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Sulla liberazione di Gorizia


I neozelandesi ed i partigiani del IX Corpus a Monfalcone si incontreranno intorno alle 19.30, nel Municipio, per discutere su come comportarsi per la questione di Trieste. Ciò accadeva il primo maggio del 1945 quando a Monfalcone si svolgevano importanti manifestazioni per celebrare la vittoria contro l'occupante nazifascista. La mattina del 1 maggio del '45 la Gradnikova brigada mosse con due battaglioni verso Selz e con uno verso Monfalcone. A Selz, come racconta Stanko Petelin, vennero disarmati circa 30 tedeschi per poi a Monfalcone costringere oltre 700 soldati a deporre le armi. A Gorizia, invece, la Prešernova Brigada si scontrò duramente con i centici ed i domobranci. A Gorizia si trovava anche, il primo maggio, lo Skofjeloski odrerd, la compagnia d'assalto della 31 divisione ed il comando della zona militare della Gorenjska. Le unità chiamate genericamente angloamericane entraranno in città solo il 2 maggio alle ore 11 quando la città venne di fatto già liberata. Cox, ufficiale neozelandese, noto per il libro The Road to Trieste descriverà bene la situazione che incontreranno i neozelandesi, dove la popolazione si era dimostrata certamente amica nei loro confronti fino al fiume Isonzo, ma al di là dell'Isonzo" improvvisamente l'atmosfera cambiò completamente.C'era qualcosa di diverso, di indefinibile, ma certo fra questa popolazione che avevamo incontrato fino ad allora venendo dal Piave. Stanche e bagnate le truppe avvertirono subito questo mutamento, altrove invece di rispondere ai cenni di saluto, o del fatto che gli uomini scuotessero la testa sentendo il nostro pessimo italiano, ma indubbiamente c'era qualcosa. Ci sentimmo stranieri in una terra straniera, come se all'Isonzo avessimo varcato un confine non tracciato ma certo. Infatti era così. Eravamo passati dall'Italia in quella che doveva diventare la terra di nessuno tra l'Europa orientale e quella occidentale, e come ogni terra di nessuno era estremamente inospitale". Inospitalità che non venne manifestata dalla maggioranza della popolazione locale nei confronti dei partigiani. Come è noto tra le nostre formazioni partigiane e quelle jugoslave, vennero stipulati accordi, fatti rispettare dai commissari politici e dai comandanti, e questi accordi prevedevano una cosa basilare e fondamentale, lottare insieme per sconfiggere i nazifascisti e rinviare ad una fase successiva le questioni dei confini. E così è stato, dunque è scorretto dire che i "nostri" partigiani hanno combattuto il nazifascismo per annettere Gorizia e queste terre alla Jugoslavia, è corretto, dire che dopo la liberazione di Gorizia e Trieste, come avvenuta il primo maggio, si è aperta la questione dei confini, la questione di Trieste, meno nota quella di Gorizia, tanto che a livello nazionale si parlerà quasi esclusivamente della questione di Trieste e non di quella di Gorizia, con le relative rivendicazioni che vi sono state e che hanno visto per lungo tempo anche manifestazioni corpose e contrapposte. E ciò è quello che emergerà dopo il primo maggio del 1945, dopo la liberazione di queste due città. Chi chiamerà  il dopo primo maggio  occupazione, come occupazione sarà quella angloamericana fino al '47 a Gorizia, periodo che verrà soprattutto ricordato per il settembre nero di Gorizia.   Il 13, 14 e 15 settembre 1947, si segnalerà la devastazione della tipografia del giornale democratico sloveno Primorski, l'assalto alle cooperative, negozi di proprietà di sloveni, assalti a case private di sloveni e comunisti italiani e sloveni. Il tutto accadde anche quando in città giunse la divisione Mantova e le autorità italiane, presenti nella zona di Gorizia tra la notte della domenica 14 settembre e le prime ore del 15 settembre non presero ufficialmente possesso del territorio sgombrato dagli alleati ed il passaggio effettivo di poteri veniva  ritardato. Chi, invece amministrazione provvisoria. In alcuni documenti di parte italiana si lamenterà da un lato che la popolazione attendeva l'arrivo non del IX Corpus ma delle brigate partigiane attive nella zona e che "i patrioti italiani" non giunsero in tempo a causa del fatto che " i partigiani jugoslavi fecero saltare in aria il ponte IX Agosto", in altri che invece i partigiani jugoslavi fecero saltare in aria diversi ponti sull'Isonzo per non fare arrivare i neozelandesi. Interessante sottolineare come Cox, che in modo dettagliato descrive quanto accaduto nei giorni caldi, non faccia assolutamente menzione a tale episodio eppure avrebbe ben potuto o dovuto parlarne. Forse si dovrebbero mettere d'accordo anche perché è noto che il ritardo della "corsa su Trieste" ed anche su Gorizia dei neozelandesi e degli angloamericani è dovuto principalmente al modo in cui queste forze hanno operato, a scelte operative e politiche, e non a storielle del genere. E soprattutto si deve tenere conto, come riconosciuto anche dalle altre forze alleate, che gli Jugoslavi hanno realizzato in pochi giorni quello che era previsto in un mese di marcia, una vera impresa militare, sorprendendo gli stessi inglesi e neozelandesi. Comunque nel supplemento all'Osservatorio Strategico n°7 del 2004 pubblicato sul sito del Ministero della Difesa, si legge che "il ritardo sembra dovuto al fatto che il Presidente Truman non desiderava utilizzare forze americane contro quelle jugoslave ed essere implicato nelle questioni balcaniche".


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