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MSF denuncia le gravi carenze nel sistema dell'accoglienza per richiedenti asilo in FVG


Fuori Campo, è il rapporto di Medici Senza Frontiere, che fotografa l'assurda situazione che si verifica in Italia nell'ambito del sistema nazionale di accoglienza per richiedenti asilo.
MSF denuncia che tale sistema "non è riuscito a far fronte con le sue strutture ordinarie di prima e seconda accoglienza (centri della rete SPRAR)  all’incremento delle richieste di protezione internazionale presentate al nostro paese. La carenza di posti è stata resa ancor più critica dal prolungarsi del periodo di permanenza all’interno delle strutture e dal conseguente rallentamento del turnover dei beneficiari accolti dovuti ad almeno due fattori. Da un lato, i tempi di attesa per le audizioni con le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale sono di circa 9 mesi, nonostante l’aumento del numero delle Commissioni abbia contribuito a una significativa accelerazione nell’istruttoria e nelle decisioni. Dall’altro, i tempi di svolgimento dei ricorsi giurisdizionali nei casi di diniego di protezione internazionale possono prolungarsi fino a 18 mesi."

Venendo al FVG, ricordando che a Gorizia dal 22 dicembre 2015 MSF ha installato 25 moduli abitativi e 2 di servizi igienici nell’area di San Giuseppe, messa a disposizione dalla Caritas locale, denuncia un quadro a dir poco critico. 
"La carenza di posti nel sistema di accoglienza governativo costringe i migranti giunti a Trieste e Gorizia attraverso la “rotta dei Balcani occidentali” ad attendere settimane, a volte mesi, prima di poter accedere alla procedura di asilo e alle misure di accoglienza e assistenza previste dalla legge. Durante le prime visite di MSF, nel settembre 2015, i migranti erano costretti a sostare a Trieste dentro ripari di fortuna di cartone e teloni di plastica collocati all’interno di silos dismessi e pericolanti a ridosso della stazione ferroviaria; a Gorizia all’aperto nel parco della Rimembranza, in pieno centro cittadino, e nella boscaglia su una delle rive del fiume Isonzo, la cosiddetta “Giungla".

TRIESTE, "lo sforzo di garantire un’immediata accoglienza ai richiedenti asilo è testimoniato dai numeri: 1.000 persone ospitate all’interno dei centri SPRAR e nelle strutture di accoglienza straordinaria alla fine del 2015, col coinvolgimento diretto del Comune anche nella gestione dei posti straordinari e con standard di accoglienza uniformati alle linee guida dello SPRAR, uno dei pochi casi in Italia. Tuttavia il numero di posti di accoglienza è comunque insufficiente rispetto agli arrivi: i silos si svuotano e si riempiono a ritmo costante e continuo e per le settimane di permanenza in questi insediamenti i richiedenti asilo sono costretti a condizioni di vita inaccettabili, esposti agli agenti atmosferici, con un limitato accesso ai servizi igienici. Il 7 gennaio 2016, il sindaco di Trieste ha emesso a” un’ordinanza che dispone lo sgombero dei silos e il divieto del loro utilizzo."
Ed è interessante leggere a tal proposito la testimonianza di Ahmad

A GORIZIA,  "la presenza di richiedenti asilo nel parco e sulle rive dell’Isonzo risale al novembre del 2013. La loro accoglienza non è stata mai affrontata in maniera strutturale, ma sempre con soluzioni emergenziali e temporanee: alberghi, tendopoli, capannoni industriali. Il 19 dicembre 2014, un’ordinanza del sindaco ha disposto il divieto di bivacco su tutte le aree e i luoghi aperti del territorio comunale, prevedendo l’allontanamento coatto per i trasgressori. Gli sgomberi dei richiedenti asilo si sono ripetuti, insieme al sequestro di coperte ed effetti personali per scoraggiarne la permanenza. In un’occasione, nel luglio del 2015, il Prefetto è stato costretto persino a bloccare un camion con i “rifiuti” raccolti nel parco della Rimembranza e diretto all’inceneritore di Trieste per prevenire la distruzione dei beni di proprietà dei migranti. Il 7 agosto, un venticinquenne di origine pakistana è morto, trascinato dalla corrente mentre si lavava sulle rive dell’Isonzo. In seguito all’episodio, a dicembre, le associazioni “Tenda per la Pace e i Diritti” e “Forum per Gorizia” hanno presentato alla Procura della Repubblica di Gorizia un esposto relativo all’operato delle istituzioni nella gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Nel frattempo le uniche soluzioni istituzionali individuate per fronteggiare il continuo aumento di richiedenti asilo privi di accoglienza sono state la riapertura dell’ex Centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Gradisca e il loro trasferimento in altri centri della provincia o di altre regioni (Puglia, Campania, Toscana)."Ed anche qui si riporta una importante testimonianza, quale quella di Iqrar.

Ad Udine "gruppi di richiedenti asilo afghani e pakistani provenienti dai Balcani, in attesa di entrare in un centro d'accoglienza, dormono in diversi punti della città: la maggioranza nei sottopassaggi della stazione ferroviaria; un gruppo sotto la tettoia di uno stand di fiori, di fronte al cancello dell'entrata principale del cimitero."
Vi è stato anche un caso minino a Pordenone, che ha visto alcuni richiedenti asilo stazionare per diverso tempo in un parco pubblico. 

Insomma, per chi è addetto ai lavori ciò è la conferma di quello che già si sapeva, ma il fatto che MSF denunci il tutto a livello nazionale, è fondamentale, perché la retorica che per mesi ha voluto il FVG come un modello in materia di accoglienza per i richiedenti asilo, è solo falsità, è fallito il piano dell'accoglienza diffusa, ed i richiedenti asilo " fuori convenzione" si trovano a vivere situazioni che comportano sistematiche omissioni dei minimi principi in materia umanitaria e giuridica. Ed è ancora una volta il sistema del "volontariato" a sopperire lacune e mancanze gravissime, e spesso, il sistema istituzionale, a causa di alcuni muri eretti, ne approfitta, per non fare nulla ed anche risparmiare. 

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