Passa ai contenuti principali

Essere grande non significa essere più forte perchè la forza di una città non è data dalla sua grandezza



Più grandi, più forti. Slogan semplice, efficace. Buono per vendere un prodotto che mira più alla quantità che alla qualità. Ma dove è scritto che le città più grandi sono, più forti sono? Dove è scritto che una città grande, e per grande si intende almeno di 100 mila abitanti e non neanche di 50 mila abitanti, che può essere definita come cittadina, risolve tutti i problemi? Se le raccontasse Pinocchio queste cose, un risatina scapperebbe sicuramente. Ma non è Pinocchio a sostenere il mito della grandezza. Ma i fusionisti. Quelli che vogliono la fusione di alcuni Comuni. La vera grandezza di una località è data dalla forza e coesione della sua comunità.Se una comunità, per quanto piccola, è coesa, e determinata, tutto è possibile. Ma corre la moda della grandezza. Il piccolo è brutto, il grande è bello. Il piccolo rompe le scatoline, il grande, farà anche la voce grossa, per apparire, mostrerà i muscoli della sua nuova corporatura,  potrà dire ora ho 48 mila abitanti, ora mi dovrai sentire. Già.Il tempo dell'illusionismo penso che sia finito da un pezzo. 
Ma grandezza significa anche omologazione. Nel 2001, l'immenso Umberto Eco, sul problema della "omologazione" delle grandi città così scriveva: "accade che tutti i luoghi tendono ormai ad assomigliarsi, e qui una volta tanto la globalizzazione c'entra davvero. Sto pensando ad alcuni luoghi magici come Parigi come Saint-Germain, dove scompaiono a poco a poco i vecchi ristoranti, le librerie ombrose, i negozietti dei vecchi artigiani e vengono sostituiti da negozi di stilisti internazionali. Sono gli stessi che si possono trovare a N.York, a Londra, a Milano. Le strade principali delle grandi città oramai si assomigliano l'una con l'altra, vi si trovano gli stessi negozi. (...)Quando tutto sarà diventato uguale a tutto, non si farà più turismo per scoprire il mondo vero, ma per trovare sempre, ovunque andiamo, quello che conoscevamo già, e che avremmo benissimo potuto vedere stando a casa davanti al televisore."

Adattando questa sua importante riflessione alle questioni dei piccoli Comuni, bestioline da schiacciare, perché sono una gran noia per l'omologazione, per il potere centrale e decisionista, viene da pensare che in un colpo solo tutto verrà spazzato via e si vivrà solo di ricordi e nostalgia. Lì ove un tempo vi era un parco, ecco la mitica e modernissima torre futuristica, lì ove un tempo vi era il silenzio, ecco ora un traffico senza mai fine, lì ove un tempo vi erano tante piccole botteghe, ecco il vuoto, perché il grande centro commerciale divora il mangiabile. I piccoli Comuni sono da sempre stati la vera forza dell'Italia, ora questa forza la vogliono sopprimere perché il tempo della democrazia reale e partecipata, dell'essere comunità, è finito. Almeno secondo le intenzioni di alcuni. E se la logica della fusione dei Comuni, dovrà essere anche quella di proporre ciò lì ove questi sono confinanti tra di loro, praticamente quasi ovunque, mi pare evidente che in Italia la maggior parte dei Comuni sono destinati a scomparire. E dopo toccherà ad un pesce ancora più grande che si mangerà quel pesciolino che a colpi di pinocchiate si è mangiato a sua volta il pesce ancor più piccolo per arrivare a maledire quel giorno in cui venne proposta la prima fusione. Ma teniamoceli questi Comuni, difendiamoli. 
Il vero problema che si ha in FVG sono il becero sistema delle UTI, i fusionisti farebbero bene ad impiegare il loro tempo e le loro energie per battersi contro il sistema delle UTI, una delle peggiori riforme in materia di Enti Locali mai scritte nella storia della Repubblica Italiana, ove si realizzerà l'applicazione piena del sistema decisionista del grande "rottamatore" renziano. Però, pensandoci bene, sarà mica che sono i decisionisti renziani questi che sostengono le fusioni dei Comuni di Ronchi, Staranzano, Monfalcone? Sarà mica che avere qualche cane sciolto all'interno delle UTI come Ronchi, che magari non si allinea, rischia di essere un problemino per i grandi equilibri di potere che qualcuno vorrebbe costruire all'interno del mostro UTI? 

Marco Barone 


Commenti

Post popolari in questo blog

Quali sono i comportamenti vietati a Trieste?

Quali sono i comportamenti vietati a Trieste?  Scopriamolo con il nuovo regolamento  urbano" che entrerà in vigore in città a partire dal 2 aprile 2017.  
Testo scritto rigorosamente ed esclusivamente in italiano, perchè il bilinguismo a Trieste è un non diritto. Disposizioni che dovranno conoscere anche coloro che si troveranno a Trieste di passaggio, per evitare che magari possano incorrere in qualche spiacevole sanzione. Buona lettura, magari con un sano bicchierino di amaro digestivo alle erbe.
***A salvaguardia e tutela degli spazi ed aree pubbliche ricadenti nel territorio del Comune è vietato: nelle fontane introdursi ed introdurre sostanze liquide imbrattanti, abbeverare ed introdurre animali, utilizzare o prelevare l’acqua, bagnarsi, estrarre o comunque raccogliere le monete o altri oggetti di valore gettati dai proprietari, in omaggio a tradizioni e consuetudini locali, in quanto tali oggetti devono intendersi acquisiti dal Comune con effetto immediato per essere dest…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Trieste e Gorizia esplode l'austronostalgia

Wu Ming 1, scriveva: "Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, “il tempo della vita è breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re”."E' innegabile che tra Gorizia e Trieste vi sia ancora una sorta di austronostalgia, anche se a dirla tutta non riesco proprio a capire come si possa essere nostalgici di un qualcosa che non è mai stato vissuto, forse ereditato a livello di testimonianza, letto nei libri, od esaltato in alcuni testi. Poco importa. E spesso ci si diverte a giostrare tra chi fosse meglio, i Borboni o gli Asburgo? E vai con l'elencazione delle opere, e delle solite ridondanti questioni . Solo che nel momento in cui implodono i nazionalismi, traballa l'ideale di Europa anche per responsabilità enormi di chi ha guidato l'Europa contro un muro di cemento armato a velocità folle, in questa piccola fetta di territo…