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La democrazia ha un costo,che non è uno spreco. Difendere Ronchi e Staranzano il 19 giugno



Si è svolta a Selz di Ronchi una partecipata iniziativa organizzata dal comitato del NO alla fusione di Ronchi, in collaborazione con il comitato del No di Staranzano e Monfalcone che ha visto la partecipazione di due consiglieri del nuovo Comune di Valsamoggia, che hanno relazionato in modo a dir poco efficace. Si è parlato della incresciosa esperienza in corso proprio nel nuovo Comune emiliano, nato dalla fusione di diversi Comuni, che ha visto realizzarsi tutto quello che da mesi come comitato del No si afferma.
Gli incentivi servono in buona parte a sostenere i costi della nuova macchina organizzativa, incrementano le tasse, incrementano i disagi per i cittadini, diminuisce la democrazia rappresentativa e partecipata, i Comuni più piccoli "fusi" diventano estreme periferie, insomma non esiste una sola ragione per sostenere il sì alla fusione in un Paese,come l'Italia che ha un numero di Comuni inferiore rispetto a quello sussistente in molti Paesi europei. 
Decisionismo,centralismo,soppressione delle autonomie piccole locali, per favorire la concentrazione del potere nelle mani dei soliti pochi. Nel nome della fusione ogni miracolo pare possibile, ma poi nella realtà pratica delle cose quello che accade è che si invoca un miracolo per ritornare ai vecchi Comuni. Peccato che una volta perso il Comune difficilmente lo si potrà riavere, una volta perso è perso. La democrazia ha un costo, e questo costo non è uno spreco. E questa cosa deve essere accettata dai cittadini in un sistema sociale ed economico pessimo, che chiude sempre di più ogni spazio di agibilità. E' di fondamentale importanza recarsi a votare per il NO, per dare un segnale chiaro alla nostra Regione. Certo, è innegabile che questo referendum è il frutto di un durissimo scontro all'interno del PD locale, e questo i cittadini lo hanno ben compreso ed anche per questo si rischia una forma di astensione significativa, ma quello che si deve comprendere è che se è pur una scazzottata pesante all'interno del PD, qui in ballo vi è la sopravvivenza del Comune di Ronchi e Staranzano. Il 19 giugno è importante votare e votare no ad una fusione inutile per il nostro territorio, utile per compromettere la democrazia reale e partecipata. E ricordiamoci tutti che l'articolo 5 della Costituzione è ancora in vigore. Dopo il 19 giugno si aprirà una nuova partita, si apriranno probabilmente nuove prospettive e su diversi fronti, ma questo è un capitolo che verrà affrontato al momento opportuno. 

Commenti

  1. Notare che la decisione del TAR di ieri ha ratificato il fatto che dal 1/1/2018, anche se dovesse andare in porto la fusione il nuovo comune verrá spogliato o non gestirá comunque più direttamente le funzioni di pianificazione comunale (urbanistica) e sovracomunale, edilizia privata, servizi finanziari, personale, tributi, commercio e attivitá produttive, protezione civile, statistica, acquisti e centrale unica di committenza, edilizia scolastica, trasporto scolastico, polizia locale, lavori pubblici, ced, controllo di gestione, autorizzazioni agli impianti energetici. Al riguardo sottolineo che in base allo statuto approvato i comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano godano nel complesso di 3 voti su 9 nell'assemblea dell'UTI, dopo la fusione il comune unico ne godrá solo 1 su 7, in pratica dimezzando il potere di influire sulle scelte del nuovo ente ed in barba ai proclami dei promotori del sí secondo i quali piú sí è grandi piú si conta. I ronchesi e gli staranzanesi conteranno poco nel nuovo comune e, senza rappresentanti, nulla nel nuovo ente che gestirá praticamente tutti i servizi comunali. Ancora peggio andrebbe nel campo della gestione dei rifiuti e del servizio idrico a causa della legge istitutiva dell'AUSIR che giá oggi prevede la rappresentanza in assemblea d'ambito di un solo comune per UTI (un voto su 18) e la rappresentanza diretta dei singoli comuni, che non ci sarebbe nemmeno più per Ronchi e Staranzano se passasse la fusione, alle sole assemblee d'ambito locale, aventi estensione sull'attuale perimetro provinciale e con limitatissimi poteri solo consultivi.

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