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Se una madre si dissocia pubblicamente dal pentimento del figlio





Sul quotidiano della Calabria è stata pubblicata integralmente una lettera che avrebbe dovuto essere se non la notizia di apertura di giornali e telegiornali, certamente una notizia da far conoscere, sulla quale riflettere. Ma così non è stato, salvo qualche eccezione. Si parla spesso di 'ndrangheta, di 'ndrine, senza realmente capire come funzionano, come operano, che cultura, se così possiamo definirla sussiste. Potrebbe essere un pentimento importante quello di Mantella, poiché potrebbe minare l'operato di alcune cosche operanti nel vibonese e non solo. 
E' bastato apprendere dalla stampa la possibilità di un suo "pentimento" che è arrivata una lettera, pubblica, fredda, che ti colpisce dentro per la sua tremenda formalità, con un linguaggio ed uno stile che riporta ad altre epoche. «I sottoscritti Nazzareno Mantella e Rita Lo Bianco, rispettivamente fratello e madre di Andrea Mantella, dopo aver appreso dagli organi di stampa della scelta di collaborare del nostro familiare, in nome e per conto di tutti i parenti, dichiarano espressamente di dissociarsi da tale scelta presa dallo stesso, non volendo aver più nessun tipo di rapporto con lui. Tanto si doveva per una maggiore chiarezza di quanto divulgato nei giorni addietro sulla sua persona».
Vi è stato chi ha provato ad intervistare alcuni dei diretti interessati con la conseguenza di subire una vera e propria aggressione, per come è stato denunciato sempre dalla stampa locale. Paradossalmente, cercando su internet con alcune parole chiave la vicenda di cui ora trattasi, appare tra i risultati di ricerca la dolorosissima lettera di Quasimodo alla madre. " Mater dolcissima, ora scendono le nebbie, il Naviglio urta confusamente sulle dighe,  gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve; non sono triste nel Nord: non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno, molti mi devono lacrime da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti, povera e giusta nella misura d'amore per i figli lontani.". Nel caso vibonese è una madre con il fratello che in nome e per conto di tutti i loro parenti scrivono al figlio, al fratello, al parente "pentito" e ritenuto probabilmente come traditore. Vi è in comune la lontananza, il senso del dolore, e nient'altro. Una formalità che potrebbe sembrare disumana, ma che ha una spiegazione, anche sociologica, rilevante. La forza della 'ndrangheta è data propria dal legame famigliare.
Lo stesso sangue. Difficilmente si "reclutano" esterni. Questa è la massima forza di questa criminalità ma anche la sua debolezza, perché quando un pentimento arriva, cosa rarissima e da appurare sempre nella sua veridicità ed autenticità, e nei confronti del quale, in relazione alla 'ndrangheta, come "fenomeno" io personalmente continuo a manifestare perplessità sulla reale consistenza, si rischia di frantumare un sodalizio solidissimo. Bruciato ogni patto di sangue, non ci sarà più nessun cavaliere Osso, Mastrosso e Carcagnosso che ti salverà, non ci sarà più nessun San Michele Arcangelo che ti proteggerà. Disconosciuto il proprio sangue, frantumato ogni tipo di rapporto. Ciò sia a tutela della propria incolumità, che del proprio onore ed anche per dare un segnale a chi probabilmente ha intrapreso la via errata, in un sistema ove si deve ripristinare l'abc della società civica. In un contesto ove lo Stato è debolissimo e la scuola non riesce a scardinare minimamente ciò. Perché quella famiglia continuerà a vivere nella terra di "nessuno" e di tutti, ogni maledetto giorno della propria vita con i canonici occhi puntati addosso,dove tutti sanno di tutti, dove tutto sarà nulla. Per capire e comprendere cosa sia la 'ndrangheta, si deve partire anche da qui, da questa lettera, una lettera che fa scuola, una lettera che colpisce ogni sentimento, uno schiaffo dato al proprio figlio a cui si è sbattuta la porta in faccia, pubblicamente e per sempre. Non si aspetta perdono quel criminale, come Quasimodo non si aspettava perdono da nessuno per la sua scelta di vita. D'altronde ogni azione ha una conseguenza, una conseguenza che può essere drammatica, degna della miglior o peggior trama di qualche opera teatrale dell'antica Grecia. Ma questo non è teatro, qui non si tratta di commentare qualche opera di Frinico, od Eschilo, di Sofocle od Euripide, questa è la drammatica situazione ancora sussistente nel 2016, in un contesto ove questo modo di pensare, di fare, di ragionare, ha esteso le sue radici anche nella non più felice e non più immune Friuli Venezia Giulia. Che ciò serva da riflessione, riflettere per arginare e contrastare una questione ultra-secolare tipicamente italiana.
Marco Barone

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