Passa ai contenuti principali

Meno male che a Trieste il supereroe c'è, contro le forze del male "slavo comuniste"


Quattro bandiere, di cui due che ricordavano la Repubblica socialista slovena, una quella jugoslava, una la Brigata Garibaldi, due toppe, qualche maglietta che ricordava la liberazione di Trieste avvenuta il primo maggio per opera dei partigiani, ebbene, tanto è bastato, per la diffusione dell'ira funesta. Per l'ennesima volta. Alcuni erano fermi ai lati del passaggio del corteo del primo maggio di Trieste, pronti con il cellulare a cercare i simboli " del crimine", altri ad intrufolarsi all'interno del corteo e riprendere tutto con il cellulare per poi rinviare al giudizio del popolo isterico del web la sentenza. E la sentenza è arrivata. Tra chi considera come un vero e proprio affronto la bandiera italiana con la stella rossa, chi invoca il vilipendio, chi invoca la carabina contro chi portava quelle bandiere, chi di prenderli a bastonate, ed il tutto pubblicamente. Per non parlare della marea infinita di insulti, offese per non dire altro. Poi, nella mattina del 2 maggio 2016, arriva la notizia, che un super eroe di Trieste, che lotta quotidianamente contro le forze del male, che in questo caso sono quelle "slavo comuniste" appena appresa la notizia che la fontana installata in onore di Mussolini, quando venne a Trieste a proclamare le leggi razziali, è stata attaccata dai terribili comunisti, cosa ha fatto? Dopo aver affrontato l'acqua della fontana, essersi bagnato, la stella rossa del crimine, che qualcuno ha collocato su quella fontana, viene rimossa. Grande vittoria. 
Chi ha considerato tale gesto come atto vandalico, chi come una ignobile provocazione. Il tutto ovviamente si inserisce all'interno di un bollente clima elettorale, come già era stato tentato con una mozione più degna del periodo buio che questo Paese ha conosciuto, che di una società democratica, che il Consiglio Comunale di Trieste, in maggioranza, ha respinto. Eppure queste urla proprie di una tragedia greca, non circolano quando i fascisti del terzo millennio si recano a Basovizza, non al monumento dei fucilati di cui forse ignorano anche l'esistenza, ma alla "foiba", o quando lì si recano quelli della XaMas, o quando lì si recano coloro che sventolano bandiere della RSI. In quel caso tutto normale, perché sono patrioti, patrioti a prescindere anche se hanno combattuto per la Germania nazista, l'importante era contrastare il nemico numero uno i cattivi "slavo comunisti". Ma qualcuno dovrebbe ricordare loro che è stato il fascismo ad aver tradito la patria e l'Italia, mandando alla rovina questo Paese ed è colpa del fascismo se l'Italia ha perso quelle terre che ha conquistato dopo la fine della prima guerra mondiale, che è colpa del fascismo delle sue politiche da bonifica etnica, se è accaduto quello che è accaduto, che il fascismo, con il suo nazionalismo estremo è stato il vero male di Trieste e del confine orientale. Ma è chiedere troppo ai super eroi di Trieste, perché la storia è una cosa seria, ed è facile perdersi nel qualunquismo o nella banalità del semplicismo, nella logica dell'italiano brava gente, nella logica di chi probabilmente avrebbe preferito vedere queste terre essere occupate dal nazifascismo piuttosto che liberate dai partigiani. Sì, è vero, siamo oramai ad oltre 70 anni da certi eventi, ma è anche vero che un nuovo fascismo e nazismo ritorna, ritorna con il volto sorridente, con il volto del perbenismo, con giacca e cravatta, che sostiene le politiche da rissa, che stravolge la realtà fattuale e storica per legittimare la propria forza ed esistenza, che mai ha rinnegato sentimenti di odio ed ostilità verso tutto ciò che è diverso, diverso dalla sua concezione militaresca, reazionaria, autoritaria  e razzista di società.

Commenti

Post popolari in questo blog

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Il Confine una fiction da no comment e quella mescolanza tra Udine e Trieste e Gorizia

Fiction significa finzione, nella cinematografia e in televisione, come evidenzia la Treccani, è il genere di film a soggetto, che si contrappone per es. a quello dei documentarî e, negli sceneggiati televisivi, quello che si basa su intrecci romanzati.

Eppure la fiction il Confine che avrebbe avuto una media di poco superiore a 3 milioni di spettatori ambientata soprattutto in FVG sembrava, per i colori, per la regia, per i dialoghi, le musiche e l'ambientazione complessiva una fiction pseudo documentaria alla Piero o Alberto Angela che altro.

Ma non era questo l'intento. Una storia profondamente banale, dal finale scontato e altrettanto banale, che non è riuscita a trasmettere la complessità della guerra, l'atrocità della stessa,  la sensazione che si è avuta è che l'approccio sia stato più da soap opera spagnola, ma che per una parte del pubblico pare essere stata apprezzata. Forse è meglio un no comment. D'altronde la qualità della nostra televisione non par…

Cent'anni d'Italia in FVG non fanno rima con bellezza

E sono cento. Ancora un niente rispetto all'esperienza asburgica e via scivolando in quel passato che ha connotato questa fetta d'Europa. Cent'anni d'Italia son bastati per stravolgere la fisionomia di questo territorio, stravolgere le identità culturali, linguistiche. Con l'avvento dell'Italia qui si ricorda più ciò che è stato distrutto, compromesso che ciò che è stato costruito, edificato, in segno propositivo. Andando a guardare le questione delle opere, la bellezza dei luoghi che vogliono Trieste come la piccola Vienna d'Italia, Gorizia come la Nizza d'Austria e Udine in armonia con l'eleganza di un tempo che non esiste più, in quella nostalgia diventata poesia ma anche pericolosa illusione è dovuta esclusivamente a quel passato che con l'avvento del Regno d'Italia è stato effettivamente annientato. Se pensi all'Italia a quali opere pensi? Al faro della Vittoria? Alla scalinata di cemento che ha conquistato il Carso di Redipuglia, …