Passa ai contenuti principali

Chi non conosce la storia dell'ANPI farebbe bene a stare zitto

L'ANPI, che conta più di 100.000 iscritti, è tra le è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Venne costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, il 5 aprile del 1945, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani ed il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l'ANPI – Comitato Alta Italia. Il 27 giugno del 1945 il Comitato provvisorio dell'ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all'ANPI Nazionale. 
Questa associazione ha avuto un ruolo determinante anche per la nostra Costituzione. Ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell'anno successivo. Lo Statuto dell'ANPI è chiaro quando dice che ha come scopo quello di valorizzare in campo nazionale ed internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti, glorificare i Caduti e perpetuarne la memoria; far valere e difendere il diritto acquisito dei partigiani di partecipare allo sviluppo morale e materiale del Paese; tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione; mantenere vincoli di fratellanza tra partigiani italiani e partigiani di altri paesi, ecc. Non esiste l'ANPI giuliana. Esiste solamente l'ANPI. 
E' vero che esisteva l'organizzazione dei Partigiani Giuliani, e nel luglio del 1947 emerse una importante diatriba tra l'ANPI della provincia di Gorizia e l'Associazione Partigiani Giuliani. Con l'imminente ratifica del trattato di Pace i Partigiani Giuliani, come è storicamente noto, aderirono legittimamente alla VII Repubblica federativa Jugoslava, e l'ANPI evidenziava che, con riferimento al goriziano e monfalconese, queste terre sarebbero state “restituite alla Madre Patria” e l'ANPI in quel momento era l'unica associazione ad essere riconosciuta dalla Repubblica Italiana. Poi, il fatto che molti dell'associazione Partigiani Giuliani confluirono nell'ANPI è un fatto legittimo e proprio dello spirito inclusivo dell'ANPI e della storia della nostra resistenza. 
Nel 1944 si definiranno importanti cooperazioni tra il IX Corpus e le brigate Garibaldi ecc. Il 7 maggio del 1944, nel testo dell'accordo di collaborazione tra la brigata Garibaldi Friuli ed il Briski Beneski Odred, emerse a chiare lettere che, in merito alla questione dei confini "sono oggi lasciate in sospeso e rinviate dopo la vittoria comune solo le questioni dei confini e la sorte dei territori nazionalmente misti o che comunque possono essere oggetto di discussione”. Dunque i partigiani italiani e sloveni hanno combattuto insieme per restituire la libertà ai nostri popoli e se non ci fosse stata la resistenza Jugoslava forse oggi si racconterebbe una storia diversa. Poi, quello che è accaduto dopo il primo maggio del 1945 è altra storia. E comunque non ci si deve dimenticare che nel maggio del 1945 a Trieste per contrastare l'avanzata dei partigiani Jugoslavi e l'avvento del comunismo, i cosiddetti democratici cercarono accordi con i nazisti e la XaMas, cioè se da un lato combattevano i nazisti, dall'altro, sottobanco, come dimostrano documenti della CIA, cercavano accordi per fermare l'avanzata dei comunisti e dei partigiani. Pare che ultimamente vi sia la moda, da parte di qualcuno, nelle nostre zone, di non aver altro da fare che sparare a zero contro l'ANPI. Certamente l'ANPI è in fase di trasformazione, e non tutto forse funzionerà alla perfezione, ma merita, per la sua storia, assoluto rispetto ed è oggi l'ultima barriera contro le barbarie per la salvaguardia della nostra democrazia, nostre libertà e nostra Costituzione ed ha tutti i sacrosanti diritti di questo mondo di parlare nelle nostre scuole, anzi, il rapporto con le scuole va assolutamente rinforzato, cosa che provvederemo a fare.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Koper o Capodistria?Fiume o Rijeka?Merna o Miren?Londra o London? Trieste e Trst?

Esistono diversi processi di italianizzazione, i più noti sono quelli figli dell'abitudine, figli di quel modo di fare che hanno trasformato London in Londra, Berlin in Berlino, Barcelona in Barcellona, Marseille in Marsiglia ecc. Si dirà che è semplice traduzione. Fattore tipico di tutte le lingue. Poi vi sono luoghi che sono stati soggetti all'italianizzazione forzata tramite la nota opera nazionalfascista e di esempi ve ne sono a bizzeffe, se ne perde il conto, sia in Italia che in Slovenia che in Croazia che ovunque l'Italia abbia operato in tal modo.
Ad esempio Redipuglia  ha storpiato lo sloveno Sredipolje. In altri casi si utilizza l'italianizzazione per rispetto anche della comunità italiana che vi abita, non chiamare quei luoghi con il loro nome italiano significherebbe negare l'esistenza della comunità italiana, almeno per gli italiani autoctoni del luogo è così, pensiamo Capodistria il cui nome in sloveno è Koper, o Rijeka diventata Fiume. Italianizzazi…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Nella Gradoaustronostalgia i commercianti dicono no ai richiedenti asilo a rischio l'immagine. Pazzesco

L'immagine è tutto. Niente immagine, niente business. La partita a ping pong si gioca tra Grado e le sue frazioni, con la Prefettura che svolge il ruolo di osservatore, ma prima o poi dovrà fischiare la fine di questa partita ed una decisione andrà presa. Se a Fossalon si è assistito a di tutto e di più, dalla deprimente marcia dei trattori, fumosissima visto che non ci sarà, a pensieri figli di una visione distorta del mondo, come se chi voleva ospitare 18 richiedenti asilo si apprestasse a dare accoglienza a 18 criminali incalliti, a Grado si assiste alla reazione di chi ha voce e peso economico importante. Il mondo del commercio. Sul Piccolo del 15 ottobre si apprende che  «Ormai da qualche settimana - ha spiegato il responsabile locale di Confcommercio, Fumolo - si parla dell'ipotesi di ospitalità ad un gruppo di migranti anche da parte del Comune di Grado e la nostra associazione di categoria esprime preoccupazione per le ripercussioni negative che questa azione potr…