quel senso di disprezzo verso gli slavi che verrà rimarcata dal poeta amante della guerra in diverse occasioni.  Un D'Annunzio che esalta lo spirito degli italiani che hanno difeso l'italianità di Fiume, del Carnaro, dove " voi spiegaste nel vento del Carnaro il tricolore italiano, in faccia ai Croati che dal governatore ungaro avevano ricevuto il potere civico per inizio di quella frode più tardi proseguita sopra le navi imperiali in Pola nostra."
Uno spirito dell'italianità che sarebbe stato presente in diverse località, "per le coste…