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Se l'integrazione passa anche attraverso il Piccolo


Il Piccolo si appresta a vivere una innovazione digitale fondamentale per la memoria storica,per la ricerca. Innovazione già attuata da tre quotidiani di rilevanza nazionale, ed ora toccherà al Piccolo, con la sua storia. Giornale che ha attraversato le peggiori peripezie di questi luoghi, a volte adattandosi, a volte contrastando la linea dominante, ma nel bene o nel male è sempre stato il giornale, e ribadisco il giornale, di riferimento per una intera comunità. Criticato, a volte odiato, spesso amato, ma sia chi lo critica sia chi non lo critica, sia chi lo ama che chi lo odia, non può non leggere il Piccolo, salvo che non si decida di vivere senza sapere cosa accade nella nostra locale quotidianità, nel nostro piccolo universo, conoscere sentimenti, criticità, preoccupazioni, proposte e quale futuro si prospetta. Siano bar di Gorizia o di Trieste, di Monfalcone, di Ronchi o Grado, il Piccolo non può mancare. A volte si vive una vera e propria fila, o si aspetta che finisca il turno del lettore e consumatore del momento per sfogliare velocemente il giornale e farsi almeno una idea sui fatti, sulle opinioni del giorno. Di norma sono tre i giornali presenti, uno sportivo, il Piccolo ed il Messaggero Veneto, e quando non è presente il Messaggero Veneto se ne trova uno di rilevanza nazionale, che può essere il Corriere della Sera o Repubblica. Meno diffuso, per quanto sia importante specialmente per la comunità slovena, è il Primorski. Ma il Piccolo non manca mai. Il Piccolo domina questo territorio, e penso che è un caso più unico che raro. Sono poche le realtà nazionali dove l'informazione e la formazione che ne deriva è garantita da un solo quotidiano. Sulle spalle di questo giornale, che ho sempre rispettato, pur a volte non condividendo alcune impostazioni, vi è un peso enorme e questo peso lo si comprende bene anche attraverso la rete, i social. Informazione continua guardando sempre quello che accade ad Est, mai, forse, tanto lontano, nonostante siano caduti i muri fisici,  nonostante qualche diabolico tentativo di ricostruzione, quanto oggi. Sarà per come l'Europa non ha saputo gestire il fenomeno immigratorio, chiudendosi, e negando e negandosi la bellezza e l'importanza dell'accoglienza e dell'integrazione, della solidarietà umana. Accoglienza ed integrazione che passa anche attraverso il nostro giornale. Mi ha colpito vedere per le strade di Gorizia un ragazzo richiedente asilo con il Piccolo in mano. In Italia da pochi mesi, ha conosciuto la solidarietà del volontariato, le omissioni del nostro sistema istituzionale di (non) accoglienza, ha deciso, come è giusto che sia per chi vuole integrarsi,di studiare l'italiano, iniziare a conoscere la nostra cultura e soprattutto capire come funziona il nostro piccolo mondo chiuso tra ricordi antichi e sogni universali. Ma camminando con il Piccolo in mano per le strade di Gorizia, lui, il ragazzo fuggito dalle guerre, venuto da un mondo che abbiamo conosciuto solo tramite immagini televisive che altro non rappresentavano che desertificazione e guerra, si è sentito come uno di noi sognando di poter vivere con noi.  




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