Passa ai contenuti principali

Non chiamateli calabresi ma 'ndranghetisti


E' andato, in diverse edicole del monfalconese, letteralmente a ruba il Piccolo del 2 luglio. La notizia, ed è una notizia con la N maiuscola, che ora è un dato certo, assodato, comprovato, la presenza della 'ndrangheta in queste zone, ed è stato uno shock per tanti, una conferma per altri. La cosa che più mi ha fatto piacere, nel dispiacere della situazione complessiva, è che il Piccolo non ha genericamente parlato di calabresi, ma di 'ndrine, di 'ndranghetisti. Ed ha fatto la cosa giusta. Da calabrese emigrato, come tanti che viviamo in questa regione da anni, non posso che riconoscere la correttezza di questo stile. Personalmente, come tanti che si sono ribellati nel loro piccolo a questa bestialità, chiamata 'ndrangheta che soprattutto dopo la "piemontesizzazione" del Sud Italia, in relazione all'affermarsi della questione meridionale ha trovato sempre maggiore consistenza, fino alla trasformazione epocale avvenuta con la fine dei sequestri di persona ed il dedicarsi ad attività di business criminale variegato, droga, speculazione, riciclaggio di danaro, armi, ha cercato di dare un piccolo contributo per contrastare ciò. Avevo il "vizio" insieme ad alcuni amici e compagni di lotta di scrivere e di denunciare e criticare anche quando vivevo in Calabria, alcuni nostri interventi trovavano spazio in un quotidiano locale all'interno delle pagine cittadine, e vi assicuro che non è una bella esperienza di vita ricevere un messaggio da parte di una importante 'ndrina che dice " stai scrivendo troppo". Ma è una cosa da nulla rispetto a chi ha vissuto sulla propria pelle l'infamia del sistema 'ndranghetista, chi ha avuto la forza di denunciare i criminali, con nome e cognome, chi vive sotto protezione, e letteralmente dimenticato dallo Stato, chi giornalista che indaga ecc.
Ricordo ancora lo stato di polizia nella mia città di origine. Vi è stato un periodo ove esplodevano bombe, si sparava a volte per le strade, posti di blocco ovunque. Non era bello. Non era facile. Ma si andava avanti lo stesso. Così come l'indifferenza di tanti, il pensare ai fatti propri per non mischiarsi in cose più grandi. Tanto esiste da secoli la 'ndrangheta, mica la si può cambiare così in un niente la situazione. E la vita continua, con le 'ndrine che hanno letteralmente massacrato la Calabria e non solo. E questo sistema, in modo silente, anche se non tanto a dire il vero, è arrivato qui, da decenni. Basta leggersi le relazioni della DIA, sono anni che puntano il dito sul monfalconese, su Trieste, alcune zone del Friuli. Basta leggersi i libri che parlano delle mafie a Nord Est, le inchieste che ogni tanto vengono pubblicate, per capire che questa terra era ed è l'isola felice per le mafie sicuramente. Ci sono, si vedono, e vanno combattute, tutte con tutti i mezzi possibili incrociando l'attività di collaborazione con lo Stato, le Istituzioni, Comuni, Magistratura, forze dell'ordine e società civile e stampa libera che ha il coraggio di denunciare. Il contrasto alle mafie non necessita di eroi, ma di consapevolezza e conoscenza e competenza. Purtroppo il sistema di oggi paga in modo caro anche quella speculazione che si è innescata in una certa antimafia, che ha tradito, nel nome del business, del profitto, della eccessiva mediatizzazione, lo spirito complessivo stesso dell'essere antimafia rischiando di minarne il cuore vitale. Ma sono importanti anche i protocolli di legalità. Che andrebbero proposti se non ovunque certamente lì ove vi sono investimenti milionari. Per esempio, penso all'opera immensa, di cui non condivido una sola virgola, che rischia di divenire la classica cattedrale nel deserto, che attirerà investimenti milionari, che dovrebbe realizzarsi in Ronchi, quale il polo intermodale. Piccolo deterrente, non sarà sufficiente, ma è già qualcosa. Così come è un qualcosa di fondamentale disconoscere come calabresi i criminali 'ndranghetisti come, appunto calabresi. Non sono calabresi, sono criminali che hanno ucciso una terra meravigliosa come la Calabria, che hanno disonorato noi calabresi, e non dobbiamo permettere, in nessun modo, che facciano lo stesso anche qui. 
Dunque, non chiamateli più calabresi, ma 'ndranghetisti.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Gorizia si vuole chiudere la Commissione Territoriale? Bene. Allora chiudiamo anche Prefettura,Questura e Tribunale

Le Commissioni Territoriali sono gli organi deputati all’esame delle domande di protezione internazionale ed ospitare una simile struttura dovrebbe essere un grande onore vista la delicatezza e l'importanza delle questioni che tende ad affrontare. Ma a Gorizia non è così. E' stata percepita come un fastidio e dunque depotenziata. E' ovvio che se una città ospita una simile struttura vedrà una maggiore concentrazione di richiedenti asilo. Non è che scelgono Gorizia perchè è come Londra, Parigi o Berlino, visto che Gorizia non è neanche l'ombra di queste capitali. Ma per necessità. Una città che non si è mai strutturata per gestire tale situazione dove l'omissione di soccorso nei confronti dei migranti è diventata la normalità, dove si è abusato del sistema del volontariato. La politica dell'accoglienza diffusa è clamorosamente fallita nell'Isontino, anche per deboli ed inconsistenti politiche provinciali in materia ed anche regionali.  Eppure quella dell…