Passa ai contenuti principali

Ronchi come laboratorio permanente dei diritti civili

Ora, finalmente, si darà spazio ai programmi. Sarò capolista per la lista Sinistra Per Ronchi- Rifondazione Comunista. Il nostro candidato a Sindaco è Luigi Bon. Ed il nostro lavoro sarà per quel progetto che la lista vuole essere e rappresentare per Ronchi come bene comune, per una Ronchi più bella, attrattiva ed accogliente e vitale. Siamo l'unica lista di sinistra autonoma ed indipendente presente in questa tornata elettorale a Ronchi? Sì. Non è una questione di persone, o rapporti personali, ma di contenitori ed anche contenuti. Per quanto ci riguarda il Pd, che è un partito solo, e compagnia o non compagna varia non è più un partito di sinistra. Basta vedere quello che sta realizzando a livello nazionale. Dalla riforma sulla scuola, scritta contro l'intera comunità scolastica, a maggio 2015 quasi l'80% del personale ha scioperato contro la "buona scuola", cosa epocale e contro un governo di pseudosinistra. Basta vedere quello che ha fatto con l'articolo 18, distrutto, con il revisionismo storico, con la scellerata riforma costituzionale, con la sanità in Regione, con le grandi ed inutili opere “pubbliche” che hanno devastato l'ambiente. Per non parlare dell'antidemocratico sistema della UTI.
A Ronchi abbiamo l'esempio della cattedrale nel deserto che verrà del polo intermodale, ad esempio. Una Ronchi che ospita l'aeroporto e non solo si vede scippato il nome di Ronchi, quando la maggior parte degli scali riportano il nome della località che li ospitano. Uno scalo che porta pochi benefici al Comune. E qui i rapporti andranno rivisti a favore della nostra comunità. E si potrebbe continuare. Così come pare evidente che queste elezioni sono anche una resa dei conti tra e per il PD, come lo è stato il referendum sulla fusione, o quello costituzionale. Non dobbiamo permettere che  Ronchi così come la nostra Costituzione siano il ring per questo modo assurdo di fare politica. Noi vogliamo Ronchi come giardino della Bisiacaria, una Ronchi che tuteli l'ambiente, il Carso, la nostra economia agricola e non, per una Ronchi che sappia tutelare il lavoro ed il diritto al lavoro, lo sport, l'arte, il commercio e la bellezza a partire dal recupero e riqualificazione non solo del nostro centro, dove sarà necessario realizzare un corso, ma anche dei rioni. Ad esempio in ogni rione verrà individuato uno specifico elemento attrattore per incentivarne la valorizzazione. Vogliamo una Ronchi dove il bilinguismo sia la sua forza, dove la cultura la faccia da padrona, a partire dal potenziamento della nostra Biblioteca, dalla realizzazione di un teatro polivalente, dal laboratorio permanente dei diritti civili. Così come anche la storia sarà importante.
Via, ad esempio, una volta per tutte quel titolo fuorviante “dei legionari” per arrivare, finalmente, ad un gemellaggio vero e proprio con Fiume/Rijeka nel nome dell'internazionalismo, della pace, dell'antirazzismo che si aggiungerà a quelli storici con Wagna e Metlika. Il nostro faro dovrà essere la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, la nostra Costituzione, espressioni dei valori della nostra resistenza. Il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità. Ronchi come laboratorio dei diritti civili sarà uno dei punti fondamentali che caratterizzerà il nostro progetto politico.



Lista sinistra per Ronchi - Rifondazione Comunista
candidato a Sindaco Luigi Bon
Candidati a consigliere comunale:
Capolista:
1) MARCO GIOVANNI ROCCO detto MARCO BARONE del 1980; 2) SILVIA CAPELLO MONFALCONE del 1993;
Seguono:
3) RAMIRO CERGOL MONFALCONE del 1947
4) MAURIZIO COMAR CERVIGNANO DEL FRIULI del 1955
5) MARIA LUISA detta MARISA CRISTIN SAN PIER D'ISONZO del 1944
6) FABIO DEIURI STARANZANO del 1964
7) ALBERTO FREGONESE MIRANO del 1954
8) EDOARDO GALLOVICS MONFALCONE del 1937
9) LIDIA MAREGA GRADISCA D'ISONZO del 1951
10) ANTONELLO MAREGA PALMANOVA del 1978
11) DIEGO FRANCESCO MAUCHIGNA SAN CANZIAN D'ISONZO del 1954
12) GIULIETTA MONTAGNI del 1957
13) LICIA RITA MORSOLIN GORIZIA del 1954
14) GIOVANNI detto CLAUDIO PUNTIN SAN CANZIAN D'ISONZO del 1936
15) MARIANA VARONE GORIZIA del 1984
16) BRUNO VISINTIN RONCHI DEI LEGIONARI del 1953


Commenti

Post popolari in questo blog

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …