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Referendum fusione Monfalcone, Ronchi, Staranzano. Tra il sì, il no e l'astensione, l'esito è incerto


Il 19 giugno si vota. Si vota per quella che molti hanno definito la fusione più grande mai proposta. Ed il tema della grandezza, nel nome della quale ogni cosa immaginaria, visionaria è possibile, è sostanzialmente quella che governa la battaglia principale di chi vuole il sì. Vi è uno schieramento molto compatto e forte a sostegno del sì, a partire da quello della stampa, che, per valutazioni legittime e politiche, è più che evidente che appoggia il sì. Anche se, come la storia ha insegnato, non è la grandezza di un Comune a rendere grande una comunità, ma è il senso di coesione a determinare la grandezza di una città. Ed anche il piccolo, che oggi è visto come il brutto ed il cattivo, può essere bello e grande. Vi sono problemi di democrazia evidenti, per una questione banale, la suddivisione dell'elettorato per forza di cose determinerà una rappresentanza squilibrata a favore di Monfalcone. Discorso diverso e più equilibrato sarebbe stato favorire una semplice aggregazione di tutti i Comuni della Bisiacaria. Qui  nessuno deve fare la guerra a Monfalcone o criticare il sistema Monfalcone, che certamente non è riuscito nel corso di questi ultimi decenni a maturare una vera e propria indipendenza dai Cantieri Navali con tutte le conseguenze sociali, economiche ben note. D'altronde quando si dice che è la città dei cantieri, lo è in tutti i sensi, e questa indipendenza ed autonomia non riuscirà a conseguirla con una diversamente mediocre grandezza,perché non stiamo mica parlando di una metropoli, ma di una ipotetica cittadina che sfiora appena i 50 mila abitanti. 
Vi è il problema devastante delle UTI che spazzerà via ogni opposizione all'interno dei consigli comunali, che mina l'autonomia dei singoli Comuni ed afferma la centralità del Sindaco decisionista. E non deve neanche interessare la guerra intestina in corso tra alcuni partiti, che deve rimanere distante anzi proprio fuori dalla vicenda della fusione. Il referendum non deve diventare "roba" da partiti. Non vi è alcuna programmazione, non vi è alcuna progettualità, si procede sul chi vive vedrà. E già solo questo basterebbe per respingere un processo di fusione che pare essere più strumentale a logiche politiche di diversa spartizione del potere all'interno del territorio frammentato della ex provincia di Gorizia, che un beneficio comune per la collettività. In questo referendum non vi è il quorum per la sua validità. Ma ho la sensazione che la maggior parte delle persone non si recheranno a votare proprio perché hanno compreso che questo referendum è solo uno strumento per battaglie politiche partitiche, di asti, di sentimenti di rivalsa, che hanno fatto saltare ogni tipo di logica, dove pur di andare contro l'indirizzo dato dal proprio amministratore si va a prescindere contro, sia che questo contro comporti un sì od un no. Ciò non importa, quello che conta è andare contro. Poi che nascerà un Comune medio di 48mila abitanti, o che si perderanno per sempre i Comuni di Ronchi e Staranzano, o che si perderà l'occasione della fusione, il tutto passa in modo folle in secondo piano.  E questo è un serio problema ed il non recarsi al voto è un rischio elevatissimo, perché le "truppe" a sostegno del sì, con tutte le alleanze importanti che hanno stretto,a votare ci andranno, ed il fronte del no, che ad oggi pare essere maggioritario in Ronchi, meno a Staranzano, non determinante a Monfalcone, muoverà altrettanto votanti. Ma l'ago della bilancia decisionale sarà quello di chi oggi si astiene, e sono in tanti se non la maggioranza. E ciò renderà il risultato incerto sino alla fine dove delle sorprese, belle o brutte che siano, arriveranno,già

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