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Quando sotto il fascismo vennero soppressi più di 2000 Comuni

Nell'Italia liberata uno dei primi interventi in materia legislativa avvenne durante la Costituente quando vennero ricostituiti ben 468 Comuni, e sino al 4 novembre del 1951 ne vennero ricostituiti 7804 a fronte di oltre 2165 Comuni per alcuni, 2294 per altri, soppressi dal fascismo. I provvedimenti più importanti che avvennero sotto il fascismo furono due, il r. d. l. n. 383/1927 attraverso il quale si provvedeva all'unione, soppressione o aggregazione coattiva di 2.184 piccoli Comuni e si rendeva possibile la facoltà di accorpare i Comuni con popolazione inferiore ai 2.000 abitanti, nel caso fossero mancati i mezzi per provvedere in maniera conveniente ai pubblici servizi. E con il r. d. l. n. 383/1934 all'art. 30, lì ove si prevedeva che: «i Comuni con popolazione inferiore ai 2.000 abitanti, che manchino di mezzi per provvedere adeguatamente ai pubblici servizi, possono, quando le condizioni topografiche lo consentano, essere riuniti fra loro o aggregati ad altro Comune. Può inoltre essere disposta la riunione di due o più Comuni, qualunque sia la loro popolazione, quando i podestà ne facciano domanda e ne fissino d'accordo le condizioni»; mentre all'art. 156 prevedeva che i Comuni avessero la possibilità di unirsi in Consorzio e all'art. 157, comma 1, che: «indipendentemente dai casi nei quali la costituzione del Consorzio sia imposta per legge, più Comuni possono essere riuniti in Consorzio fra loro o con la Provincia per provvedere a determinati servizi od opere a carattere obbligatorio»; mentre il comma 2 prevedeva «la costituzione coattiva del Consorzio». 

Interessante notare che la motivazione ufficiale era quella della mancanza di servizi e mezzi per provvedere in maniera conveniente ai pubblici servizi. In realtà, il motivo era solo uno, uccidere ogni autonomia possibile, perché autonomia significava compromettere il potere totalitario del regime, essere un fastidio per il regime e le sue articolazioni. E questo fastidio venne contrastato nell'Italia liberata con diversi provvedimenti, ed il più rilevante fu certamente la LEGGE 15 febbraio 1953, n. 71 dal titolo ben chiaro " Ricostituzione di Comuni soppressi in regime fascista". Nel Testo della Legge emergeva: " Potra' essere disposto, ai sensi degli articoli 33 e seguenti del testo unico 3 marzo 1934, n. 383, la ricostituzione di Comuni soppressi dopo il 28 ottobre 1922, ancorche' la loro popolazione sia inferiore ai 3000 abitanti, quando la ricostituzione sia chiesta da almeno tre quinti degli elettori. Le domande pendenti potranno venire accolte anche quando i richiedenti presentino i soli requisiti di cui nel citato art. 33. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato". Il ritorno dei piccoli Comuni sono stati una conquista, una conquista per la democrazia, per l'autonomia. E' interessante notare come oggi, spesso, le fusioni vengono sollecitate in nome di una pseudo- grandezza, in nome della quale ogni cosa è possibile. L'unica cosa possibile nel caso della fusione dei Comuni, è il non ritorno più del Comune soppresso, con tutte le conseguenze naturali che vi sono a partire dalla rappresentanza democratica che si sbilancerà, per ovvietà demografiche, a favore del Comune più grande che assorbirà quelli più piccoli. Ed a quanto pare il fastidio nei confronti dei piccoli Comuni, ad oltre 70 anni dalla caduta del fascismo, ritorna. 


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  1. Metodi fascisti per un partito che ha preso una deriva fascista.

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